• 25 Settembre 2022 16:16

SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

Il dibattito sul nesso tra drastici e prolungati cambiamenti climatici e la scomparsa di intere società anima da tempo il dibattito tra storici, archeologi e scienziati. È ancora tutto da dimostrare come un radicale cambiamento climatico possa essere l’unica causa del crollo di una civiltà ma appare ormai certo che tale eventualità gioca comunque un ruolo fondamentale nella crisi irreversibile di molte società.

Uno dei precursori di questa teoria è stato l’archeologo americano Harvey Weiss che ha diretto gli scavi e le indagini del progetto Tell Leilan dell’Università di Yale nel nord-est della Siria dal 1978. Il suo contributo più recente all’archeologia ambientale è stata la sua ipotesi che cambiamenti climatici improvvisi, su scala secolare, abbiano alterato le traiettorie di sviluppo delle società preistoriche e dell’antica Asia occidentale, come il brusco cambiamento climatico di 4.200 anni fa che ridusse la produzione agricola nella Mesopotamia settentrionale, costrinse le popolazioni ad abbandonare le regioni colpite dalla grave carenza idrica, sconvolse le entrate imperiali accadiche e conseguentemente causò il collasso politico nella Mesopotamia meridionale. 

L’impero di Akkad o Impero accadico è stato un regno mesopotamico che si costituì tra il 2334 e il 2193 a.e.v. circa e quindi ebbe una durata approssimativa di circa 140 anni. Fondato da Sargon di Akkad, rappresentante dell’elemento semitico ormai sempre più preponderante in Mesopotamia, e dalle sue iniziali conquiste, diede origine ad una dinastia, detta “accadica“, dal nome di una capitale, Akkad, non si sa se di nuova fondazione.

Impero accadico

Secondo Weiss questo prolungato inaridimento che causò il collasso delle strutture politiche centrali dell’impero accadico e la migrazione di gran parte della popolazione in cerca di acqua, non riguardò soltanto la Mesopotamia ma rivestì il carattere di fenomeno estremo globale. A questo siccità globale ed estrema è stato dato il nome di 4,2 kiloyear BP, uno degli eventi climatici più gravi dell’epoca dell’Olocene. Definisce l’inizio dell’attuale età meghalaiana nell’epoca dell’Olocene.

L’età meghalaiana è l’attuale e l’ultima età  del Quaternario. È anche la parte superiore o più recente delle tre suddivisioni dell’epoca olocenica. Il Megalaiano inizia 4200 anni BP , cioè prima del 1950 ( c. 2250 a.e.v.),  lasciando spazio alla possibile creazione dell’Antropocene dal 1950 in poi.  L’età è stata ufficialmente ratificata dalla Commissione internazionale sulla stratigrafia nel luglio 2018.

A partire dal 2200 a.e.v. e per circa 200 anni si sarebbe verificata con carattere progressivo ed estremo la siccità ritenuta responsabile di molti sconvolgimenti politici e sociali. È stato ipotizzato che abbia causato il crollo dell’Antico Regno in Egitto , dell’Impero accadico in Mesopotamia e della cultura Liangzhu nell’area del fiume Yangtze inferiore .  La siccità potrebbe anche aver avviato il crollo della civiltà della valle dell’Indo , con parte della sua popolazione che migrò verso sud-est per seguire il movimento dell’habitat desiderato, così come la migrazione di persone di lingua indoeuropea persone in India.

Occorre precisare che una parte della comunità scientifica non concorda con questa teoria perché a loro avviso non ci sono prove sufficienti che si sia trattato di una siccità globale verificatasi in una sequenza temporale chiara e così continua.

In questi ultimi anni stanno però crescendo le prove di un cambiamento climatico iniziato circa 4200 anni fa e che è proseguito per un paio di secoli con un progressivo crollo delle precipitazioni e un’estensione delle zone sottoposte a siccità estrema. Ci sono prove che verso il 2200 a.e.v. il flusso del Nilo fosse sensibilmente diminuito e nello stesso arco temporale, tra il 2181 e il 2055, si segnalerà come un periodo di grandi turbolenze in Egitto, con i faraoni del precedente regno antico che persero il controllo di vaste zone del regno mentre contestualmente emergevano centri di potere in competizione.

Secondo Weiss la spiegazione migliore è un calo delle piogge monsoniche che alimentavano il Nilo e che causarono oltre ad una grave instabilità politica anche l’abbandono di molte città. Quest’ultima parte del ragionamento dell’archeologo americano è pero contestato da una quota non marginale di egittologi.

Anche molti antropologi si oppongono all’equazione eventi climatici estremi = crollo delle società, perché a loro dire questa teoria non tiene in debito conto la grande capacità di adattamento del genere umano. In uno studio del 2021 lo storico ambientale Dagomar Degroot della Georgetown University ha elencato almeno cinque metodi attraverso i quali le società sopravvissero ad eventi climatici avversi, uno di essi è il passaggio da una dieta fondamentalmente basata sui cereali (che in caso di siccità prolungata non possono essere prodotti) ad una basata sulle proteine animali.

Insomma il dibattito continua e non passa quasi mese senza che gli “opposti schieramenti” portino un qualche elemento aggiuntivo a sostegno della propria tesi. Probabilmente come spesso accade entrambe le parti hanno una quota di ragione nel tentativo di spiegare il collasso repentino di alcune società collocate in quel preciso arco temporale.

Fonti:

Le Scienze, luglio 2022, ed. cartacea

alcune voci di Wikipedia

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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