Scienza

Kingman Reef: dove la piramide alimentare è ribaltata

Pubblicato il

Kingman Reef è uno dei posti più difficili da raggiungere sulla Terra. L’atollo è lungo poco più di due campi da calcio mentre la barriera corallina che si percepisce con difficoltà soltanto per una diversa sfumatura di colore dell’oceano che passa dal blu cobalto all’acquamarina è lunga quasi 15 chilometri e si estende per circa 15 metri sotto la superficie. Questa barriera corallina è situata pressappoco nel nord dell’Oceano Pacifico, tra le isole Hawaii e le Samoa Americane.
Atollo e barriera sono tra i posti più incontaminati del Pacifico e pertanto sono oggetto di intensi studi sulla biodiversità da parte di biologi marini e oceanografi.
A Kingman Reef le leggi sulla catena alimentare sembrano invertite. Un enorme popolazione di squali caccia ininterrottamente anguille marine lunghe due metri dotate di pinne e muso aguzzo.
Insomma qui la consueta piramide alimentare sembra capovolta.
Nel 1978 l’ecologo Paul Colinvaux nella sua opera fondamentale “Why Big Fierce Animals are rare”, spiegava come la stragrande maggioranza degli animali si ciba di animali più piccoli e molto più numerosi.
Poichè soltanto il 10% di energia si converte in massa corporea milioni di insetti devono divorare una quantità di acari pari a 10 volte il loro peso.
A loro volta questi insetti sono divorati da un numero ristretto di uccelli di maggiori dimensioni che a loro volta vengono cacciati da un numero molto minore di rapaci e gatti selvatici.
Più ancora che un fatto di numeri, secondo Colinvaux la forma della piramide alimentare è data dalla massa.
L’insieme degli insetti presenti in un tratto di bosco pesa molto di più degli uccelli presenti nello stesso tratto.
Nella zona del Kingman Reef questa legge sembra invece capovolta. Se ci si immerge nei fondali incontaminati quasi non si riesce a nuotare per quanti squali,lutini, cernie, barracuda, pesci gatto etc. sono presenti. Un numero (ed una massa) spropositata di pesci di grandi dimensioni. Un trionfo di biodiversità.
L’equilibrio viene mantenuto da una forte segmentazione nel procurarsi il cibo da parte di questi pesci: c’è chi mangia solo corallo, chi solo invertebrati, chi alterna tra le due risorse, chi caccia solo di notte e chi solo di giorno. Si tratta di un sistema a rotazione che permette la sopravvivenza di cosi tante specie di massa preponderante.
Inoltre la barriera corallina sana mantiene il sistema in equilibrio fornendo anfratti e fenditure dove i piccoli pesci possono nascondersi abbastanza a lungo per riprodursi prima di diventare cibo per gli squali e gli altri pesci di grandi dimensioni. Infine per sostenere cosi tanti predatori di medie e grosse dimensioni la velocità della riproduzione è sensibilmente incrementata in modo da fornire sempre il giusto quantitativo di cibo nonostante una minor massa dei piccoli pesci rispetto agli altri predatori.
Questo meccanismo permette di ribaltare la piramide alimentare e diversificarla profondamente rispetto a quello che invece avviene sulla terraferma.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.