L’assedio di Giarabub

L’oasi di Giarabub si trova nel deserto libico a circa 320 km a sud di Bardia e 65 km dal confine con l’Egitto e a più di 200 km dal mare. Fin dal 1925 possedeva una guarnigione italiana, dopo essere stata ceduta alla Libia dall’Egitto per decisione britannica.

Si trattava di un piccolo agglomerato di case, fortini, qualche ciuffo di palme che godeva di un rifornimento di acqua salmastra. Tra la fine del 1940 e gli inizi del 1941 con l’Armata italiana in rotta per tutta la Cirenaica incalzata dalle forze britanniche l’oasi di Giarabub viene tagliata fuori e si ritrova ben presto sotto assedio da parte delle truppe australiane, in forza alla Western Desert Force.

Il presidio italiano era costituito da 1350 soldati più 800 unità libiche al comando del maggiore Salvatore Castagna, allora quarantatreenne, che verrà promosso sul campo, poco prima della resa, tenente colonnello.

Per quattro mesi questa ridotta italiana in una Cirenaica ormai tutta in mano inglese e che riceveva sporadici rifornimenti esclusivamente per via aerea resistette agli attacchi dei reparti australiani. La battaglia finale inizierà il 20 marzo 1941 ed alle 14.30 dello stesso giorno fu alzata la bandiera bianca. Conclusa la battaglia, agli italiani fu concesso l’onore delle armi per il loro sacrificio e la strenua difesa, sfilando di fronte ad una rappresentanza del comando australiano. Dopo questo scontro, gli australiani si ritirarono da Giarabub a causa dell’avanzata italo-tedesca su El-Aghiela, portando con sé i feriti di entrambi gli schieramenti, in aereo e i prigionieri a piedi, tutti diretti in Egitto.

Il regime fascista si impossessò dell’eroico sacrificio dei soldati di Giarabub a livello propagandistico e su questa epopea fu scritta soltanto poche settimane dopo una canzone “La sagra di Giarabub” (testi di  Alberto Simeoni e Ferrante Alvaro De Torres, e musica di Mario Ruccione) che grazie all’EIAR ebbe un notevole successo.

Versi come “Colonnello non voglio pane, dammi il piombo per il mio moschetto” erano miele per un regime che aveva trascinato un intero popolo in una guerra che non poteva vincere. Questa canzone che esaltava lo “spirito guerresco ed intrepido” del soldati italiani, serviva anche per mitigare la disfatta del proprio esercito in Cirenaica. Lo sfruttamento propagandistico della resistenza in quella sperduta osasi del deserto libico non finì però soltanto nella canzone che vantava ben 7 ritornelli che iniziavano con la parola “colonnello”. Nel 1942 nelle sale cinematografiche uscì il film “Giarabub” per la regia di Goffredo Alessandrini con un giovanissimo Alberto Sordi.

Nell’assalto finale all’oasi di Giarabub gli italiani subirono 250 morti, 1.300 prigionieri e 26 pezzi d’artiglieria catturati, oltre a circa 300 soldati libici inquadrati nel Regio Esercito tra morti e feriti. Per contro gli australiani ebbero soltanto 17 morti e 77 feriti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.