• 16 Settembre 2022 17:25

SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

Della vita sociale nell’Età di Mezzo abbiamo molte notizie a partire dal secondo millennio, prima di quella data le fonti sono molto scarne, soprattutto per quello che riguarda le ricorrenze sociali della quotidianità per la gente comune.

Feste maschili e delle corporazioni

Soprattutto a partire dal Duecento si infittiscono e si strutturano le occasioni di incontro, con una rinnovata socializzazione che prefigura un radicato senso di identità a livello di città, contrada, diocesi. Sono frequenti i conviti per soli uomini dove si parla in modo licenzioso e volgare di sesso, pettegolezzi e affari. A Venezia già verso la fine del XIV secolo si sviluppò il fenomeno delle “compagnie della calza“, che “con licenza del consiglio de’ X e con sopraintendenza del magistrato de’ Provveditori del Comune era scopo de’ suoi membri l’esercizio di scambievoli uffizii di amicizia ed il ricrearsi con onesti diporti e piacevoli trattenimenti. Davano essi quindi a proprie spese allegrezze pubbliche con rappresentazioni teatrali, musiche sull’acqua, regatte, mascherate, feste a ballo ed altri pomposi spettacoli, specialmente nelle nozze, negl’ingressi di procuratore, nel venire de’ principi forestieri in Venezia”.

Nelle città del Nord Europa, quelle fiamminghe – a Bruges, a Gand, ad Anversa – o a quelle delle città dell’Hansa – a Lubecca, Kiel e Amburgo – i membri di una schola festeggiavano il santo patrono in rumorose, animatissime riunioni, completate da epiche bevute. Anche le donne socializzavano attraverso visite e banchetti che di solito si svolgevano all’interno delle case, nei ginecei e spesso sono ricordate come momenti in cui la divisione di classe veniva messa da parte.

Il galateo a tavola

La vita sociale e mondana fiorisce a tal punto dopo l’anno Mille che Bonvesin de la Riva, scrittore e poeta contemporaneo di Dante, nato e vissuto a Milano circa tra il 1240 e il 1315, ci lascia nella sua opera “Le cortesie del desco” una galateo a tavola ante litteram. Occorre ricordare che, al tempo del Bonvesin, non esistevano posate oltre il cucchiaio e un personale coltello, ma ci si serviva delle mani per raccogliere, frugando nei grandi piatti di portata, i propri bocconi preferiti. Questo fa comprendere perché si dovessero fare frequenti lavaggi delle mani in ampi recipienti d’acqua. Inoltre, il vino era distribuito in grandi boccali a disposizione non solo di un commensale, ma anche di due o più.

Essere educati con gli altri – sostengono le Cortesie – vuol dire che si possiede consapevolezza del proprio status, quindi del proprio “potere”. Pertanto questo “manuale” di buone maniere invita a non mangiare e bere smodatamente, a non gridare a tavola, a mantenere pulite le mani, a masticare e bere senza fare eccessivo rumore.

La festa nuziale

Una delle occasioni sociali più importanti, se non la più importante è la festa nuziale. Si tratta di un evento sociale di carattere religioso e privato, che si svolge prima in chiesa e poi a casa dello sposo. Molto spesso, otto giorni dopo il rito ufficiale, il matrimonio viene celebrato con un banchetto anche a casa della sposa. Il percorso tra la chiesa e la casa dello sposo e tra quest’ultima e la casa della sposa viene seguito da tutto il “parentado” ovvero un corteo con i parenti degli sposi, i testimoni e le loro famiglie. Gli amici e gli abitanti del villaggio o della contrada fanno da ala festosa al passaggio del corteo, con lancio di grano e confetti, antiche reminiscenze di riti pagani che la Chiesa cattolica era stata costretta a inglobare nella propria tradizione.

I banchetti nuziali sono seguiti da musica, balli e facezie per quasi tutta la notte, poi dal giorno dopo la neo coppia inizia la propria vita insieme, inutile rimarcare come al tempo non si conosceva la tradizione del “viaggio di nozze“. Un’altra grande occasione sociale di incontro sono i tornei cavallereschi, che diventano ben presto, nonostante una sorda e intermittente ostilità della chiesa, momenti di grandi raduni popolari.

Tornei, palii e quintane

La conquista e la riappropriazione degli spazi pubblici è un aspetto non marginale connesso al mondo dei tornei. Già prima che si inizi il torneo, gli abitanti della città o del villaggio che lo ospita si adoperano affinché l’evento si svolga nelle migliori condizioni possibili, anche costruendo apposite tribune per i maggiorenti del territorio e organizzando chioschi e punti di ristoro dove indistintamente tutti possono rifocillarsi durante la manifestazione cavalleresca.

Un contraltare meno cruento dei tornei cavallereschi sono i Palii e le Quintane che come a Siena e Foligno sorgono un po’ dappertutto. In queste occasioni si sfidano le contrade cittadine e a volte diventano occasioni di regolamenti di conto tra famiglie e corporazioni in accesa competizione tra loro.

La caccia, per i maschi, è un’altra occasione fondamentale di socializzazione. Soprattutto tra i feudatari e le classi agiate cacciare animali selvatici, considerati la rovina dei campi coltivati e degli animali da cortile come volpi, orsi e lupi, rappresenta un momento di condivisione e di sfoggio del proprio status.

