• 8 Giugno 2022 12:57

SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

La storiella sostenuta da Eginardo, il biografo di Carlo, che il re franco avesse accettato a malincuore l’incoronazione a Imperatore rientra nel complesso agiografico tendente ad attribuire al sovrano franco, tra le altre doti, anche quella della modestia.

Un Papa sotto attacco

In realtà il processo che avrebbe portato Carlo a indossare la corona imperiale aveva subito un’accelerazione con l’elezione a Papa di Leone III nel 795. Da allora si erano succeduti una sequenza di atti, trattative e dichiarazioni che avevano lo scopo di preparare il grande evento. Quello che certamente Carlo non si aspettava era la brusca accelerazione che scaturì dall’insurrezione del 799, contro Leone III, capeggiata da due dei più alti funzionari della corte romana, il primicerio Pasquale e il sacellario Campolo, entrambi nipoti del precedente papa Adriano I.

Il papa cadde nelle mani dei rivoltosi che intendevano tagliargli la lingua e accecarlo, seguendo la “moda” bizantina, volta a mettere definitivamente fuori gioco un avversario. Prima però che i congiurati riuscissero a mettere in atto il loro proposito Leone III riuscì a fuggire, riparando presso il duca di Spoleto che si assicurò di farlo arrivare incolume a Padeborn, dove in quel periodo risiedeva Carlo.

Il Papa si presentò al re franco raccontando che lingua e occhi gli erano stati effettivamente tagliati ma che San Pietro lo aveva miracolosamente guarito. Con ogni probabilità, pur essendo credente, Carlo era un uomo troppo avveduto per credere ad un simile miracolo, in ogni caso, a dissipare ogni dubbio in proposito ci penserà un’ambasceria dei congiurati romani, giunta anch’essa a Padeborn poco tempo dopo l’arrivo del Papa.

La commissione d’inchiesta

Anche questo evento sottolinea il ruolo di “uomo forte” di Carlo che ha ormai spodestato qualunque influenza bizantina sulla Chiesa di Roma. I congiurati oltre a smentire Leone III sulle mutilazioni subite, presentarono al re franco un lungo elenco di malversazioni, spergiuri e fornicazioni compiute dal Papa. Carlo si trovava di fronte a una spinosa matassa da sbrogliare. Si consigliò quindi con Alcuino, filosofo e teologo anglosassone molto stimato dal sovrano. Alcuino gli fece osservare che il suo titolo di Patrizio dei Romani non gli conferiva in modo certo l’autorità di ergersi a giudice del Papa.

Nello stesso tempo Alcuino rassicurò Carlo che la dignità del re dei Franchi doveva ritenersi superiore sia a quella pontificia, sia a quella imperiale di Bisanzio, peraltro in quel periodo ricoperta, dopo un colpo di stato, da una donna, Irene. Pur godendo il Papa di una piena immunità per gli atti commessi durante il pontificato, come la dottrina prevalente sosteneva, Carlo ordinò un’inchiesta sui comportamenti di Leone III. A malincuore il Papa accettò il procedimento deciso dal sovrano dei Franchi e tornò a Roma, nell’autunno del 799 sotto scorta, accompagnato da una commissione incaricata di svolgere le indagini.

La commissione d’inchiesta, formata da due arcivescovi, cinque vescovi e tre conti, se provata la piena innocenza del Papa, aveva il potere di procedere al suo reinsediamento. L’inchiesta andò per le lunghe e da subito si capì che la commissione manovrava per l’assoluzione del pontefice, forse anche grazie alla corruzione di alcuni dei commissari.

Il più influente dei dieci, Arno di Salisburgo, scrisse una lunga lettera con i risultati dell’inchiesta che Alcuino, a cui era indirizzata, distrusse. Probabilmente la missiva conteneva le prove di una serie di malefatte di Leone III ma ormai, per il consigliere di Carlo che supervisionava la questione romana, l’assoluzione del Papa era un fatto, diremmo oggi, di realpolitik.

L’incoronazione di Carlo

Carlo, come capo supremo della Cristianità e protettore della Chiesa romana si assunse direttamente questo compito e il 23 novembre dell’800 si presentò alle porte di Roma. Leone III ignorando il protocollo gli andò incontro per dodici miglia dall’Urbe. Se si pensa che in occasione del precedente viaggio di Carlo a Roma, nel 774, Adriano I aveva atteso Carlo in San Pietro anziché andargli incontro, si capisce come erano profondamente cambiati i rapporti di forza tra il regno dei Franchi e il Papato.

Il 1 dicembre, emulando l’imperatore Costantino, Carlo aprì i lavori del Concilio nella basilica vaticana che come ormai chiaro a tutti si pronunciò per l’insindacabilità dell’operato del Papa e gli concesse di discolparsi dalle accuse prestando sui Vangeli il giuramento solenne della propria innocenza, ciò che Leone III fece con grande sollecitudine.

Lo stesso Concilio sancì formalmente i lunghi negoziati che aprivano la strada all’incoronazione di Carlo ad Imperatore. La mattina di Natale Leone III posò sul capo di Carlo la corona secondo un rituale familiare al mondo greco-romano piuttosto che a quello germanico, poi lo unse con l’olio sacro, e secondo almeno un cronista si prosternò davanti a lui, nel rituale orientale della proskynesis.

Carlo non gradì questa cerimonia che in linea teorica ribadiva la supremazia dell’autorità pontificia su quella imperiale. Pur essendo nella realtà esattamente il contrario, Carlo Magno che oltre ad un grande generale era un fine politico non poteva non cogliere la potenza simbolica di questo rituale tanto che quando tredici anni dopo volle associare al governo suo figlio Ludovico, il Pio per prepararlo alla successione cambiò completamente la procedura d’incoronazione.

Niente Roma, bensì la cappella palatina di Aquisgrana, niente Romani presenti ma solo Franchi ma soprattutto nessun Papa a cingere il capo del nuovo imperatore con la corona, ma lo stesso Carlo a imporla sul capo del figlio o secondo un’altra fonte Ludovico la indosserà da solo.

nella foto dipinto di Raffaello “l’incoronazione di Carlo Magno”

Fonti:

Carlo Magno di A. Barbero

alcune voci di Wikipedia

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.