Un problema di coscienza

Tutti noi abbiamo coscienza del fluire del tempo, l’alternarsi del giorno e della notte, il passare delle stagioni, il nostro e l’altrui invecchiamento.
Ma cos’è esattamente la coscienza? Cosa significa avere coscienza di qualcosa?
Forse la definizione più convincente della coscienza, non è quella fornita da uno scienziato, ma da un filosofo, John Rogers Searle, secondo cui la coscienza “indica gli stati senzienti, sensibili e consapevoli che iniziano quando ci svegliamo e terminano quando ci addormentiamo”.
Tutti gli stati coscienti sono causati da processi neuronali all’interno del cervello e tutte le caratteristiche della coscienza sono causati da processi neurobiologici del cervello.
Il senso del tempo è un prodotto della nostra coscienza, anche se i suoi meccanismi agiscono anche durante l’incoscienza del sonno. Di tutte le informazioni che arrivano alla corteccia sensitiva primaria solo una piccolissima parte (forse 1 su 10) diviene cosciente.
Quanto viene prodotto dalle aree sensitive della corteccia è compresso prima di arrivare alla coscienza.
Gli eventi mentali che rimangono incoscienti richiedono un minor fabbisogno di energia. Infatti il cervello è in costante debito di energia e questo influisce direttamente sul suo funzionamento. Una delle teorie più accreditate è che la scelta delle informazioni da rendere “coscienti” sia frutto di una casualità strettamente dipendente dal quantitativo di energia disponibile al momento.
Sempre incosciente è il funzionamento del nucleo soprachiasmatico (SCN), un gruppo definito di cellule situato nell’ipotalamo. Questo nucleo regola il cosiddetto ritmo circadiano, caratterizzato da un periodo di tempo di 24 ore, ovvero la nostra giornata.
Il termine “circadiano”, coniato da Franz Halberg, viene dal latino circa diem e significa appunto “intorno al giorno”.
Il primo a intuire che i ritmi osservati potessero essere di origine endogena fu lo scienziato francese Jean-Jacques d’Ortous de Mairan che nel 1729 notò che i modelli di 24 ore nei movimenti delle piante continuavano anche quando queste venivano tenute in condizioni di buio costante.
Esempi sono il ritmo veglia-sonno, il ritmo di secrezione del cortisolo e di varie altre sostanze biologiche, il ritmo di variazione della temperatura corporea e di altri parametri legati al sistema circolatorio.
Per concludere questo brevissimo escursus sulla coscienza, dovremmo mettere in discussione anche lo stesso termine se lo riferiamo come esclusiva specificità dell’uomo. In realtà molti animali hanno una coscienza e conseguentemente stati d’animo variabili ed una spiccata capacità di imparare.
Quello che distingue l’uomo dagli animali è piuttosto l’autocoscienza solo l’uomo è in grado di porre se stesso come riflessione e di pensare grazie al linguaggio interiore.
Solo l’uomo è quindi autocosciente.

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