Operazione Hurricane

Dopo la fine della Prima Guerra Mondiale l’aviazione militare anglosassone aveva sviluppato progressivamente una linea d’azione cosiddetta dei “bombardamenti strategici”, in altri termini la convinzione che l’arma aerea potesse risultare decisiva nei conflitti bellici colpendo i centri di produzione e logistici del nemico.
E per tutti i primi anni della Seconda Guerra Mondiale, la RAF e successivamente l’USAAF svilupparono questa teoria sui cieli d’Europa, senza risultati decisivi, al punto tale che i bombardamenti da selettivi divennero con il passare del tempo, più indiscriminati e con carattere quasi “terroristico” forse allo scopo di minare il morale della popolazione civile, prima ancora che delle armate hitleriane.
Gli alti comandi avevano progressivamente perso fiducia nella possibilità dell’arma aerea di assestare un colpo decisivo alla Germania e quindi di concludere la guerra prima della fine del 1944 e reagivano con sempre maggiore irritazione ed indisponibilità alle richieste dell’aviazione militare.

Forse anche per questo il 14 ottobre del 1944 fu lanciata l’Operazione Hurricane, il più spaventoso bombardamento aereo sui cieli della Germania di tutto il conflitto.

L’intenzione era quella di dimostrare ai tedeschi – ma anche ai capi di stato maggiore alleati – quale furia distruttiva era in grado l’arma aerea di scatenare in sole 24 ore.
Hurricane iniziò alle prime luce del giorno con 1251 bombardieri del VIII Air Force americana scortati da 749 caccia che colpirono duramente le stazioni ferroviarie di Saarbrucken, Colonia e Kaiserlautern. Le perdite furono minime: sei bombardieri ed un caccia.

Frattanto 519 Lancaster, 474 Halifax e 20 Mosquito del Comando Bombardieri della RAF operavano un’incursione diurna su Duisburg sempre scortati da un nutrito numero di caccia britannici. Scaricarono sulla città tedesca quasi 5000 tonnellate di bombe perdendo 13 Lancaster ed un Halifax.
Dopo il tramonto altri 498 Lancaster e 468 Halifax insieme a 39 Mosquito attaccarono in due ondate diverse, a distanza di due ore, la martoriata città tedesca, scaricando indiscriminatamente altre 4540 tonnellate tra esplosivi e bombe incendiarie perdendo 5 Lancaster e 2 Halifax.
Quella stessa notte 233 Lascaster e 7 Mosquito attaccarono la città di Brunswick e soltanto un bombardiere non fece ritorno alla base. L’antica cittadina fu interamente rasa al suolo e circa 600 civili vi morirono.
Sempre nella notte del 14 ottobre la RAF lanciò piccoli attacchi di disturbo e diversivi allo scopo di impegnare le difese antiaeree tedesche e costringere la popolazione a mettersi al sicuro nei rifugi, in particolare 20 Mosquito attaccarono Amburgo, 16 Berlino, 8 a Mannheim e 2 a Dusseldorf.
Un Mosquito fu abbattuto sui cieli di Berlino, unica perdita delle quattro incursioni aeree.

Nel frattempo un altro attacco condotto da 142 bombardieri, i cui equipaggi erano ancora in fase di addestramento, compi’ un’azione diversiva sui cieli del Mare del Nord e 132 aerei della RAF effettuarono operazioni di disturbo ai sistemi radar e di rilevazione tedeschi.
AL termine delle 24 ore in cui una vera apocalisse di bombe si era abbattuta sulla Germania (10.500 tonnellate di bombe, massimo assoluto di tutto il conflitto in una sola giornata) devastando città e mietendo migliaia di vittime civili il risultato in termini strategici era stato molto modesto.
Fu cosi che quando finalmente i vertici di RAF e USAAF capirono che l’unico modo per risultare decisivi nell’abbreviazione del conflitto era colpire i centri di produzione e raffinazione del petrolio da cui dipendevano le riserve energetiche dell’esercito tedesco ed i risultati iniziarono a potersi contare, la loro credibilità presso gli alti comandi alleati era cosi precipitata che non ottennero la priorità a loro concessa fino a qualche mese prima.

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