Morire per Danzica

Quando alle 4.45 del 1 settembre 1939, in una bella giornata di fine estate, le truppe tedesche invasero la Polonia, tra le cancellerie occidentali e nell’opinione pubblica serpeggiava un’angosciante domanda: valeva la pena morire per Danzica ?
Nei due giorni che trascorsero da quel primo settembre alla dichiarazione di guerra del Regno Unito e della Francia questo dubbio assalì più di una volta governi e famiglie delle due principali potenze europee. Prevalse inevitabilmente, ammaestrati dai sei anni precedenti, la convinzione che Hitler andasse fermato, a costo di scatenare un conflitto generalizzato.
L’attacco alla Polonia era stato preparato dal Reich accuratamente nei mesi precedenti compreso l’episodio che lo avrebbe dovuto “giustificare” agli occhi del mondo.
Il casus belli era stato architettato da Reinhard Tristan Eugen Heydrich, uno dei più potenti e fanatici gerarchi nazisti e consisteva in un attacco di “finte” truppe polacche alla stazione radio di Gleiwitz, a pochi chilometri dal confine.
Già dalla fine di luglio il Führer aveva incaricato Heydrich e l’Abwher, il servizio di intelligence militare tedesco di approntare un piano per “scaricare” la colpa dell’invasione sui polacchi. Furono reperite 150 uniformi polacche, armi e libretti paga dell’esercito polacco forniti dal capo del servizio segreto ammiraglio Wilhelm Canaris, e messi a disposizione a 364 dei suoi uomini capitanati dall’Obergruppenführer Alfred Naujocks.
Costui era un ex studente fuori corso di filosofia, allora ventottenne, membro delle SS e collaboratore della Gestapo. Individuo spericolato e fanatico nazista, Naujocks sarà utilizzato diverse volte per “operazioni sporche” come ad esempio nei preparativi per l’invasione del Belgio.
Lui e i suoi uomini attesero per giorni l’ordine da Berlino, il loro compito era semplice, attaccare la stazione radio tedesca, travestiti da ufficiali polacchi.
L’azione prevedeva l’esplosione di colpi di arma da fuoco a vuoto contro altri elementi dell’SD, con indosso uniformi delle guardie di confine tedesche, l’occupazione della stazione radio e l’interruzione dei programmi allo scopo di trasmettere un messaggio antitedesco; per rendere maggiormente credibile l’accaduto furono prelevati prigionieri dai tratti slavi dai campi di concentramento, i quali, dopo essere stati vestiti con le uniformi polacche, sarebbero stati uccisi, lasciati sul posto come prova dell’aggressione polacca a beneficio dei fotografi e dei cronisti stranieri fatti arrivare sul posto come prova dell’incursione polacca in territorio tedesco.
Alle 20 del 31 agosto 1939 Heydrich chiamò al telefono Naujocks e si limitò a pronunciare una breve laconica frase “La nonna è morta.”
Era il segnale convenuto, Naujocks e dodici incursori diedero vita alla sceneggiata, occuparono la stazione radio, trasmisero un falso messaggio e lasciarono alcuni morti sul campo come prova dell’aggressione “polacca”.
La mattina dopo da Berlino veniva emesso il Bollettino di guerra n.1:
<< per ordine del Fuhrer, comandante supremo delle forze armate, la Wehrmacht ha assunto la protezione attiva del Reich. In esecuzione del compito loro affidato, per porre freno alla potenza polacca, stamani, unità dell’esercito tedesco sono passate al contrattacco lungo i confini tra la Germania e la Polonia. Stormi della Luftwaffe si sono levati in volo per battere obiettivi militari in Polonia. La marina da guerra ha assunto la protezione attiva del mar Baltico >>

L’Europa scoprirà 48 ore dopo che morire per Danzica non solo era possibile, ma assolutamente necessario.

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