venerdì, Gennaio 13
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Il mercante Marco Polo e Kublai Khan – parte prima

Anno del Signore 1268. Venezia è all’apice della sua potenza, questa cittadina lagunare incastonata nel punto più settentrionale del Mar Adriatico è il crocevia del commercio internazionale, da qui per mare principalmente, ma anche per terra, transitano, nei due sensi, la quasi totalità degli scambi commerciali tra il Vicino e l’Estremo Oriente e l’Occidente cristiano.

I mercanti che portavano seta e spezie, canfora e avorio, perle, profumi e tappeti dal vicino Oriente e dai piú lontani paesi tropicali, venivano tutti a scaricare a Venezia e da li a dorso di mulo o di cavallo, travalicavano le Alpi, attraverso i passi del Brennero e del San Gottardo, per spingersi fino alla Francia e alla Germania, ma anche verso le Fiandre e la lontanissima Inghilterra.

Quell’anno viene eletto un nuovo Doge, Lorenzo Tiepolo e in suo onore le corporazioni di mestiere sfileranno per un’intera settimana davanti al palazzo che dà sulla piazza San Marco, per festeggiare il suo insediamento. I sacerdoti della basilica di San Marco, davanti ad una folla festante e tumultuosa recitano un’ipnotica cantilena, questa formula nella quale si evince la piena consapevolezza della potenza veneziana dice: «Cristo vince, Cristo regna, Cristo impera. Notre Signore Lorenzo Tiepolo, alla Dio grazia, inclito Doge di Vinegia, Dalmazia e Croazia et dominatore della quarta parte e mezzo di tutto l’impero di Romania, salvamento, onore, vita e vittoria. Santo Marco tu lo aiuta»

In quello stesso anno, anche durante le celebrazioni in onore del nuovo Doge, un ragazzo appena quindicenne, allampanato, si aggira per il porto, ascoltando e interrogando i marinai provenienti dal lontanissimo oriente. Il suo nome è Marco Polo ed è particolarmente interessato ai Tartari perché suo padre e suo zio, Niccolò e Matteo, da tempo erano in viaggio verso il Catai, l’attuale Cina.

A quel tempo i Tartari erano all’apogeo della loro potenza sia in Oriente che in Occidente. Da Pechino essi governavano su tutta la Cina settentrionale, sulla Corea, la Mongolia, la Manciuria ed il Tibet, e ricevevano tributi dall’Indocina e da Giava. L’Orda D’oro governava l’Afghanistan, il Turkestan, ma anche il Caucaso e buona parte delle Russia. Si trattava di un impero sterminato che questi bellicosi nomadi avevano soggiogato come un’onda inarrestabile.

Intorno al 1268 i Tartari avevano iniziato a suddividere questo vastissimo impero in quattro regni distinti la Cina, l’Asia centrale, la Russia e la Persia. Dopo un crescente timore per le conquiste di questo popolo, tra l’impero tartaro e l’Occidente era iniziato un periodo di contatti diplomatici e di scambi commerciali e anche di missioni evangeliche, capitanate soprattutto dai francescani. La strada era stata aperta circa venti anni prima, nel 1245 da Giovanni del Pian dei Carpini e Guglielmo di Rubruck, due frati inviati rispettivamente dal Papa e da Luigi IX, il Santo, re di Francia. I due si erano spinti fino ai confini settentrionali della Cina, senza però entrarvi.

Marco Polo aspettava ormai il ritorno del padre e dello zio da otto anni, i due mercanti avevano deciso di intraprendere un’avventura commerciale nella Tartaria, quell’immenso territorio che si estendeva a nord, del Mar Nero. Marco non lo sa, ma mentre nel 1268, si aggira sempre più sconsolato tra i moli veneziani, nella speranza di acquisire qualche notizia sulla sorte dei due, Niccolò e Matteo stanno stancamente tornando dal loro lungo viaggio. Nel 1269 raggiunsero la costa mediterranea di Acri, in Terra Santa e da li si imbarcarono per Venezia.

Ricongiuntosi con padre e zio, Marco si abbeverò ai magnifici racconti di questo lunghissimo e periglioso viaggio. I due mercanti veneziani, giunti a Bukhara, nel 1261, vi vissero per tre anni. Situata su uno snodo importante della Via della Seta, questa fiorente città era sede del khanato ed è li, che Matteo e Niccolò, incontrano il grande Kublai Khan, a cui tutti i capi tartari dovevano fedeltà. Furono trattati con grande ospitalità e curiosità ed alla fine il Gran Khan accettò di farli tornare in patria, inviando con loro un messaggio diretto al Papa in cui chiedeva che gli inviasse cento uomini di scienza in modo da istruire e convertire i suoi Tartari. Chiese inoltre un po’ dell’olio santo che che alimentava la lampada accesa sul sepolcro di Cristo, in Gerusalemme. Ad Acri, Niccolò e Matteo, appresero che il vecchio Papa era morto e che ancora non era stato eletto il suo successore.

A Venezia Niccolò apprese inoltre che la moglie, incinta alla sua partenza, era morta, dopo aver dato alla luce un figlio, l’allampanato quindicenne che si abbeverava ai loro racconti con un’avidità senza limiti. Per due anni i Polo rimasero in patria, aspettando che fosse eletto un papa a cui consegnare le lettere del gran khan; ma perdurando lo stallo nell’elezione del nuovo pontefice, decisero di far ritorno in Oriente, per timore che il Gran Khan potesse ritenersi ingannato dai due mercanti. Questa volta decisero di aggregare con loro il diciassettenne Marco Polo.

La sua grande avventura umana stava per iniziare.

….continua..….

Fonti:

alcune voci di Wikipedia

Power, Eileen. Vita nel Medioevo: Il contadino. Il viaggiatore. La badessa. La donna di casa. Il mercante. Il fabbricante di panno

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