La guerra aerea

Soprattutto agli inizi del secondo conflitto mondiale i giovani avevano un’idea romantica della guerra combattuta in alta quota. Il diciannovenne Ted Bone scrisse nel 1941 mentre si offriva come volontario nell’aviazione inglese: “Mi sentivo vicino ad un gladiatore dei tempi antichi”. Gli orrori del combattimento corpo a corpo con fucile e baionetta non erano per me. Io avrei sparato ad un altro caccia.”

Rappresentò quindi un paradosso che questa idea romantica di duelli tra cavalieri del cielo, si traducesse per molti di loro in un’attività tra le più barbare della guerra, il bombardamento cosiddetto strategico delle città nemiche. Lo stesso Bone diventò un mitragliere su un Lancaster. I bombardamenti uccisero oltre 1.000.000 di persone tra Europa ed Asia, con una forte percentuale di donne e bambini.

Degli orrori dei bombardamenti sulle città però gli equipaggi dei bombardieri non si rendevano conto, essi erano totalmente concentrati sul proprio destino. La maggior parte di loro era unicamente preoccupata di sopravvivere ad un turno di servizio, volare per otto o dieci ore, alla luce del giorno, sotto il fuoco della contraerea nemica e gli attacchi dei caccia per gli uomini dell’USAAF oppure al buio come facevano quelli della RAF era fonte di una tensione a volte insostenibile.

Molti giovani arruolati dall’aviazione durante la guerra desideravano volare ma solo quelli più robusti ed intelligenti venivano scelti per essere mandati quasi a morte certa. Eppure chi veniva accettato esultava per il suo status di soldato d’elite. Gli aviatori erano ammirati ed adulati più di ogni altro combattente. Molti di essi morirono prima ancora di essere impegnati in azioni belliche durante l’addestramento. Durante la guerra la RAF perse in incidenti non operativi 787 ufficiali e 4540 tra sottufficiali e truppa ed altri 4.000 circa rimasero feriti. Gli americani lasciarono sul campo in azioni non belliche durante la seconda guerra mondiale circa 13.000 aviatori.

Per tutti gli uomini impegnati in missioni aeree la navigazione era una scienza da cui letteralmente dipendeva la vita o la morte. Gli aviatori che smarrivano la rotta, soprattutto sul mare, spesso morivano per l’esaurimento del carburante che impediva qualunque atterraggio di emergenza. In questo senso il servizio di pattuglia antisommergibile rappresentava una delle missioni più pericolose, si calcola che gli aviatori morti per errore di navigazione pareggiassero quelli periti in combattimento.

Anche quando furono introdotti gli ausili elettronici ed i radiofari un numero sorprendente di aviatori perì per errori nella rotta o perché non erano in grado di fissare l’esatta posizione soprattutto in caso di maltempo. All’inizio della guerra i piloti tedeschi, italiani e giapponesi erano sicuramente meglio addestrati di quelli alleati e la Luftwaffe rimase almeno fino al 1942 in condizioni di superiorità sia tecnologica che di piloti.

I bombardieri ottenevano risultati soltanto in base al peso degli esplosivi che riuscivano a sganciare anche se l’efficacia strategica dei bombardamenti massivi fu sempre sopravvalutata. Nei primi anni di guerra i tedeschi invece furono maestri nella capacità di appoggio di unità aeree con quelle a terra.

Dopo la Battaglia d’Inghilterra iniziò un lento ma inarrestabile declino dell’aviazione tedesca accentuata dalla perdita non più rimpiazzabile dei piloti veterani. Nella seconda parte della guerra gli Alleati produssero un numero eccezionale di superbi velivoli da combattimento mentre i tedeschi risposero soltanto con due modelli particolarmente azzeccati il Focke Wulf 190 e lo straordinario caccia a reazione Me 262 prodotto in numeri troppo piccoli per avere un sostanziale impatto sulle sorti della guerra aerea.

Gli aviatori alleati una volta destinati agli squadroni operativi, almeno fino alla metà del 1943, dovevano aspettarsi un’aspettativa di vita molto bassa. Le illusioni romantiche svanirono presto, a volte subito dopo la prima missione di volo. Certo la vita a terra era molto più comoda di qualunque altro combattente, i piloti non dovevano preoccuparsi del vitto o del fango e non avevano grandi difficoltà con le ragazze. Dall’altra parte gli equipaggi dei bombardieri pesanti della RAF caddero in combattimento nel numero di 56.000 unità. L’USAAF perse meno uomini, circa 26.000 a cui si devono aggiungere circa 20.000 prigionieri.

Per tutto il 1940-41 all’interno della RAF si continuò a guardare con eccessiva fiducia all’efficacia dei bombardamenti sulle città tedesche. A prescindere dai mediocri risultati dell’offensiva strategica Churchill riteneva che questa strategia apportasse un forte contenuto propagandistico allo sforzo bellico dell’Inghilterra.

Sir Arthur Harris che dal febbraio del 1942 guidò il comando bombardieri disse: “L’atteggiamento di Winston verso i bombardamenti era: Tutto pur di fare un po’ di scena”. La particolare natura della vita e della morte nelle basi operative dei bombardieri scoraggiavano relazioni affettive al di fuori della cerchia di compagni e colleghi. “Con una percentuale di perdite come la nostra non ti affezionavi più di tanto alle persone” scrisse Etienne Maze che volava sugli Halifax. “Dopo 10 missioni eri uno degli anziani.” Soprattutto nei primi due anni di guerra superare due interi turni di servizio era un traguardo che non molti aviatori riuscivano a raggiungere.

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