venerdì, Novembre 25
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Coppie chiuse, coppie aperte

Il mondo relazionale degli animali è molto variegato e richiama in gran parte quello umano, tra legami etero stabili (piuttosto pochi!), altri spezzati (la maggior parte) e altri ancora omosessuali e con cambiamenti di sesso. Oltre a tutta una serie di altre situazioni piuttosto bizzarre e persino incresciose.

Innanzitutto, la monogamia non è molto diffusa in tutte le specie animali. Tra gli uccelli, che sono un’eccezione, arriva invece al 90%. I motivi sono da ricercare soprattutto nelle cure parentali, che per essere efficaci, devono essere espletate da entrambi i genitori, di cui uno, ad esempio, accudisce i piccoli, mentre l’altro procura il cibo o viceversa. Inoltre anche la difesa costante del territorio da parte del maschio è molto importante.

Anche tra le specie monogame, però, si possono avere tradimenti: persino tra i mammiferi monogami, che costituiscono soltanto il 9% del totale, la fedeltà assoluta e duratura per la vita intera è documentata solamente per sette specie. In particolare, i gibboni, gli sciacalli e le scimmie tamarino manifestano un elevato grado di fedeltà. Tra gli uccelli, in cui gli “inseparabili” sono coniugi “obbligati” per tutta la vita in gabbia, mentre i meno fedeli sono il balestruccio e il fenicottero maggiore. I maschi alfa dei macachi sono infedeli per “diritto”, potendosi accoppiare con qualunque femmina del gruppo, cosa non permessa ad altri. Le femmine meno attraenti possono concedersi ad altri maschi, ma se scoperte, ci può essere una violenta e perfino mortale vendetta da parte del “capo”. Le volpi maschio in genere si accoppiano con le varie femmine incontrate, ma se restano con una per qualche notte, possono fare coppia fissa. I rapporti “extraconiugali”, secondo gli studiosi, potrebbero servire a trovarsi altri compagni, geneticamente migliori di quelli “ufficiali”, per garantire un futuro più sicuro ai figli.

Secondo un recente studio, condotto su ben 1500 specie, tra cui granchi, serpenti e mucche, l’omosessualità è molto diffusa tra gli animali, a volte in modo stabile. In particolare, due femmine di gabbiano possono dividersi il nido, per far crescere insieme i piccoli. Anche i pinguini maschi di Humboldt possono formare coppie molto unite. Si ipotizza che l’omosessualità, presentandosi in specie assai diverse tra loro, potrebbe avere una qualche componente genetica. Forse già nell’antichità molti animali erano bisessuali, come pure gli antenati umani. Non tutti condividono tale opinione, poiché potrebbe essere una sorta di “allenamento” occasionale per attirare animali di sesso opposto. Secondo altri, essa, presente in quasi tutti i vertebrati sociali, serve comunque a rafforzare i legami sociali, aumentando l’unità di gruppo.

Esistono poi molti individui ermafroditi, come le lumache, cioè dotati di entrambi gli organi, maschile e femminile, capaci o di accoppiarsi con se stessi, oppure con altri, usando a seconda dei casi o la parte maschile o quella femminile.

Ancora più sorprendente il fatto che varie specie animali possono cambiare sesso una o più volte nel corso della loro vita. Ciò succede soprattutto nei pesci, su circa il 2% delle specie. Alcuni, come il kobudai, da femmine diventano maschi, mentre il contrario avviene per i pesce pagliaccio. Nei gamberi marmorizzati invece non ci sono maschi, per cui le femmine si riproducono per partenogenesi. Infine ci sono vari comportamenti animali per noi riprovevoli e persino brutali, come amori di gruppo, violenza sessuale, cannibalismo e persino necrofilia.

In generale, tra gli animali i vari comportamenti sessuali, anche quelli al di fuori di certe “regole” abituali, vengono accettati senza opposizioni evidenti, al contrario di quanto succede tra gli esseri umani. Basti pensare che l’omosessualità, in certa parte rispettata o comunque accettata nei paesi occidentali, viene invece combattuta, e persino repressa in circa 70 nazioni, in Africa, Asia e Medio Oriente. Addirittura, in Arabia ed altri cinque Stati, per essa è prevista la pena di morte. Nonostante che da oltre 30 anni l’Organizzazione Mondiale della Sanità l’abbia eliminata dalla lista delle malattie mentali. Certamente per i comportamenti “estremi”, in noi prevalgono, almeno in generale, certi codici morali che ci portano a condannarli e anche, se possibile, a punirli.

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