domenica, Novembre 20
Shadow

Breve storia del volo americano nello spazio: 1958 – 2022

Ripercorriamo le tappe fondamentali dell’astronautica americana, dal primo volo con equipaggio umano, passando per l’allunaggio e alle stazioni Skylab e ISS. Senza, ovviamente, dimenticare le missioni Space Shuttle.

Nonostante i continui rinvii per motivi tecnici, la Nasa, nelle prossime settimane o al massimo mesi, lancerà la missione Artemis 1: prima di una serie di missioni che culmineranno con il ritorno del genere umano sul satellite naturale della Terra, dopo un’assenza di 50 anni.

Il primo uomo a camminarvi fu, come tutti sanno, Neil Armstrong il 20 luglio 1969, mentre l’ultimo essere umano a calcarne la superficie fin ora è stato il comandante dell’Apollo 17 Gene Cernan il 14 dicembre 1972. Il quel periodo gli astronauti erano tutti uomini bianchi, ma ora le cose cambieranno; infatti la missione Artemis 3 porterà sulla Luna la prima donna e la prima persona di colore.

Missioni dalla complessità eccezionale come il programma Artemis, non possono essere improvvisate dal nulla; sono il risultato di decenni di innovazioni e traguardi eccezionali. I loro successi euforici e gli strazianti fallimenti hanno contribuito a plasmare i programmi odierni e il modo in cui gli umani volano nello spazio oggi, più di quanto pensiamo e valgono sicuramente la pena di essere ripercorsi.

Programma Mercury: 1958-1963

Fu la risposta americana alla missione Vostok 1 che per primo lanciò in orbita il primo essere umano nel 1961. Il primo programma di volo spaziale umano degli Stati Uniti, Mercury, ha spaziato dal 1958 al 1963 con l’obiettivo di inviare uomini in orbita e riportarli sulla Terra in sicurezza. Il programma ha raggiunto questo obiettivo con successo in sei missioni con equipaggio che trasportano un astronauta ciascuna, iniziando inizialmente con voli di 15 minuti e finendo con quasi un giorno e mezzo in orbita.

Nell’immagine possiamo ammirare la capsula Freedom 7 che il 5/5/1961 portò Alan Shepard ad effettuare il primo volo sub orbitale per un astronauta americano.

Programma Gemini: 1961-1966

Esattamente come Artemis testerà varie tecnologie e risorse per i futuri astronauti diretti su Marte, il programma Gemini, che si è svolto dal 1961 al 1966, è servito da ponte verso la Luna. Il programma aveva quattro obiettivi principali: testare la capacità di un astronauta di effettuare missioni spaziali a lungo termine (fino a due settimane), acquisire conoscenze sull’attracco dei veicoli spaziali e sulle procedure di rendez-vous in orbita attorno alla Terra e alla Luna, dimostrare le procedure di rientro e atterraggio, e migliorare la nostra conoscenza degli effetti del volo spaziale a lungo termine sugli astronauti. Gemini consisteva in 12 missioni: Gemini 1 e 2 senza equipaggio, mentre Gemini da 3 a 12 avevano due astronauti ciascuno.

A questo programma parteciparono tutti gli astronauti che fecero poi la storia del successivo programma Apollo come: Neil Armstrong, Edwin Buzz Aldrin, James A. Lovell ed Eugene Gene Cernan e molti altri ancora.

Modulo Agena in attesa del randez-vous con la capsula Gemini 12

Gli Apollo: 1963-1972

Questo programma è stato il culmine dell’esplorazione statunitense (ed umana) dello spazio nel XX secolo. Mettendo a frutto tutte le conoscenze acquisite con i programmi Mercury e Gemini, la NASA riuscì nella non scontata impresa di inviare sulla Luna ben 27 uomini, 12 dei quali vi camminarono sopra.

Tutto questo, in prima istanza, fu possibile grazie al potentissimo lanciatore Saturn V. Il progenitore dell’attuale SLS, era alto ben 110 metri e pesava a pieno quasi 3000 tonnellate ed aveva una capacità di portare nello spazio profondo fino a 46 tonnellate di carico utile.

Oltre che per i suoi indiscutibili successi, le missioni Apollo vengono ricordate anche per due gravissimi incidenti. Uno dalle conseguenze nefaste e l’altro, fortunatamente con lieto fine.

Il 27 gennaio 1967, durante un test a terra della capsula Apollo 1, scoppiò un incendio, provocando la morte di tutti e tre gli astronauti a bordo della navicella: Virgil “Gus” Grissom, Ed White e Roger Chaffee. Questo incidente non solo ha respinto i successivi voli di linea dell’Apollo, ma ha anche portato a importanti riprogettazioni del veicolo spaziale, cambiamenti di gestione e cambiamenti nella cultura della sicurezza all’interno del programma. Ha anche segnato per il pubblico i pericoli ereditari del volo spaziale umano.

