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La scuola della carne di Yukio Mishima

«Dobbiamo morire per restituire al Giappone il suo vero volto! È bene avere così cara la vita da lasciare morire lo spirito? Che esercito è mai questo che non ha valori più nobili della vita? Ora testimonieremo l’esistenza di un valore superiore all’attaccamento alla vita. Questo valore non è la libertà! Non è la democrazia! È il Giappone! È il Giappone, il Paese della storia e delle tradizioni che amiamo.»

Queste sono le ultime parole del discorso che il 25 novembre del 1970  Kimitake Hiraoka, meglio conosciuto come Yukio Mishima, fa dal balcone del Ministero della Difesa da lui occupato insieme ad un manipolo di elementi paramilitari, prima di fare seppuku, il suicidio rituale dei samurai.

Si conclude così, a soli 45 anni, la vita di uno dei più controversi e brillanti intellettuali giapponesi. Il primo ad ottenere una fama internazionale. Scrittore, poeta, attore, cultore di arti marziali, da molti avvicinato ad un’ideologia di stampo fascista, in realtà fervente sostenitore di un nazionalismo tradizionalista e decadente ormai superato non soltanto dalla sconfitta militare nella Seconda Guerra Mondiale ma dall’evoluzione sociopolitica dell’Impero del Sol Levante, Mishima ci ha consegnato opere come “Confessioni di una maschera”, “L’età verde” e “Colori proibiti”.

“La scuola della carne”scritto nel 1963 è stato pubblicato in Italia soltanto nel 2013 da Feltrinelli. Il romanzo narra la storia di una bella quarantenne Taeko appartenente a quella classe aristocratica che lentamente sta scomparendo, proprietaria di un atelier di moda, che rincorre emozioni e sfizi che abbiano a che fare tanto col denaro quanto con il sesso. Insieme a due amiche ricche e annoiate come lei, cerca in continuazione brividi esistenziali che scombussolino la sua esistenza fin troppo ordinata e prevedibile.

Un giorno, in un gay bar, conosce uno sfrontato barista Senkichi, che ha la metà dei suoi anni, che in cambio di parecchi soldi le lascia scoprire il suo mondo fatto di omosessualità, prostituzione e incontri perversi attraverso locali gay, bettole e personaggi di ogni tipo con i quali i due intrecciano dubbi scambi sessuali ed esistenziali. 

Taeko si infatua di questo giovane e riesce a convincerlo ad abbandonare il locale gay convinta di poterlo plasmare secondo la sua visione della vita e dell’amore. Convinta dall’alto della sua esperienza di poter gestire questa relazione Taeko non terrà conto di una variabile, quella dell’amore, che la consegnerà sostanzialmente inerme nelle mani di un giovane che non prova lo stesso sentimento e che non esiterà a lasciarla appena avrà un’altra occasione di conquistarsi un posto al sole nella borghesia nipponica.

Mishima padroneggia mirabilmente la psicologia femminile tratteggiando un romanzo elegante e raffinato, dove il sesso che pure è un fattore centrale di questa storia è soltanto evocato con una delicatezza sorprendente. Il finale che non vi raccontiamo sarà inevitabile quanto spiazzante.

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