L’incredibile teflon

Inizi degli Anni Quaranta, la seconda guerra mondiale infuria. In un laboratorio top secret ad Oak Ridge, nel Tennessee, gli scienziati cercano di separare una forma di uranio, detta uranio-235 dall’uranio presente in natura, l’uranio-238. Lo scopo era quello di preparare la prima bomba atomica della storia dell’umanità.
L’uranio-235 si trova nell’uranio naturale solo nella misura dello 0,72% e la separazione dei due isotopi richiedeva una tecnologia piuttosto complessa per l’epoca.
L’unico modo di effettuare questa separazione era quello di procedere inizialmente alla conversione dell’uranio-238 in esafluoruro di uranio, una reazione che richiedeva l’uso del gas fluoro.
Il problema era che questo gas è cosi corrosivo che nessun elemento era in grado, all’epoca, di resistergli.
In un incontro segrettissimo i militari che gestivano il cruciale progetto di Oak Ridge chiesero al gigante chimico DuPont di trovare un materiale in grado di resistere alla corrosività del gas fluoro.
Con uno sfacciato colpo di fortuna l’esercito statunitense si trovò di li a pochissimo con la soluzione di questo spinoso problema.
Il fatto era che questo materiale la DuPont l’aveva già. Era stato scoperto, in modo del tutto casuale, già nel 1938, da un giovane chimico che lavorava per loro, Roy Plunkett ed era stato pressocchè abbandonato perchè non si capiva a cosa potesse servire: era il teflon.
La sostanza aveva proprietà affascinanti, non bruciava, era resistente ai materiali corrosivi, era impenetrabile a muffe e batteri e soprattutto era più scivolosa del ghiaccio.

Essendo ottenuta partendo da tetrafluoruroetilene fu battezzata teflon. Per alcuni anni la sostanza fu classificata top secret dall’Esercito degli USA e contribui’ a risolvere i problemi nella costruzione della prima arma atomica.
Subito dopo la guerra il teflon inizio’ a diventare popolare nella produzione di pentole e padelle antiaderenti. Finalmente stoviglie che permettevano di cucinare senza far attaccare e bruciacchiare il cibo, facili da pulire.
La gente andava pazza per queste nuove padelle che promettevano “miracoli”.
Le prime pentole e padelle avevano però un problema il teflon poteva staccarsi in piccole scaglie e finire nel cibo. Niente di grave per la salute umana in quanto è un materiale che non viene digerito dallo stomaco dell’uomo e quindi espulso cosi come ingurgitato ma certamente fastidioso.
Il problema fu risolto lavando la base metallica con un solvente che eliminava ogni sporcizia, quindi vi si soffiava sopra con aria compressa minuscole gocce di ossido di alluminio che creavano piccolissimi fori. Poi si spruzzava sulla base della padella cosi trattata un miscuglio di teflon con un legante.Su questo primo strato si applicava un ulteriore strato di teflon che aderisce ha se stesso, in quanto è un polimero.
E cosi il problema venne risolto.
Oggi il teflon ha mille applicazioni. Questo straordinario materiale è usato in medicina per produrre vene, arterie, legamenti artificiali e articolazioni dell’anca.
E’ usato per produrre tute spaziali, per il velcro, isolamenti di cavi e tessuti traspiranti come il Gore-Tex.
Con il teflon, è certamente questa non è una delle applicazioni di cui andar fieri, si sono progettate speciali pallottole in grado di perforare i giubbotti anti-proiettili.
Ma certamente l’uso che popolarmente è più apprezzato per il suo uso quotidiano rimane la cottura di cibi in pentole e padelle che hanno enormemente perfezionato il teflon degli anni 40 e 50.
Cucinare un ottimo pasto con questi attrezzi è un’esperienza gratificante e poco male se ci rimane tra i denti qualche rimasuglio di cibo, possiamo utilizzare un ottimo filo interdentale, super scivoloso, ovviamente prodotto con il teflon.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.