Il secondo incidente nel 1970 coinvolse l’Apollo 13 del comandante Jim Lovell, che subì lo scoppio di uno dei serbatoi di ossigeno mentre era in volo di avvicinamento alla Luna. La fuoriuscita di ossigeno causò una rotazione anomala del modulo di servizio Odyssey, che compromise definitivamente la missione e mise in pericolo l’equipaggio. Alla fine, l’equipaggio è stato in grado di utilizzare il modulo lunare Aquarius come scialuppa di salvataggio, per orbitare attorno alla Luna e tornare in sicurezza sulla Terra.

Modulo di servizio abbandonato dell’Apollo 13. Nella foto scattata dall’equipaggio dal modulo lunare Aquarius, si può notare il danno causato dallo scoppio della bombola di ossigeno.

Skylab: 1974-1979

Dopo Apollo venne Skylab, la prima stazione spaziale americana. Il suo varo segnò l’uso definitivo del Saturn V, il cui terzo stadio era stato convertito in un habitat vivibile. L’obiettivo del programma era di continuare a studiare gli effetti del volo spaziale a lungo termine e di eseguire esperimenti (circa 270 in tutto) in campi come le scienze biomediche e della vita, l’elaborazione dei materiali e l’astronomia. Durante il suo periodo in orbita, Skylab ha ospitato tre equipaggi di 3 persone in missioni della durata di 28 giorni, 59 giorni e 84 giorni, rispettivamente, ciascuno dei quali ha progressivamente stabilito nuovi record di longevità spaziale. Questa esperienza ha contribuito a gettare le basi per quella che sarebbe poi diventata la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) decenni dopo.

Ripresa dello Skylab dopo il suo ultimo distacco nel 1974

Space Shuttle: 1981-2011

Lo Space Shuttle , noto anche come Space Transportation System (STS), era un veicolo spaziale parzialmente riutilizzabile che ha volato dal 1981 al 2011. Progettato per il lancio come un veicolo spaziale tradizionale e per atterrare come un aeroplano, lo shuttle era responsabile della consegna dei carichi utili in orbita per sia per uso scientifico che militare, nonché per aiutare in seguito a consegnare e assemblare moduli per la ISS.

Il poderoso lancio dello Space Shuttle Discovery nel 2007

Fondamentale mezzo di trasporto che ha contribuito in maniera decisiva allo sviluppo satellitare odierno, lo Space Shuttle è famoso anche per due catastrofici incidenti, l’ultimo dei quali ha decretato la fine di quest’avventura, anche se il ritiro ufficiale è avvenuto quasi 10 anni più tardi.

Il 28/10/1986, lo space shuttle Challenger si è rotto in pezzi 73 secondi dopo il lancio, provocando la morte di tutti e sette gli astronauti a bordo. La causa dell’esplosione è stata un guasto di entrambi gli O-ring ridondanti all’interno del booster a razzo solido destro della navetta a causa delle temperature estremamente basse, che quindi non sono riuscite a sigillare le rispettive articolazioni.

il secondo incidente avvenne il 01/02/2003 e coinvolse il Columbia. A differenza del disastro del Challenger, quello del Columbia avvenne durante il rientro in atmosfera a termine missione e fu causato ad distacco di una delle piastrellette del rivestimento refrattario, per via dell’urto con un pezzo di schiuma ignifuga dal serbatoio esterno della navetta che si è spostato e ha colpito il bordo d’attacco dell’ala sinistra poco dopo il lancio, causando una perdita di integrità strutturale.

Stazione Spaziale Internazionale:  1998-ad oggi

Inizialmente intesa come una stazione spaziale solo per gli Stati Uniti chiamata Freedom, le riprogettazioni e l’ampliamento della partecipazione internazionale alla fine hanno portato al laboratorio orbitante delle dimensioni di un campo di football (americano) noto come Stazione Spaziale Internazionale (ISS). La costruzione della ISS in orbita è iniziata nel 1998 e la maggior parte dell’avamposto orbitante era stata assemblata nel 2011, con il modulo più recente aggiunto nel 2021.

Lo scopo della ISS è quello di far progredire la nostra conoscenza della vita e del lavoro nello spazio, comprese le apparecchiature e i sistemi di test che saranno necessari per future missioni a lungo termine sulla Luna e su Marte. Vengono regolarmente condotti esperimenti scientifici nei campi dell’astrobiologia, dell’astronomia, della biologia, della botanica, della meteorologia, della fisica e di molti altri.

La struttura della stazione spaziale internazionale è enorme, grande come un campo di calcio. Per copletarla sono stati necessari decine di lanci

Avanti per Artemide: prossimamente

La NASA ha una ricca storia di voli spaziali umani segnata da risultati incredibili e sconfitte strazianti. Mentre Artemis 1 ora siede con orgoglio in cima alla sua piattaforma di lancio a Cape Canaveral, pronto per il suo volo inaugurale, riflettiamo su come questa storia abbia contribuito a plasmare gli sforzi in corso per tornare sulla Luna e far avanzare il futuro del volo spaziale umano per tutti.

fonte: varie voci di Wikipedia

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: