• 10 Agosto 2022 1:39

SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

A volte si parla del genere umano in termini piuttosto dispregiativi e unilaterali, come se le sue azioni fossero dettate soltanto da motivi egoistici. Eppure ci sono ogni giorno tanti episodi che contraddicono questa visione, limitata alle attività più deleterie, come crimini e guerre.

Innanzitutto, l’enorme esercito di volontari, che solo in Italia supera i 6,6 milioni di persone, riuscendo a sopperire almeno in parte a certe gravi carenze istituzionali. Vari i settori: assistenza ad anziani, disabili, tossicodipendenti, stranieri, ecc. Si tratta in questo caso di “altruismo organizzato”, ma comunque ci sono tanti gesti compiuti individualmente, che spesso restano nell’ombra, non essendo forse abbastanza eclatanti da interessare le prime pagine dei giornali.

Persino tra gli animali esiste l’altruismo: finora si pensava fosse esclusivamente di tipo interessato, ma in certi casi non sembra sia affatto così.

In generale, per spiegare il comportamento altruistico animale, ci sono due teorie principali: la selezione parentale e l’altruismo reciproco. Il primo, rivolto a parenti sia vicini che lontani serve evidentemente a favorire il trasferimento dei propri geni. Qualche esempio, se un membro di un gruppo di delfini è ferito, o comunque si mostra sofferente, gli altri intervengono subito ad aiutarlo e come primo intervento lo mantengono a galla per respirare.

Il maschio di megattera non lascia mai da sola la compagna ferita: anche da lontano ne avverte le grida e presto accorre in suo aiuto. Anni fa una balena in difficoltà di nuoto, nonostante il peso enorme, è stata sorretta da compagne per le pinne, poi sostituite per stanchezza da altre. Il caso estremo è quello di chi muore per la difesa degli altri o del proprio alveare, come le api-soldato.

L’altruismo reciproco è invece rivolto ad estranei, ma viene accompagnato da un’ aspettativa di qualche ricambio. Se una giovane bonobo viene circuita in modo aggressivo da un maschio invadente non gradito, le più grandi e anziane l’ aiutano a cacciarlo via. Anche senza alcun grado di parentela. Forse sperano in tal modo di poter avere poi una buona nuora!

I gamberetti del genere Alpheus scavano tane nella sabbia, mantenendole pulite, ma sono ipovedenti. I pesci ghiozzi con una vista migliore controllano la situazione attorno: se avvistano il pericolo della venuta di un predatore, li toccano e si rifugiano al sicuro nella tana. Tantissimi i casi di simbiosi mutualistica, basati sulla logica ferrea del “Do ut des”. Ma ci sono anche tanti esempi di altruismo che sembra davvero disinteressato.

Un lupetto nato disabile, con paralisi alle zampe posteriori, riuscì a sopravvivere grazie all’aiuto del branco, anche se ovviamente non era in grado di partecipare alle battute comuni di caccia. In Antartide, dove si registrano temperature anche inferiori ai – 40 °C, e ci sono predatori assai feroci, come le foche leopardo, capita che i genitori pinguini non facciano più ritorno al nido col cucciolo restato solo. Allora altri adulti, pur non parenti, adottano il piccolo, persino coppie di maschi.

Persino in caso di animali tradizionalmente nemici, come cani e gatti, possono verificarsi azioni altruiste “pure”. Un cane corre in acqua e porta sulle sue spalle un gatto in difficoltà, condotto a riva, che poi appena in salvo, non si ferma a ringraziare: preferisce scappare per sicurezza, vedendo attorno altri cani!

Tra i primati è diffusa la pratica del grooming, lo spulciamento non solo tra parenti, evidentemente finalizzato a un adeguato ricambio di pulizie. Presso l’università californiana di San Diego un ricercatore, in una serie di esperimenti, ha provato la propensione dei bonobo all’altruismo verso simili. Uno alla volta, 16 bonobo sono stati condotti in una di due stanze attigue, separate da un recinto.

Sopra l’altra stanza, appeso al soffitto, pendeva un pezzo di mela. Arrampicandosi sul recinto, essi potevano far cadere la mela nell’altra stanza. Essi però sganciavano la mela quattro volte più spesso quando in essa c’era un altro bonobo, rispetto a quando era vuota. Inoltre l’offerta veniva fatta anche senza richieste da parte di altri bonobo, in modo spontaneo. Pure con estranei.

Due scimmie sono state sottoposte a un esperimento di logica: trovare la forma geometrica giusta di un oggetto da deporre in relativo incavo. Una di loro dopo qualche prova è riuscita a farlo, con ricompensa di cibo, l’altra invece no. Alla fine la scimmia premiata due volte ha ceduto senza esitare la banana ricevuta all’altra, rimasta a bocca asciutta.

In conclusione, l’altruismo animale sembra cozzare con la regola rigida darwiniana della lotta per l’esistenza, ma è in gran parte spiegabile col vantaggio per il proprio gruppo, per la propria famiglia o solo per se stessi. Negli altri casi, potrebbero invece attivarsi circuiti neurali o ormonali compensativi, ma quest’ultima ipotesi è da verificare.

Foto da Pinterest (“amoreaquattrozampe”): gorilla Koko e micetto

Video:

Dante Iagrossi

LAUREATO IN FISICA, DOCENTE DI MATEMATICA E SCIENZE ALLE MEDIE, ORA IN PENSIONE, SI E' APPASSIONATO SOPRATTUTTO ALLA BIOLOGIA E PROBLEMATICHE AMBIENTALI. HA SCRITTO VARI ARTICOLI DIVULGATIVI, ALCUNI PUBBLICATI IN RETE, DOPO LA LETTURA DI SAGGI E RICERCHE SCIENTIFICHE.  IL RACCORDO TRA SCUOLA E RICERCA NON E' FACILE, MA SI PUO' TENTARE

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