Il “turismo sacro”

Non dobbiamo dimenticare il ruolo dei pellegrinaggi quali occasioni di socializzazione non soltanto religiosa. Talvolta la meta era molto vicina, si passava da una chiesa cittadina ad un’altra. In Roma proliferavano le processioni che avevano per meta San Pietro, partendo da San Giovanni in Laterano e toccando altre chiese cittadine. Tra le più significative si annoverava la processione denominata delle sette chiese poiché interessava sette fra le principali basiliche romane: San Giovanni, Santa Maria Maggiore, San Lorenzo fuori le mura, San Paolo, San Clemente, San Vitale a via Longa (oggi via Nazionale) e San Pietro.

Ovviamente i grandi pellegrinaggi offrivano occasioni di condivisione ancora più intense, si trattava di compiere insieme viaggi lunghi e avventurosi verso le mete di San Giacomo de Compostela, Canterbury, Gerusalemme, Saint-Michel in Normandia e San Michele al Gargano. Per mesi i pellegrini vivevano insieme e oltre ai momenti religiosi condividevano occasioni di vita in comune, anche liete e giocose. Per certi versi si trattava di un’anticipazione di quello che nel futuro sarà chiamato “turismo sacro”.

Infine una precisazione doverosa, il pellegrinaggio non è stato inventato nel Medioevo: molti santuari erano ad esempio venerati anche in epoca romana, e talvolta, come nel caso del Santuario della SS Trinità sul Monte Autore, forse sin dalla preistoria. Per propiziarsi gli dei anche gli antichi egizi e i babilonesi praticavano pellegrinaggi, così come l’usanza non è mai scomparsa neanche in India e Giappone.

Natale, Pasqua e i funerali

La dimensione religiosa nella vita sociale del Medioevo però non si esauriva certamente nel pellegrinaggio o nel matrimonio. Altri incontri religiosi di più modesta entità e di carattere privato sono i battesimi e le numerose feste religiose dell’anno: il Natale e soprattutto la Pasqua che aveva il vantaggio di cadere agli inizi della buona stagione.

I funerali rappresentavano un particolare momento di condivisione sia all’interno della famiglia allargata del defunto che delle comunità nella quale aveva vissuto. La morte per un cristiano del Medioevo era un momento intriso di grande spiritualità e di socialità cui partecipano la famiglia, i vicini, la contrada e l’intero centro abitato, se di modesta entità.

Dopo l’estrema unzione e la morte della persona la casa del defunto si riempiva di persone che non lasciavano più soli vedovi e orfani fino al momento della sepoltura. Solitamente parenti e amici più cari si premuravano di portare bevande e cibo che non potevano essere preparati nell’abitazione del morto dove il fuoco veniva spento per tre giorni o comunque fino all’avvenuta sepoltura.

La cerimonia funebre si svolge lungo la strada. Il morto passa su una lettiga vestito degli abiti migliori e a volto scoperto perché tutti siano testimoni del decesso. Le campane delle chiesa dove si celebrerà il funerale suonano “a morto” mentre il corteo funebre composto da parenti, amici e membri dell’arte o della corporazione a cui apparteneva il deceduto sfila, le donne piangono o gridano strappandosi i capelli. Se il morte era un personaggio illustre qualcuno dei presenti teneva una sorta di orazione funebre in laude del morto prima che la salma venisse seppellita nella nuda terra del cimitero parrocchiale o della chiesa.

Il Santo Patrono e il Carnevale

Altre occasioni di condivisione sociale, sia di natura religiosa che ludica erano le numerose feste per i Santi Patroni delle città. Accanto ai riti religiosi e ai pellegrinaggi infatti si associano occasioni di incontro e di gozzoviglia che coinvolgono tutte le classi delle città medievali.

Anche il mutare delle stagioni dava l’occasione per feste e ritrovi popolari molto sentiti, uno di questi è il Carnevale. L’origine di questa festa allegra e scanzonata, quando uomini e donne si scrollano di dosso la quotidianità per assumere vesti e atteggiamenti diversi è antichissima.

Uno dei più celebri e rinomanti, quello di Venezia, fa ricorrere le sue origini ad un documento del Doge Vitale Falier del 1094, dove si parla di divertimenti pubblici e nel quale il vocabolo Carnevale viene citato per la prima volta.

L’istituzione del Carnevale da parte delle oligarchie veneziane è generalmente attribuita alla necessità della Serenissima, di concedere alla popolazione, soprattutto ai ceti sociali più umili, un periodo dedicato interamente al divertimento e ai festeggiamenti, durante il quale i veneziani e i forestieri si riversavano in tutta la città a far festa con musiche e balli sfrenati.

Attraverso l’anonimato che garantivano maschere e costumi, si otteneva una sorta di livellamento di tutte le divisioni sociali ed era autorizzata persino la pubblica derisione delle autorità e dell’aristocrazia.

Le feste dei Papi

Gli eventi mondani, spesso gestiti dallo stesso clero, conosceranno nel Quattrocento forse il massimo periodo di fulgore (e di sregolatezza) dell’Età di Mezzo. A Roma sono celebri le feste indette da Paolo II e da Alessandro VI che alle gare di corsa di piazza del Popolo e di via Lata aggiungerà la corsa delle donne in occasione dei trattenimenti di Testaccio, ove si tiene pure una corrida in cui giovani facinorosi assalgono e uccidono i tori slanciati a corsa pazzesca per il cosiddetto monte dei Cocci.

Sempre sotto l’egida della Chiesa dobbiamo citare le feste successive ai Conclavi, nate per solennizzare l’elezione dei pontefici e quindi occasione di celebrazioni religiose e di raduni popolari, in San Giovanni in Laterano e San Pietro.

Fonti:

alcune voci di Wikipedia

Il Medioevo giorno per giorno di L. Gatto

iantichi.org

taccuinigastrosofici.it

studenti.it

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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