Un giorno a New York

Primavera del 1944, la seconda guerra mondiale infuria in Europa e nel Pacifico, negli States però nonostante milioni di soldati impegnati in ogni parte del globo, la vita scorre relativamente tranquilla e gli spettacoli non sono mai stati cosi seguiti.
Al Ballet Theatre di New York, va in scena “Fancy free” un balletto per le coreografie di Jerome Robins e la musica e la direzione di orchestra di Leonard Bernstein. Lo spettacolo ebbe un successo strepitoso, con ovazioni a scena aperta da parte del pubblico.
Lo scenografo Oliver Smith vista la strepitosa accoglienza di critica e pubblico suggeri’ di trarne un musical. Le sceneggiatura (ed alcune delle canzoni) fu sviluppata da Adolph Green e Betty Comden, mentre per la regia fu ingaggiato George Abbott.
La mancanza di risorse finanziarie sembrò minacciare il progetto ma l’intervento della MGM che acquistò per 250.000 dollari i diritti cinematografici, permise al musical di esordire e tenere il palcoscenico per oltre due anni.
“On the town” cosi era stato battezzato il musical raccontava la vicende di tre marinai in licenza per 24 ore a New York. L’opera risultava una fortunata rottura di alcuni stilemi del musical e questo paradossalmente non convinse i dirigenti della MGM che accantonarono l’idea di trarne un film.
Nel 1948 Abbott sbarca ad Hollywood su invito della MGM per dirigere un musical e lui propone di portare sullo schermo “On the town” grazie anche all’appoggio entusiastico di Gene Kelly, che aveva visto lo spettacolo in teatro e si era proposto come attore-cantante e regista.
Si fece avanti anche Stanley Donen che con Kelly aveva costituito un sodalizio fruttuoso ed affiatato che aveva visto forse la massima espressione nel film “Facciamo il tifo insieme”. I due decisero di dividersi le responsabilità e convinsero il boss della MGM Arthur Freed a lasciar loro carta bianca.
Furono ingaggiati come interpreti gli stessi attori di “Facciamo il tifo insieme” Frank Sinatra e Jules Munshin. I due sceneggiatori riscrissero il copione, riducendo il numero dei balletti che nello spettacolo teatrale avevano il compito di aiutare lo sviluppo della trama ed alternarono con sapienza momenti umoristici ad un certo pathos drammatico. Venne ingaggiato anche Roger Edens con lo scopo di scrivere alcune canzoni dall’impatto più immediato ed orecchiabile che affiancarono le pietre miliari del musical “New York, New York” e “Come up to my place”.
Kelly e Donen cercarono di convincere la produzione a girare il film interamente nella Grande Mela, ma trovarono un muro per ragioni economiche. Alla fine riuscirono a strappare una settimana di riprese a New York, che i due sfruttarono per lo scoppiettante inizio del film e per il finale.
Il trio Kelly, Sinatra e Munshin confermò lo straordinario e completo talento nel cantare, ballare e recitare ed anche la co protogonista femminile Vera Ellen, diede un eccellente interpretazione nella parte della “ragazza” di Gene Kelly.
La critica accolse benissimo “Un giorno a New York” soprattutto quella britannica e l’accoglienza del pubblico fu ottima, nonostante lo scetticismo dei dirigenti dello studio. Un giorno a New York è tuttora considerato come un punto di svolta del genere musical, che con questo film entra in una fase più matura e più brillante.

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