Il bacio del rospo

Negli anni 30 dello scorso secolo l’industria della canna da zucchero, in Australia, era in piena espansione quando gli agricoltori si trovarono a combattere contro un insidioso nemico un coleottero, la Demolepida albohirtum, o meglio con le sue larve che erano ghiotte delle radici della canna da zucchero.

Gli agricoltori provarono tutti i rimedi conosciuti allora senza però riuscire a debellare questo flagello. Allora iniziarono a pensare ad un rimedio naturale, un predatore in grado di “mangiare” letteralmente tutti i coleotteri infestanti.

Questo predatore esisteva: si scopri’ che nelle isole Hawaii un particolare tipo di rospo, il Bufo marinus (rospo marino) considerava questi fastidiosi insetti una prelibatezza.
Si importarono allora 105 esemplari dell’orribile animaletto, gli si costruì un grazioso habitat su misura e ne si incoraggiò la prolificazione, compito piuttosto facile, visto che quando questi rospi quando non mangiavano passavano il loro tempo ad accoppiarsi entusiasticamente.

Gli agricoltori australiani sparsero speranzosi i rospi nei loro campi di canna da zucchero, ma il risultato non fu quello sperato.
I coleotteri volavano ed i rospi no, e questi batraci scoprirono presto che era molto più facile fare ricche abbuffate appostandosi sotto i lampioni, sui margini delle strade, a raccogliere un abbondante raccolto di insetti fulminati dalle lampade piuttosto che dannarsi l’anima per acchiappare un coleottero volante.

La delusione fu cocente. Fortunatamente per gli agricoltori l’antipatico coleottero fu alla fine debellato dal progresso della chimica, ma nel frattempo tutto il Queensland si infestò di rospi marini.
Ben presto si diffusero delle voci che dei polli si erano ammalati bevendo acqua contaminata dai rospi e che dei cani avevano dato segni di grave avvelenamento dopo aver morso questa creatura.

Quelli che dovevano essere i salvatori delle colture di canna da zucchero divennero un vero e proprio nuovo flagello.
Iniziarono a correre delle voci che leccando la pelle del rospo si potevano produrre stati di alterazioni allucinogeni, un po’ come accadeva per LSD.
Alcuni adolescenti particolarmente “creativi” iniziarono a bollire i rospi ed a trangugiare la bava che essudavano. Altri ne essiccavano la pelle e poi la fumavano in cerca degli effetti psichedelici.

Cosa causava nella pelle del rospo questi effetti sugli esseri umani?

Il “segreto” come sempre stava nell’evoluzione. Per difendersi dai predatori alcune specie di rospi avevano sviluppato un singolare meccanismo, quando si sentono minacciati, da alcune ghiandole poste dietro gli occhi secernono una serie di sostanze tossiche che rappresentano un efficace dissuasore per chi vuole trasformarli in proteine.

Gli scienziati hanno identificato nella pelle del rospo almeno 15 diverse sostanze tutte in grado di produrre sintomi orribili se ingerite o inalate.
Una di queste la bufotalina è uno stimolante cardiaco che una volta era usato come medicina. Un’altra sostanza la bufotenina è invece responsabile degli effetti sulla mente dell’essere umano.

Insomma il rospo è un piccolo supermercato viaggiante di sostanze tossiche  che alterano profondamente lo stato mentale di un individuo.
Viene da chiedersi se la celebre favola nella quale una principessa bacia un rospo trasformandolo in un affascinante principe azzurro non sia il prodotto di uno di questi stati allucinatori.

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