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Il campo elettromagnetico

Quando Newton sviluppò la sua formula per descrivere il modo in cui gli oggetti, in tutto l’universo, sono attratti gli uni verso gli altri, non aveva idea di quale fosse la causa della forza gravitazionale che descriveva. Lo scopri Einstein, quasi due secoli dopo. La gravità non è una forza ci ha spiegato, ma una caduta. Una caduta nelle pieghe dello spaziotempo.
E’ la stessa cosa per la forza che, ad esempio, esercita un magnete?
Decisamente no.
Quell’attrazione ha a che fare con il mondo quantistico, il mondo fondamentale della luce e della materia. Il mondo quantistico è dovunque, anche in quello che erroneamente chiamiamo “vuoto”.
Le porte di accesso al mondo quantistico sono sepolte in profondità, nel mondo dell’infinitamente piccolo.
Se potessimo rimpicciolire, diventando meno grandi di un atomo, potremmo scorgere che tra tutti gli oggetti, nell’universo, si stende un campo elettromagnetico. Un mare di energia dove in qualunque momento possono essere emesse particelle di luce virtuali. Particelle che nascono da un vuoto che non è un vuoto e scompaiono senza che nessuno possa vederle più.
Questi “mediatori” di forza virtuali sono dovunque intorno a noi, perfino dentro di noi.
Queste particelle di luce virtuali possono attrarre, respingere o non esercitare alcuna azione, dipende da una variabile: la carica elettromagnetica.
La nostra ad esempio è zero: il corpo umano è elettromagneticamente neutro.
In natura si trovano due tipi soltanto di carica elettromagnetica che per comodità chiamiamo positiva e negativa. Le cariche dello stesso segno si respingono, quelle con segno diverso si attraggono.
Il campo elettromagnetico non soltanto è profondamente reale ma è alla base di qualsiasi particella elettomagnetica carica, compresa la luce.

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