Il cinema ed i suicidi d’amore

Ebbene si, nel rutilante mondo della settima arte, i casi di suicidio o tentato suicidio per amore non sono stati pochi, quasi a smentire la superficialità delle emozioni vissute da star e starlette.
Uno dei più famosi “tentati suicidi” è quello ricercato da Anna Karina.
Hanna Karin Blarke Bayer questo il vero nome della Karina, è un’attrice, regista e produttrice danese.

Nel 1958 si trasferisce a Parigi e l’anno successivo conosce Jean Luc Godard, ancora semplicemente un critico cinematografico. Godard la fa recitare in Le Petit Soldat (1960), lungometraggio dai contenuti politici che però uscì nelle sale solo tre anni più tardi per problemi di censura. I due si innamorano e si sposano nel 1961 e proprio in quell’anno Anna Karina gira un film in Corsica con un altro regista ed un giovane attore francese dal futuro promettente: Jacques Perrin.

Tra i due scoppia una violenta quanto breve storia d’amore, quando Godard scopre il tradimento tra i due ci sarà una lite terribile e Anna Karina, pentita e disperata per il timore della fine della loro relazione cercherà di suicidarsi. Godard perdonò l’attrice danese dalla quale divorziò nel 1968.

Curiosamente anche Jacques Perrin tenterà il suicidio, ma per motivi diversi da quelli sentimentali, il giovane attore francese non reggeva il periodo di coscrizione militare nei ranghi dell’esercito.

Uno dei più maldestri tentativi di suicidio plurimo sentimentale ha riguardato Brigitte Bardot, il marito di allora (siamo agli inizi degli anni 60) Jacques Carrier e l’attore Sami Frey conosciuto sul set del film “La verità”. Nessuno dei tre sarà mai seriamente in pericolo di vita, anche se la vicenda fece un notevole scalpore.

I tentativi di suicidio per amore furono inaugurati, probabilmente, già nel 1947, dall’attrice francese Martine Carol pazzamente innamorata e non ricambiata dall’attore Georges Marchal. Anche la sua morte avvenuta il 6 febbraio 1967, all’età di 45 anni, in una camera dell’Hôtel de Paris di Montecarlo per arresto cardiaco , ha alimentato per anni sospetti che la Carol si fosse tolta la vita.

Un suicidio purtroppo riuscito ha riguardato, sempre in quegli anni, un’attrice di B-movie inglesi SImone Silva, di origini franco-egiziane. La procace attricetta aveva avuto il suo quarto d’ora di fama nel 1954, al Festival di Cannes, quando per “promuoversi”, posò davanti ai fotografi, insieme a Robert Mitchum, a seno nudo.

Silva è stata trovata morta nel suo appartamento di Londra il 30 novembre 1957, all’età di 29 anni, suicida probabilmente per la sua frustrazione di non riuscire ad emergere nel mondo a cui disperatamente ed a tutti i costi aveva deciso di voler appartenere.

Nel 1958, la straordinaria interprete di Diario di un curato di campagna di Robert Bresson, l’attrice Nicole Ladmiral, si uccideva gettandosi contro un treno della metro di Parigi non sopportando più di essere stata cosi repentinamente dimenticata dai registi e dal pubblico.

Il più celebre suicidio (anche se persistono le teorie che lo catalogano come omicidio) è però senz’altro quello di Marylin Monroe trovata morta nella camera da letto della sua casa di Brentwood, a Los Angeles, il 5 agosto 1962, all’età di trentasei anni. Il cadavere di Marilyn, che era privo di vestiti e con in mano la cornetta del telefono, fu scoperto da Ralph Greenson, che era stato urgentemente chiamato alle 3.30 dalla governante dell’attrice.

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