Perchè ci ostiniamo a credere nel creazionismo

Il 24 novembre del 1859 Charles Darwin pubblicava “L’origine della specie”, l’opera spiegava la sua teoria, secondo cui «gruppi» di organismi di una stessa specie si evolvono gradualmente nel tempo attraverso il processo di selezione naturale, un meccanismo che venne illustrato per la prima volta a un pubblico vasto di non addetti ai lavori.

La teoria dell’evoluzione fu aspramente contrastata anche da settori non marginali della comunità scientifica almeno fino al 1930 ed incredibilmente nonostante che in questi 150 anni si siano accumulate molte conferme sperimentali di tipo diverso, dalla paleontologia alla biologia alla genetica ancora vastissimi segmenti delle popolazione mondiale sposano le tesi del creazionismo a dispetto di ogni evidenza scientifica.
Nei soli Stati Uniti, forse il paese più avanzato dal punto di vista scientifico e tecnologico, i sondaggi stimano che circa il 40 per cento della popolazione maggiorenne ritiene falsa la teoria darwiniana.
Quali sono i motivi che spingono tante persone ad ostinarsi nel credere che le specie si siano diffuse per mezzo di un intervento divino?
Indubbiamente una delle ragioni è che la teoria darwiniana è piuttosto contro intuitiva come si rendeva ben conto lo stesso Darwin il quale era ben consapevole dell’efficacia comunicativa di una descrizione finalistica della natura.
Lo scienziato inglese sapeva perfettamente che la sua teoria sarebbe entrata in rotta di collisione con molti modi comuni di pensare, plasmati dalla cultura religiosa.
Ma paradossalmente pare che alcune delle ragioni di questo ostinato rifiuto dell’evidenza scientifica risieda proprio nel nostro cervello e nei processi che la selezione naturale ha operato su di esso.
Studi di psicologia dello sviluppo, psicologia evoluzionistica, antropologia e neuroscienze indicano che le nostre menti possiedono un sistema cognitivo molto utile per garantire la sopravvivenza in ambienti ostili come la savana africana che è stata la culla dell’umanità.
In questi ambienti i nostri antenati hanno sviluppato ed imparato ad emettere condizioni di allarme in base a manifestazioni naturali anche insignificanti come un fruscio della vegetazione, un improvviso silenzio, un’ombreggiatura innaturale sovrastimando le condizioni di potenziale pericolo ai fini di evitare l’incontro letale con un predatore.
Questi processi cognitivi si sono poi evoluti per dare risposte alla morte di una persona cara oppure ad una condizione di carestia che affamava un territorio o, ancora, ad un’epidemia che falciava una comunità. In questo contesto la risposta soprannaturale ed irrazionale è stata necessaria per assicurare l’evoluzione della specie sulla base della seleziona naturale, offrendo un’importante “stampella” psicologica all’essere umano.
Alla luce di quanto sopra appare chiaro come il pensiero finalistico e divino soddisfa bisogni psicologici, sociali e di comprensione del mondo che hanno origine proprio dalla teoria darwiniana.
Questo non significa che dobbiamo arrenderci all’irrazionalità ed a una visione mistica o religiosa dei processi naturali.
Adesso che questo aspetto della nostra evoluzione non è più necessario alla nostra sopravvivenza, anzi paradossalmente può costituire in prospettiva un problema per la continuità della nostra specie, occorre intervenire fin dalla tenera età con processi educativi che rafforzino una visione scientifica e razionale della natura e della vita.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.