• 25 Settembre 2022 15:10

SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

Una stima realistica del totale di cinghiali presenti sul territorio italiano è di almeno un milione di capi. Eppure, prima della malattia pandemica, erano circa trecentomila in media quelli che venivano abbattuti all’anno. La crescita notevole del loro numero, a partire dagli anni ’50, si può riportare al passaggio da un’economia prettamente agricola ad una industriale.

Dapprima i boschi erano abbastanza sfruttati, per averne legno dai vari usi, ma in seguito sono stati in gran parte trascurati, per cui la loro biodiversità, in generale, ne ha senz’altro guadagnato. Ovviamente anche i cinghiali si sono ritrovati con uno spazio maggiore e più cibo a disposizione, come castagne e ghiande.

Quindi migliorando le condizioni di vita, si è registrata anche una maggiore riproduzione. In molti casi si è ridotta considerevolmente la distanza tra parte boschiva e l’area urbana, per cui non solo i cinghiali, ma anche altri animali selvatici come istrici, lupi e serpenti, hanno iniziato ad invadere paesi e città. A Roma in particolare è capitato più volte di vederli rovistare tra tra i rifiuti non chiusi in cassonetti. Si tratta di animali dalla forte costituzione fisica, con mascelle dal morso potente e canini affilati, praticamente onnivori: mangiano di tutto, anche leguminose, erbe varie, topi, insetti, uova di uccelli.

Presso Dragoni qualche anno fa un cinghiale è apparso all’improvviso per strada causando un brutto incidente, con auto mal ridotta finita fuori carreggiata. In un’altra zona collinare casertana, una persona che inconsapevolmente era finita nel suo spazio, è stata inseguita da una femmina inferocita, che per la rabbia ha persino bucato gli pneumatici della sua auto, in cui la malcapitata si era frettolosamente rifugiata.

In genere i cinghiali sono piuttosto aggressivi, se minacciati o impauriti, o anche feriti. Il maschio carica a testa bassa, con fendenti di lato e verso l’alto. La femmina invece si butta a bocca aperta, azzannando. Molto territoriale e protettiva rispetto ai suoi piccoli, reagisce male verso chi entra nella sua zona.

Oltre ai problemi di intralcio al traffico, i cinghiali invadono anche campi coltivati, decimando piante di cereali. Infine possono essere pericolosi veicoli di peste suina africana per maiali allevati.

Cosa fare? Innanzitutto evitare di portargli da mangiare, perché si potrebbero abituare e poi pretenderlo, in modo aggressivo. Occorrerebbe inoltre dotare i campi di recinti elettrici, ma a monte si dovrebbe operare una decisa sterilizzazione, anche se per il momento non se ne conoscono ancora le modalità efficaci. Purtroppo almeno fino ad oggi, l’unico rimedio risolutivo è l’abbattimento, con eventuale utilizzo delle carni.

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Dante Iagrossi

LAUREATO IN FISICA, DOCENTE DI MATEMATICA E SCIENZE ALLE MEDIE, ORA IN PENSIONE, SI E' APPASSIONATO SOPRATTUTTO ALLA BIOLOGIA E PROBLEMATICHE AMBIENTALI. HA SCRITTO VARI ARTICOLI DIVULGATIVI, ALCUNI PUBBLICATI IN RETE, DOPO LA LETTURA DI SAGGI E RICERCHE SCIENTIFICHE.  IL RACCORDO TRA SCUOLA E RICERCA NON E' FACILE, MA SI PUO' TENTARE

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