• 16 Settembre 2022 9:16

SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

Tempo d’estate, tempo di gelati. Gli italiani sono dei grandi consumatori di gelato e il 37% preferisce gustarlo nella stagione ideale per questo alimento dolce e rinfrescante: l’estate.

Un settore in forte crescita

Le 39.000 gelaterie nazionali che danno lavoro a circa 75.000 addetti, dopo un 2020 molto difficile a causa della pandemia e del crollo delle presenze turistiche straniere, hanno ormai ripreso a pieno ritmo.

Il mercato nazionale va a gonfie vele, trainato dal gelato artigianale, e si prevede per il 2025 un fatturato complessivo del settore di circa 1,47 miliardi di dollari. Tra i gelati più apprezzati, a pieno titolo nell’immaginario collettivo dell’estate perfetta, la parte del leone la fa il cornetto. Forse molti non sanno che il cornetto è un prodotto made in Italy, si tratta di un gelato alla panna con variegatura e copertura al cacao magro e con granella di nocciole e meringhe su cialda wafer, creato nel 1959.

Le origini del cornetto

Ad inventare il cornetto fu Spica, una gelateria artigianale di Napoli. Il brevetto venne acquistato nel 1976 dalla multinazionale anglo-olandese Unilever, che iniziò la commercializzazione del prodotto su scala industriale con il marchio Algida in Italia, e sotto i vari marchi di sua proprietà all’estero. La diffusione del Cornetto fu enorme, anche grazie a forti campagne pubblicitarie, tant’è che il termine cornetto, nell’ambito dei gelati, è diventato un nome generico per indicare un qualunque tipo di cono gelato industriale di qualsiasi marca.

Oggi accanto al gusto originale si affiancano decine di “versioni diverse” di questo popolarissimo gelato, dall’amarena al pistacchio, insomma ce n’é per ogni palato.

Una “punta” deliziosa

Gli amanti del cornetto poi, apprezzano in modo particolare, l’ultimo boccone di questo cono gelato: la punta, quella parte della cialda che racchiude del delizioso cioccolato semisolidificato.

La punta del cornetto è talmente apprezzata che alcuni anni fa, un giovane imprenditore americano Nick Cavagn, decise di trasformare la punta del cornetto in uno snack vero e proprio, battezzandolo Muddy Bites, riscuotendo un enorme successo.

Il rovescio della medaglia

Eppure quella piccola punta deliziosa è anche la parte più dannosa per la nostra salute. Per mantenere “solido” quel pezzetto di cioccolato, evitando che si sciolga mentre gustiamo il nostro cornetto i produttori hanno dovuto cambiare il punto di fusione: ci sono riusciti ricorrendo a un processo chiamato idrogenazione, che comporta l’aggiunta di una molecola di diidrogeno a un altro composto, in questo caso, il cioccolato.

Il problema che sorge a questo punto è che questo processo trasforma i grassi insaturi in grassi solidi e quindi gli acidi grassi insaturi diventano saturi. Essi sono costituiti da una catena carboniosa satura formata unicamente da legami singoli C-C. Possono essere di origine naturale o derivati per idrogenazione di acidi grassi insaturi.

I rischi cardiovascolari

Da molti anni sappiamo come il consumo di alimenti che contengano elevate quantità di acidi grassi saturi – quindi i grassi della carne e derivati, del latte e derivati (cioè burro e formaggi), lo strutto, e inoltre alcuni oli vegetali (olio di cocco, di palma e di semi di palma) – sia potenzialmente dannoso per la salute, presentando seri fattori di rischio cardiovascolare.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, adulti e bambini dovrebbero consumare al massimo il 10% delle loro calorie giornaliere in forma di grassi saturi, e il consumo totale di grassi, comunque, non dovrebbe superare il 30% delle calorie giornaliere.

In conclusione quando gustiamo integralmente un cornetto assicuriamoci che la nostra dieta giornaliera sia stata povera di acidi grassi saturi, per limitare al massimo i rischi per la nostra salute e nello stesso tempo non privarci di quell’ultimo, delizioso boccone che vorremmo non finisse mai.

Fonti:

alcune voci di Wikipedia

La Cucina Italiana

PXRItaly.com

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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