Le stelle primordiali

La genesi dell’Universo secondo la più accreditata teoria scientifica deriva dall’emersione di un plasma costituente formato da particelle elementari della materia: quark, leptoni, bosoni di gauge e probabilmente molte altre particelle ancora sconosciute.
Da questo vorticare di particelle in uno spazio denso e sottoposto a pressioni e temperature estreme scaturi’ “l’esplosione” descritta dalla teoria della relatività generale di Einstein.
Con l’espandersi del suo plasma costituente, l’universo iniziò a raffreddarsi e condensarsi trasformandosi in un gas uniforme formato da idrogeno, particelle di elio, neutrini ed un’altra componente al momento sconosciuta che chiamiamo materia oscura.
Gigantesche fluttuazioni quantistiche, tramite la gravità portarono al collasso si questa enorme nube di gas, arrivando alla formazione delle galassie ed alla nascita delle prime protostelle dell’universo primordiale.
Queste stelle primeve sono state le progenitrici di tutti gli elementi pesanti e della materia che porterà alla nascita delle stelle di seconda generazione, dei pianeti ed in definitiva di tutto quello che costituisce oggi il nostro universo.
Gli elementi pesanti erano “cotti” grazie alla fusione nucleare nelle viscere di queste protostelle ed invi confinati da una spaventosa forza di gravità.
Era necessario però che questi elementi pesanti venissero liberati per dare vita e forma alle stelle, ai pianeti, alla nostra stessa vita.
Queste processo culminò nelle mostruose stelle primordiali quando fusione dopo fusione, elemento dopo elemento, si arrivò a produrre tutto il ferro. A questo punto la fusione nucleare si interruppe non contrastando più la spaventosa forza di gravità portando al collasso della stella.
Gli atomi di ferro vengono “spremuti” sottoposti a pressioni e densità estreme creando i solidi neutroni.
Quando una stella primordiale raggiungeva la sua ultima fase di collasso gli elettroni ed i protoni del nucleo stellare si schiacciavano gli uni contro gli altri arrivando a fondersi.
Grazie alle interazioni deboli osservate per la prima volta da Henri Becquerel alla fine del Diciannovesimo secolo protoni e neutroni schiacciati l’uno contro l’altro si trasformano in neutroni e più esattamente un protone più un elettrone si trasforma in un neutrone più un neutrino elettronico.
Il nucleo di queste stelle primordiali venne compattato probabilmente in un raggio inferiore ai 10 km ma con una massa equivalente al nostro Sole e mille miliardi di volte più densa.
I neutrini iniziarono a sciamare verso il guscio esterno della stella esercitando una pressione che lo farà saltare come il tappo di una bottiglia di champagne.
Ed è questo fenomeno che produce l’esplosione di una supernova, l’esplosione più potente e brillante dopo il Big Bang.
Un’esplosione spettacolare innescata dall’umile neutrino che trascina dietro di se tutti gli elementi prodotti dalla stella primeva andando cosi ad “inseminare” l’universo. L’enorme nube o nebulosa scaturita dalla stella morente sarà la “placenta” per la nascita delle stelle di seconda generazione, dei pianeti e di tutti gli altri oggetti che popolano l’universo conosciuto.
Alle spalle di questa immane conflagrazione rimane una stella a neutroni o un buco nero.
Questo processo di formazione degli elementi è in corso ancora in tutto l’universo.

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