Discendiamo da Carlo Magno?

I primi anni di vita di Carlo Magno, Re dei Franchi ed Imperatore del Sacro Romano Impero, sono immersi nella nebbia del tempo. Non si sa praticamente niente. Pare fosse nato nel 742 e.v. probabilmente vicino all’attuale Aquisgrana oppure nei pressi di Liegi in Belgio. Neppure il suo fedele e servile biografo Eginardo nella sua apologetica Vita et gesta Caroli Magni ci fornisce notizie attendibili della giovinezza di questo straordinario sovrano.

Carlomagno era figlio di Pipino il Breve, bellicoso maggiordomo di palazzo e poi re di Francia che ampliò il regno dei franchi fino alla morte, avvenuta nel 768 sulla via del ritorno da una campagna contro l’ennesima ribellione del regno di Aquitania. Carlomagno si fece avanti come suo successore, proseguendo con disinvoltura l’opera espansionistica del padre. Si scontrò con i sassoni a nord-est, con i longobardi in Italia e con i musulmani in Spagna.

Come sappiamo dai ricordi scolastici nell’anno 800 e.v. papa Leone III incorona Carlo Magno Imperatore del Sacro Romano Impero ricevendo in dono dal sovrano franco una delle reliquie più ambite del basso medio evo, il Santo Prepuzio di Gesù. Carlo Magno fu un sovrano prolifico ebbe diciotto figli da diversi mogli e concubine e la sua discendenza, secolo dopo secolo, è giunta fino a noi e nello specifico ad una famiglia olandese, i Backer Dircks, il cui albero genealogico che risale fino al re è consultabile pubblicamente sul web.

Eppure, se siamo europei da qualche generazione, è statisticamente altissima la possibilità che ognuno di noi discenda da Carlo Magno. Ognuno di noi ha due genitori, quattro nonni, otto bisnonni e così via. Per ogni generazione anteriore il numero dei nostri antenati raddoppia. Tuttavia, questa espansione numerica degli avi andando indietro nel tempo non prosegue all’infinito. Se fosse così, al tempo in cui Carlomagno era Imperatore del Sacro Romano Impero il nostro albero genealogico sarebbe composto da 137438953472 individui, più di quanti ne fossero vivi allora, oggi o nell’intera storia dell’umanità. Ciò vuol dire che una volta risaliti di qualche generazione le linee di ascendenza cominciano ad avvilupparsi su loro stesse e ad assomigliare meno a un albero e più a una maglia intrecciata o a una rete. È possibile, anzi è un fatto, che ognuno di noi discenda più volte da uno stesso individuo.

Più si risale nel tempo e più le linee di discendenza si condensano in un numero ridotto di individui. Prima ancora della scoperta del sequenziamento del DNA, un chiarimento su questo aspetto ci è arrivato dalla statistica.

Joseph Chang è uno statistico di Yale che ha voluto studiare le nostre ascendenze non con la genetica o gli alberi genealogici, ma solo per mezzo dei numeri. Chang ha costruito un modello matematico che includeva il numero di antenati che verosimilmente un individuo ha avuto (ognuno con due genitori) e, partendo dalle dimensioni della popolazione attuale, il punto in cui, risalendo nell’albero genealogico, si intersecherebbero tutte le possibili linee di ascendenza risultava ad appena 800 anni fa. Più o meno alla fine del XIII secolo visse un uomo o una donna a cui ogni europeo potrebbe far risalire la propria origine, se esistessero documenti a comprovarlo

Se poi si spinge il modello matematico ancora indietro di qualche secolo scopriamo che circa un quinto delle persone che popolavano l’Europa un millennio fa non ha avuto discendenti nella popolazione attuale. La loro stirpe a un certo punto si estinse, perché loro o qualcuno della loro progenie non ebbe figli. Il restante 80 per cento, per contro, è composto dai progenitori di tutti gli umani attuali. Se ne deduce, dunque, che se Carlomagno è vissuto nel IX secolo – e noi sappiamo che è così – e se ha avuto discendenti che oggi sono ancora in vita – e anche questo sappiamo che è vero – allora Carlomagno è antenato di tutti gli europei oggi esistenti.

Per evitare che qualcuno di noi si precipiti a reclamare un titolo nobiliare o dinastico però occorre precisare che un conto è la discendenza ed un’altro i rapporti di parentela. Grazie all’avvento di metodi poco costosi di sequenziamento genetico la teoria di Chang è stata messa alla prova. Nel 2013 i due genetisti Peter Ralph e Graham Coop hanno dimostrato che il DNA racconta esattamente ciò che racconta l’analisi statistica di Chang: i nostri alberi genealogici non sono affatto «alberi», ma delle reti ingarbugliate. Hanno anche corretto un limite del modello matematico di Chang. Lo studioso di statistica di Yale non teneva infatti in considerazione che le persone non si accoppiano a casaccio. Generalmente ci si sposa con membri dello stesso gruppo socioeconomico, in aree geografiche ristrette, con persone che parlano la nostra stessa lingua. Correggendo l’algoritmo Chang ottenne quindi il risultato che il primo antenato comune risaliva ad appena 3.600 anni fa.

Quindi tutti gli europei, ovviamente non quelli che si sono ibridati recentemente con persone provenienti da altri continenti, sono tutti di stirpe romana, vichinga, gota, unna, etc. Chiunque abbia vissuto nel X secolo e abbia lasciato una discendenza è un antenato di ciascun europeo di oggi, inclusi Carlomagno e i suoi figli.

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