La rapida morte di alcuni QUASAR

I QUASAR (Quasi-STellar-radio source) sono tra gli oggetti più misteriosi e luminosi del nostro Universo. Si ritiene comunemente che tale grande luminosità sia originata dall’attrito causato da gas e polveri che cadono in un buco nero supermassiccio; essi formano un disco di accrescimento, che converte circa la metà della massa di un oggetto in energia. Il termine QUASAR è stato coniato nel 1964 dall’astrofisico Hong-Yee Chiu.
Gli astronomi ritenevano (ed ancora ritengono) che questi oggetti durino milioni di anni, per poi oscurarsi lentamente nel corso di alcune decine di migliaia di anni.
Ma nel 2014, Stephanie LaMassa, un’astronoma ora allo Space Telescope Science Institute di Baltimora, ha scoperto un quasar che sembrava scomparire in meno di dieci anni: praticamente un niente rispetto ai tempi cosmologici.
Per spiegare questa apparente anomalia si è pensato ad un’enorme nube di polvere passata davanti al fascio luminoso del quasar bloccandone momentaneamente la luce. O forse una stella era passata troppo vicina al buco nero che l’aveva rapidamente “mangiata”, provocando una brillante emissione di radiazioni scambiata dagli scienziati per un quasar.
Si sono cosi moltiplicate le ricerche per individuare altri “QASAR” anomali e ne sono stati individuati diverse decine, alcuni di questi “mostri cosmici” si sono oscurati in un lasso di tempo ancora piu’ breve di quello misurato da Stephanie LaMassa.

Due studi pubblicati recentemente suggeriscono che questi quasar si smorzano perché la quantità di gas e polvere che scorre attraverso i loro dischi di accrescimento – il vortice di materia calda che circonda un buco nero – diminuisce drasticamente. Così, il buco nero muore di fame.

Se gli astronomi riuscissero a determinare il meccanismo che innesca questo rapido oscuramente dei quasar, e le scale temporali su cui questi oggetti smettono di esistere, potrebbero comprendere meglio come evolvono le galassie e conseguentemente l’evoluzione del nostro Universo.

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