Un’espansione inaspettata

Sembra che più apprendiamo sull’Universo e le sue leggi fondamentali e meno sappiamo. La nostra ignoranza della sua struttura e dei suoi fenomeni si accresce anche in virtù di risultati nella ricerca del tutto inaspettati.
E’ il caso di una ricerca di prossima pubblicazione sulla rivista The Astrophysical Journal ed anticipata dalla NASA sulla velocità di espansione dell’universo.
Sappiamo già dagli anni Trenta, grazie all’astronomo Edwin Hubble, che le galassie si allontanano le une dalle altre e quindi che l’universo si stava espandendo. Nel 1998 Adam Reiss studiando delle stelle supernovae, aveva scoperto che l’universo non solo si espande ma accelera e per questo l’Accademia delle scienze svedese nel 2011 gli assegnò il Nobel per la fisica.

Adesso lo stesso Premio Nobel coordinando un gruppo di ricercatori dello Space Telescope Science Institute di Baltimora (USA) (tra i quali partecipa anche un fisico italiano Stefano Casertano) ha scoperto che le galassie si muovono con un velocità superiore a quella prevista in passato, cioè 73 chilometri al secondo ogni megaparsec (che corrisponde a 3,3 milioni di anni luce).
Per stabilire questa misura i ricercatori si sono serviti dell’osservazione di particolari stelle, le Cefeidi. Queste stelle variabili, “pulsano” come lucciole, cambiando cioè periodicamente la loro luminosità, passando gradualmente da una fase di minimo splendore a una di massimo.
Questa caratteristica li connota un po come i “fari” dell’universo e permette agli astronomi di calcolare le distanze tra le galassie. Si sa infatti che il tempo che passa tra un picco e l’altro di massima luminosità (il “periodo”) è costante, ma varia da stella a stella: più lungo è il periodo, maggiore è la luminosità. Misurando il periodo di una cefeide si può risalire alla sua luminosità reale che, confrontata con quella apparente, consente di stimare la distanza.
La precedente misura dell’espansione accelerata dell’universo condotta con un’altra metodologia ed ottenuta con il satellite Planck fissava il valore dell’accelerazione a 67 km al secondo.
Come si vede uno scostamento significativo che rischia di ridisegnare buona parte della fisica del modello cosmologico fin qui più accreditato.

Le ipotesi di questa più marcata accelerazione potrebbe essere ricondotta alla materia oscura di cui ignoriamo praticamente quasi tutto o in una nuova tipologia di particelle i “neutrini sterili”.

La scoperta del gruppo di Reiss è uno degli ultimi regali del “vecchio” telescopio Hubble che da trenta anni ha permesso agli astrofisici di sondare una piccola parte del mistero che avvolge il nostro universo.

nella foto Adam Reiss

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