Mach contro Newton

Per due secoli il secchio di Newton parve alla comunità scientifica la prova inconfutabile che in ultima analisi era lo spazio assoluto il fattore ultimo della percezione di ogni rotazione o accelerazione di moto.
Ci volle molto tempo ed una personalità straordinaria come quella di Ernst Mach (1838-1916) per confutare questa teoria e cercare di colmare gli aspetti che lasciavano perplessi un numero sempre crescente di scienziati.
Mach nato in Moravia, si laureò all’Università di Vienna in matematica, fisica e filosofia, fu essenzialmente un fisico sperimentale ed anche in campo filosofico le sue speculazioni erano intrise di una forte componente di empirismo.
Prima di procedere è bene sottolineare come la proposta di Mach rispetto alle variazioni di moto, per una certa ambiguità dei suoi scritti, va definita più come un’interpretazione di una sua teoria, piuttosto che come una chiara e coerente speculazione scientifica, interpretazione per altro che emerse anche quando lui era ancora in vita, senza che Mach si preoccupasse di smentirla.
In sintesi la tesi di Mach che contrastava la teoria dello spazio assoluto di Newton si basava sulla presenza della materia e la sua influenza sulla percezione del moto dei corpi.
A parere di Mach in un universo completamente vuoto, ovvero privo di materia, non era possibile distinguere se un corpo fosse in rotazione o meno.
Mach fu il primo in oltre due secoli a proporre una versione alternativa alle teorie di Newton e questo suscitò un vasto eco nella comunità scientifica e non soltanto, nel 1909, all’interno di un suo pamphlet lo stesso Lenin si occupò dei lavori di Mach.
Per comprendere appieno il significato della sua teoria immaginiamo un universo quasi completamente vuoto con solo poche stelle come punto di riferimento.
Quei lontanissimi puntini luminosi rappresentano un parametro per comprendere il nostro stato di moto.
Se iniziamo a ruotare infatti quei lontanissimi puntini luminosi sembrano girare intorno a noi e ci permettono di distinguere la rotazione dalla non rotazione. In un universo popolato da un maggior numero di stelle avvertiremmo in modo significativo la rotazione.
Per Mach quindi la forza della rotazione è proporzionale alla quantità di materia presente nell’universo, e va da zero, in un universo vuoto a quella che percepiamo sul nostro pianeta. Per Mach noi percepiamo l’accelerazione solo quando noi acceleriamo rispetto alla distribuzione media del resto della materia presente nel cosmo.
Le intuizioni di Mach furono accolte con entusiasmo come se la comunità scientifica fino ad allora avesse, anche per una certa codardia, accettato con estrema riluttanza le tesi di Newton sullo spazio assoluto.
In realtà l’idea di Mach della materia che influenzava il moto rotatorio e l’accelerazione dei corpi non spiegava fino in fondo in che modo questo avvenisse. Ci penserà uno dei suoi più grandi estimatori, Einstein, a dare un nuovo e rivoluzionario impulso alla gravità e far tornare i conti.

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