• 25 Luglio 2022 11:54

SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

Steve McQueen, la vita spericolata di un’icona hollywoodiana

Alle 15.45 del 7 novembre 1980, a soli cinquanta anni, stroncato da un tumore probabilmente contratto da giovane quando era sotto le armi, moriva una delle ultime grandi espressioni dello star system hollywoodiano: Steve Mc Queen.

Era la conclusione di una vita tragica e contraddittoria, sempre condotta sul filo, da un uomo segnato fin dalla nascita avvenuta a Beech Grove il 24 marzo 1930.

Le origini

Figlio di uno stuntman squattrinato e violento che presto lo abbandonerà, con una madre Julian, ragazza disadattata che inizierà a prostituirsi per mantenersi, passando da un uomo all’altro, il giovane Steve cresce nella sconfortante sensazione di essere solo.

Semi analfabeta, il suo rapporto con l’istruzione era disastroso, probabilmente molestato da uno dei partner “scappa e fuggi” della madre,  con cui avrà un pessimo rapporto per tutta la vita, ritenendola responsabile della sua “vita di merda“, dedito fin da giovanissimo all’alcool, incapace di rapporti profondi McQueen passerà la gioventù da un posto all’altro, sballottato dalla madre e dai suoi pellegrinaggi in cerca di un uomo che la mantenesse.

Inevitabilmente, per un principio elementare di autodifesa, McQueen si indurirà: sempre pronto a fare a botte, entrerà per un paio di volte in riformatorio. Nella sua vita prima di diventare uno dei più grandi e iconici attori del grande schermo farà un’infinità di mestieri, flirtando con l’attività criminale più di una volta.

McQueen, il marine

Nel 1947, per tre anni si arruola nel Corpo dei Marines, dove probabilmente contrarrà per via di una continua esposizione all’amianto, il mesetelioma che lo ucciderà a soli 50 anni.
Nell’esercito il carattere ribelle di Steve McQueen cozzerà ben presto con il rigido formalismo gerarchico (siamo alla fine degli anni quaranta) e al termine dei tre anni di ferma, potrà “vantare” al suo attivo ben sette degradazioni.
Allo stesso tempo, in situazioni di stress e di pericolo McQueen darà il meglio di se stesso, riuscendo a sorprendere superiori e camerati. Famoso un episodio avvenuto durante un’esercitazione in un lago del nord degli USA, in pieno inverno con una temperatura rigidissima.
Il soldato McQueen, era già stato degradato da caporale a soldato semplice, si lamenta del freddo, delle manovre, del pessimo cibo, si mostra indolente e incattivito, fin quando alcuni barconi che trasportano reclute si rovesciano nell’acqua gelida del lago.
Lui è il primo a scattare, si getta nell’acqua, urlando ordini ai soldati (e ufficiali) esterrefatti dall’accaduto e semi paralizzati e di fatto coordina le operazioni di soccorso. Come riconosciuto dagli stessi superiori se il bilancio dei morti non assumerà proporzioni spaventose in buona parte è merito della prontezza di spirito e del coraggio di Steve McQueen.

L’amore per il cinema

Ci sono poche cose al mondo che un giovane introverso, depresso e solitario come McQueen ama: la velocità e le motociclette (alla sua morte, la sua collezione di moto comprendeva oltre 100 modelli per un valore di vari milioni di dollari) e l’alcool.


Con le donne aveva il classico rapporto “scopa e fuggi“, dotato di un fascino irresistibile, mescolava l’aria da duro con improvvisi stati di tenerezza e fragilità, che accendevano nelle ragazze un erotico ed irresistibile senso materno.
Come questo giovane sbandato diventerà prima dei trenta anni uno dei più famosi e pagati attori di Hollywood rimane una delle tante manifestazioni di quello che chiamiamo il “sogno americano“.
L’incontro con la recitazione è frutto dell’altra passione infantile di Steve: il cinema. Fin da piccolo, probabilmente per annegare il vuoto assoluto della sua vita, condotta in condizioni di povertà estrema, sia materiale che spirituale, McQueen passa intere giornate al cinema.
Il suo idolo è Humprhey Bogart, e di  Bogey evolverà e migliorerà il personaggio  nel corso degli anni, attraverso una rappresentazione più versatile e complessa del “duro dal cuore tenero“.

Bogey

Figlio dell’Actor’s Studio

Il segreto del suo successo come attore in fondo è banalmente semplice: McQueen reciterà se stesso e in particolare quel giovane sbandato, duro, solitario e introverso che è stato il segno distintivo della sua adolescenza e della sua gioventù.

Nel 1952, grazie a un prestito fornito agli ex soldati, incominciò a frequentare i corsi di recitazione presso l’Actor’s Studio di Lee Strasberg a New York. Dei 2000 candidati presentatisi alle selezioni, solo lui e altri 4 riuscirono a entrare nella scuola. Nel 1955 Steve McQueen esordiva a Broadway.
Da li, l’esordio nel grande schermo in un piccolo ruolo in Lassu qualcuno mi ama,  1956,  quindi una prodigiosa carriera con ruoli sempre più importanti in film come I magnifici sette, La grande fuga (forse il film che lo consacrerà definitivamente), Quelli della San Pablo, Bullit, Papillon, L’inferno di cristallo, Il cacciatore di taglie fino alla morte prematura, che meriterebbe un capitolo a parte.

Una burrascosa vita sentimentale

La sua vita sentimentale fu un carosello di relazioni infuocate spesso concluse in modo burrascoso. Il 2 novembre 1956 sposò l’attrice Neile Adams, dalla quale ebbe due figli: Terry (1959-1998, che morirà a soli 38 anni per emocromatosi) e Chad (1960) che cercherà di ripercorrere, senza successo, le orme del padre sia come attore che come pilota. Il primo matrimonio finirà nel 1972.

Lo stesso anno sul set del film “Getaway” diretto da Sam Peckinpah, conoscerà Ali MacGraw con cui intreccerà una tumultuosa relazione, condita anche da accuse di violenza domestica, fino al 1978.

McQueen e Ali MacGraw

Ebbe anche relazioni con le attrici Lauren Hutton e Barbara Leigh. L’8 agosto 1969 avrebbe dovuto trovarsi nella villa al 10050 di Cielo Drive, invitato dall’amico Jay Sebring, a trovare la comune amica Sharon Tate, la notte in cui furono uccisi dalla family di Charles Manson. Per un impegno dell’ultimo minuto McQueen non si presentò e questo probabilmente gli salvò la vita. L’attore fu talmente scosso dall’accaduto che, da quel momento, portò sempre con sé una pistola.

La morte

Dieci mesi prima di morire sposò la modella Barbara Minty. L’attore si spense a Ciudad Ciuarez, in Messico, in una clinica  in seguito a due consecutivi attacchi cardiaci, alle 15:45 del 7 novembre 1980, accanto all’ultima moglie e all’istruttore di volo e amico Sammy Mason. Ventiquattro ore prima gli era stata rimossa chirurgicamente una grossa massa metastatica all’addome. Fu cremato e le ceneri furono disperse nell’oceano Pacifico.

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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