La breve vita di Rainer Werner Fassbinder

Fassbinder è stato uno degli esponenti più controversi e brillanti del nuovo cinema tedesco e nonostante la sua brevissima vita ha lasciato un segno profondo nel rinnovamento generazionale, stilistico ed artistico della cinematografia tedesca.
Rainer Werner Fassbinder era nato Bad Wörishofen, il 31 maggio 1945 poche settimane dopo la fine della seconda guerra mondiale in una Germania devastata e letteralmente alla fame. Nel 1967 entra a far parte del gruppo dell’Action-Theater, sede storica delle avanguardie teatrali bavaresi. Qui lavora per tre anni come regista attore e sceneggiatore, dopo il fallimento dell’Action-Theater, Fassbinder fonda un nuovo gruppo, l’Antiteater, con il quale mette in scena un nuovo dramma, Il soldato americano. Intorno all’Antiteater si unisce un vasto numero di giovani attori e collaboratori, quali Peer Raben, Harry Baer, Kurt Raab, Hanna Schygulla e Irm Hermann.
Nel 1969 esordisce come attore cinematografico diventando uno degli attori feticcio di un altro grande esponente del nuovo cinema tedesco: Volker Schlöndorff.
Il suo film d’esordio presentato a Cannes Liebe ist Kalter als det Tod. nel 1969, sconcerterà pubblico e critica, trattandosi di una fumosa pellicola nella quale lunghi silenzi sono inframmezzati da visioni politiche di ispirazione maoista. Nell’ambiente culturale tedesco più informato quell’irritante ventitreenne era piuttosto apprezzato come autore, attore ed animatore culturale teatrale. Quanto di questo grezzo talento si sarebbe riversato anche in campo cinematografico era tutt’altro che scontato.
Quando sceglie di impegnarsi nel cinema non soltanto ha ormai una collaudata esperienza di regista, attore, autore teatrale ma può contare su una nutrita compagnia di attori che lo conoscono e sono in grado di interpretare quasi istantaneamente i suoi desideri artistici. Da qui nasce la leggenda di Fassbinder come prolifico realizzatore di film, laddove altri impiegano mesi a produrre un film, lui riesce a girare un’opera in pochi giorni.
Nei primi due anni della sua carriera cinematografica (1969 e 1970) Fassbinder girerà ben 10 film.
Sarebbe un errore considerare la cinematografia di Fassbinder come essenzialmente una grande produzione di cinema politico, il giovane regista ed attore tedesco amava profondamente il western, il neo realismo di Rossellini, il melodramma hollywoodiano e naturalmente i film di Godard, che lui considerava un vero e proprio maestro.
Negli anni Settanta inizia la produzione che lo renderà famoso ed apprezzato anche all’estero, la prima pellicola in questa direzione è Le lacrime amare di Petra Von Kant (1972) tratta da un suo dramma teatrale che è allo stesso tempo una versione fedelissima del canovaccio drammaturgico ma anche un’opera profondamente cinematografica. Nel 1974 Fassbinder gira con un insolito realismo un film alla portata di tutti La paura mangia l’anima, storia a lieto fine di un matrimonio tra un’anziana domestica ed un giovane marocchino.
Nel 1975 Fassbinder affronta per la prima volta il tema dell’omosessualità con Il diritto del più forte . Anche se era stato sposato per un breve periodo con l’attrice Ingrid Caven non aveva mai nascosto la sua omosessualità.
Tema che riprenderà in diverse occasioni a dimostrazione dell’importanza del vissuto dell’attore-regista e della sua visione delle relazioni affettive e sessuali. Da citare in questa ottica Germania in autunno (1978), Un anno con 13 lune dove si raccontano gli ultimi mesi di agonia di un transessuale e della sua impossibilità a costruire un vero rapporto né con l’ex moglie, né con la figlia adolescente né con il suo amante maschile ed il suo ultimo film Querelle de Brest (1982).

Il suo film più grande e sfavillante anche se sospeso in un’analisi un po’ ambigua del tempo passato è certamente Lili Marleen (1980) interpretato dalla sua attrice preferita Hanna Schygulla.

Nel maggio 1982 partecipa come “intervistato” al documentario Chambre 666, diretto da Wim Wenders, una serie di dichiarazioni di prestigiosi registi, tra cui anche Antonioni, Herzog, Godard e Spielberg, sul tema “Dove andrà a finire il cinema?”. Sarà l’ultima testimonianza artistica di Rainer Werner Fassbinder, che un mese dopo, il 10 giugno, muore per overdose da cocaina esacerbata da sonniferi nella sua casa di Monaco, a soli 37 anni.

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