La resistibile vittoria di Renzi

Il PD (o quello che resta di questo partito) sta celebrando il suo Congresso-Non Congresso con una querelle infinita su cifre, risultati e votazioni piu’ o meno truccate. I seguaci dell’ex premier cantano vittoria sbandierando a poche ore dalla chiusura delle votazioni un rotondo 68% a favore di Renzi, con Orlando al 25% ed Emiliano poco sopra il 6.

La claque è tutta una sfilza di dichiarazioni inneggianti alla vitalità del partito ed al grande successo personale di Renzi. Ma le cose stanno proprio cosi’?

Il PD sotto l’occupazione renziana è tutt’altro che un partito in buona salute. Crollo verticale degli iscritti, solo nel 2016 sono diminuiti di oltre il 10% rispetto all’anno precedente, attestandosi intorno alle 345.000 tessere, cifre molto lontane rispetto ai 474.000 del 2012 ed addirittura ai 572.000 tesserati portati in dote nell’ultimo anno di vita dei DS.

Decine di circoli chiusi sul territorio, i giovani che hanno voltato la faccia a colui che anagraficamente e per parole d’ordine, spesso di basso livello, doveva essere il loro principale interlocutore.

Due scissioni in pochi mesi: la cosiddetta sinistra (Bersani e soci) e prima ancora Civati.

Una serie di sconfitte, una più bruciante dell’altra, con in cima quella del 4 dicembre scorso sulla contro-riforma costituzionale che doveva consegnare le chiavi del potere per un ventennio a Renzi.

Il quadro non dipinge certamente una situazione rosea, al di la, della liturgia renziana officiata dai suoi fedelissimi. E l’affluenza alla primarie comunque vada sarà molto lontana dai 3 milioni di partecipanti.

E se è certamente scontato che Renzi vincerà la sagra delle primarie, grazie sia ad una politica spregiudicata con i ras delle tessere e dei voti, in grado di spostare ingenti pacchetti di consensi,  sia per mancanza di alternative vere rimaste nel simulacro del PD, la partita vera si gioca su altri fronti.

Il punto decisivo dell’ultima battaglia di Renzi sono le elezioni politiche che l’ex premier vorrebbe ancora quanto prima. Un desiderio talmente forte da aver aperto le prime incrinature nel rapporto con Mattarella.

E nelle elezioni politiche cje il buon Matteo si giocherà tutte le  carte ed anche il suo futuro politico perché un insuccesso nella tornata elettorale piu’ importante degli ultimi dieci anni potrebbe davvero sancire la sua fine politica.

 

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