• 27 Agosto 2022 13:08

SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

Il primo film western, con tutti i suoi canoni di piena riconoscibilità, è del 1903 e si intitola The Great Train Robbery (La grande rapina al treno). Scritto, montato, diretto e forse anche interpretato da Edwin S. Porter (1870-1941) per conto della compagnia cinematografica di Thomas Edison.

Il film è considerato una pietra miliare nella produzione cinematografica in quanto utilizza una serie di tecniche non convenzionali, tra cui il montaggio composito, riprese on-location e frequenti movimenti di cinepresa. La pellicola che dura appena 12 minuti è uno delle prime ad utilizzare la tecnica del montaggio incrociato, in cui due scene vengono mostrate in svolgimento simultaneo ma in luoghi diversi. Il montaggio incrociato è la tecnica che permette di passare da una scena a un’altra e viceversa, facendo capire che due o più scene si svolgono contemporaneamente.

Prodotto con un budget di 150 dollari e girato nel novembre 1903 tra gli studi Edison di New York e alcune zone del New Jersey, il film fu proiettato a New York il mese successivo. La “prima” avvenne in una piccola sala di New York e per i primi minuti gli spettatori guardarono il film in religioso silenzio, poi iniziarono a sentirsi delle urla “Sparagli ancora! Ammazzalo!“. Al termine della proiezione seguì quasi un tumulto e gli spettatori pretesero che la pellicola fosse ritrasmessa per altre cinque o sei volte. Il successo fu planetario e per diversi anni, The Great Train Robbery risultò essere il film più visto. Il cinema western era ufficialmente nato.

Tra i tanti record di questo film dobbiamo registrare la presenza di Gilbert M. Anderson, che interpreta il primo bandito, meglio conosciuto come Broncho Billy, sarà la prima star del genere western.

Ferrovie e treni erano già al centro dell’immaginario della frontiera americana, presenti nei romanzetti western da due soldi (dime novels), perfino nel teatro e anche nella letteratura di maggior spessore come nel “Giro del mondo in 80 giorni” dove il grande Jules Verne descrive un attacco degli indiani ad un treno che sfreccia nelle sterminate praterie americane. Paradossalmente saranno proprio i treni e le ferrovie che daranno il definitivo colpo di grazia al mito della frontiera.

Nella realtà gli indiani erano troppo intelligenti per attaccare il “cavallo di ferro” mentre era in corsa, ma è verissimo che la ferrovia che attraverserà il West, sarà l’inizio della loro fine. Il sogno di unire la costa est con quella ovest degli Stati Uniti, con una ferrovia transcontinentale ha un punto di svolta quando il 1 luglio 1862, Abraham Lincoln, il Presidente degli Stati Uniti, firmerà la legge che è passata alla storia come il “Pacific Railroad Act“.

Con questa legge si stabiliva che due compagnie concorrenti, la Union Pacific e la Central Pacific, dietro una grande elargizione di fondi pubblici, avrebbero collaborato nella straordinaria impresa. La Union sarebbe partita da Omaha nel Nebraska, diretta ad Ovest, la Central da Sacramento in California, diretta a est. Le due compagnie si sarebbero incontrate a mezza strada e grazie al sacrificio di migliaia di cinesi, irlandesi, tedeschi e italiani così avvenne il 10 maggio 1869, quando le due linee si incontrarono a Promontory Point, nello Utah.

La scena nella quale i Presidenti delle due Compagnie piantano, l’ultimo, simbolico “chiodo d’oro” è raccontata in due film: “Il cavallo d’acciaio” (1924) capolavoro muto del cantore western per eccellenza John Ford e “La via dei giganti” (1939) di Cecil B. DeMille.

Il cavallo d’acciaio

Sempre nel solco dell’esaltazione del progresso e della civiltà contro i selvaggi indiani e i fuorilegge si iscrive un film del 1952 diretto da André De Toth, “Nevada Express” (titolo originale Carson City). Il film che si avvale dell’interpretazione di Randolph Scott, vera icona del genere western, basti pensare che su un centinaio di titoli da lui interpretati circa 60 sono western, si basa sulla costruzione di una vera linea ferroviaria (The Virginia & Truckee Railroad) che collegava la città di Reno con Carson City e serviva appunto per il trasporto dei metalli preziosi (oro, ma soprattutto argento) estratti dai giacimenti minerari del Nevada.

Randolph Scott, nei panni del volitivo ingegnere Kincaid, dirige i lavori della costruzione della ferrovia battendosi contro loschi affaristi che ne osteggiano la realizzazione, in quanto la nuova linea ferroviaria danneggerebbe i loro interessi.

Ad osteggiare il “progresso” rappresentato da treni e ferrovie non sono solo gli indiani, ma anche bande di fuorilegge. Certamente un ruolo primario lo rivestì uno dei più noti pistoleri del West, Jesse Woodson James (1847-1882) che combatté prima di darsi alle rapine con i confederati durante la Guerra Civile americana.

Fu durante quel periodo che mise a punto gli attacchi contro i treni unionisti.  Insieme al fratello Frank, i fratelli John, Cole, Jim e Robert Younger, William “Bloody” Anderson, i fratelli Ed e Clell Miller, William Clarke Quantrill, Archie Clement e Dave Pool formò una banda di fuorilegge che mise a segno molte rapine e assalti ai treni, diventando per altro nell’immaginario popolare sudista l’emblema del rancore del sud contro il capitalismo predatorio e senza scrupoli del nord.

Jesse James venne ucciso durante un imboscata a causa del tradimento da parte di un neo-membro della sua banda, Robert Ford, nel 1882. A celebrarne le imprese, una pellicola del 1939 “Jesse, il bandito” diretta da Henry King e Irving Cummings (non accreditato) e che si avvale, per l’epoca, di un cast stellare: Henry Fonda, Tyrone Power, Nancy Kelly, Randolph Scott e John Carradine.

Concludiamo questa breve e certamente non esaustiva carrellata con un film del 1969 che l’American Film Institute  ha inserito al settantatreesimo posto della classifica dei migliori cento film statunitensi di tutti i tempi, stiamo parlando di “Butch Cassidy“, diretto da George Roy Hill e interpretato magistralmente da Paul Newman e Robert Redford, due leggende del cinema americano.

Il film romanza, ma non più di tanto, la vita di Butch Cassidy, singolare fuorilegge che aveva cura di assaltare i treni senza mietere vittime, nonostante sia lui, che altri componenti della banda, come Sundance Kid, fossero agguerriti killers. La pellicola ottenne tre nomination e quattro premi Oscar nel 1970. In particolare gli Oscar andarono a:

  • Migliore sceneggiatura originale a William Goldman
  • Migliore fotografia a Conrad Hall
  • Miglior colonna sonora a Burt Bacharach
  • Miglior canzone (Raindrops Keep Fallin’ on My Head) a Burt Bacharach e Hal David

Il treno quindi rappresenta nell’epopea del cinema western di volta in volta, la civilizzazione che marcia a tappe forzate unendo gli opposti lembi di terra di un continente sterminato e allo stesso tempo, l’avanzata di un capitalismo vorace e sfruttatore che cancella dalla storia indiani e bisonti, fuorilegge e pionieri, ma soprattutto lo stile di vita della frontiera americana che muore definitivamente negli ultimi anni del diciannovesimo secolo.

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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