Piccolo viaggio nella memoria dell’uomo

Quando parliamo di memoria genericamente facciamo subito un piccolo ma concettuale errore di fondo, perché ciascuno di noi è dotato, come vedremo, di più di un tipo di memoria.
La prima è la cosiddetta memoria sensoriale responsabile del senso di continuità del presente. In altre parole è quel tipo di memoria che ci consente quando parliamo con qualcuno di ricordarci la prima parola pronunciata dal nostro interlocutore. Questa memoria si chiama sensoriale perché è direttamente collegata ai nostri sensi ed alla percezione del mondo esterno.
La durata di conservazione delle informazioni di questa memoria è molto breve, oscilla da qualche centesimo di secondo fino ad un massimo di due secondi.
Di tutte le informazioni raccolte dalla nostra memoria sensoriale (con gli occhi, con l’udito, con il tatto o con l’olfatto) soltanto una minima parte viene dirottata nella memoria a breve termine.
Questa selezionata scelta di informazioni approdano nella memoria a breve termine o memoria di lavoro, che possiamo paragonare alla memoria RAM dei computer. Come per la sua equivalente digitale la memoria a breve termine consuma un bel po’ di energia.
In base alle caratteristiche specifiche ed uniche di ciascuno di noi, la memoria a breve termine è in grado di immagazzinare tra le 5 e le 9 informazioni distinte.
In realtà è bene sottolineare il termine distinto, perché quando l’informazione è simile, come ad esempio le parole nave e natante, che si riferiscono entrambe ad un mezzo che solca la superficie marina, la memoria a breve termine, stocca nello stesso “cassetto” i due termini trattandoli come una medesima informazione. Se consideriamo questa peculiarità che tende ad omogeneizzare informazioni simili ma diverse, si supera tranquillamente il limite di nove informazioni stoccabili.
Questo particolare tipo di memoria utilizza per funzionare tre specifici “componenti”: il loop fonologico, il taccuino visuo-spaziale e l’esecutore centrale.
Il loop fonologico ci permette di registrare temporaneamente, per non più di due secondi, nello stesso istante un’informazione sonora ed una verbale. Questo è il motivo perchè quando ci dettano un numero al telefono, dobbiamo ripeterlo mentalmente per non dimenticarlo se non possiamo scriverlo subito. In questo modo, ripetendolo, riattiviamo il loop-fonologico ogni volta.
Il taccuino visuo-spaziale funziona in modo simile ma è focalizzato sulle informazioni di tipo “spaziale” ovvero dello spazio che ci circonda, come la distanza o la lunghezza di un oggetto.
L’esecutore centrale organizza le informazioni provenienti dal loop fonologico e dal taccuino visuo-spaziale e tiene disponibili nella memoria a lungo termine tutte le informazioni per ricostruire memorie a breve termine ogniqualvolta necessiti.
Come funzioni esattamente questo meccanismo ancora non lo sappiamo bene.
Infine, il terzo tipo di memoria che abbiamo in dotazione è la memoria a lungo termine che svolge le funzioni dell’hard disk di un computer. Tutti le informazioni, i “ricordi” che superano i due secondi sono immagazzinati in questa memoria.
Questa memoria funziona, parallelamente, in due modalità differenti: la memoria dichiarativa o esplicita e la memoria non dichiarativa o procedurale.
La prima come fa intendere la stessa definizione è la memoria che attiviamo volontariamente, è la memoria a cui attingiamo, ad esempio, quando diamo un esame oppure snoccioliamo la formazione dell’Inter 1963-64.
La memoria procedurale invece potremmo definirla come la nostra memoria inconscia. Per capire cosa è esattamente, immaginiamo di aver imparato ad andare in bicicletta quando avevamo 4 o 5 anni e subito dopo l’adolescenza, aver smesso di usare questo mezzo ecologico per più di venti anni.
Ebbene se ritornate ad inforcare una bici dopo tutto questo tempo, vi basteranno pochissimi istanti o minuti per pedalare senza particolari problemi. Questo è dovuto esattamente alla capacità della memoria procedurale di conservare i gesti e le funzioni necessarie per andare in bicicletta e non dimenticarli più. Tutti gli automatismi che conosciamo sono registrati nella memoria procedurale. Affinché queste informazioni siano registrate in questa speciale “memoria” è necessario ripeterli diverse volte in modo che il cervello crei delle connessioni neuronali permanenti a basso consumo energetico.

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