Molestie e perversione

Il caso Weinstein ha prodotto un gigantesco effetto domino. Politica, spettacolo, economia sono squassate da centinaia di denunce e segnalazioni di molestie sessuali, più o meno gravi, che scuotono entrambe le sponde dell’Atlantico.
Ma cosa si cela nella psiche del molestatore, oltre l’ovvio desiderio di esercitare una presunta posizione di potere sulla vittima?
Si tratta della manifestazione di una “normale” perversione sessuale?
La perversione sessuale è generalmente indicata come un’aberrazione del comportamento sessuale. Una deviazione da una sessualità per cosi dire ordinaria, tranquilla, consensuale, moralmente sana.
In realtà tutta la sessualità umana è intrisa di forme di perversione che si consuma con una ricchissima pluralità di sfaccettature ed episodi.
Lacan affermava non senza una buona dose di ironia che nella sessualità umana non c’è niente di naturale.
Quindi il vero “perverso” è qualcosa d’altro. Non è la coppia che pratica consensualmente il sadomaso. Non sono gli amanti che giocano con il feticismo o l’esibizionismo.
Il molestatore si ascrive, per quanto mi riguarda, nella categoria del “vero perverso”. Per il libertino molestatore, il vero peccato non è il suo, ovvero quello di costringere fisicamente o psicologicamente una vittima a subire atti sessuali, ma la morale che vorrebbe impedirgli la negazione del “diritto naturale” di godere come e quando vuole.
IL molestatore invoca una fantomatica “legge della Natura” contro l’ipocrita legge degli uomini. In questa visione dove potere e “legge naturale” si fondono, il molestatore rivela la sua intima essenza di vero perverso.

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