• 8 Giugno 2022 8:55

SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

L’anomalia del Sud Atlantico: un nuovo studio sul campo magnetico terrestre

DiNatale Seremia

Giu 8, 2022

C’è un’enorme zona che si estende per gran parte del Sud Atlantico e parti del Sud America, Sud Africa e Antartide dove il campo geomagnetico terrestre registra un valore di intensità magnetica inferiore rispetto al campo medio generato dal dipolo magnetico. Definita come “anomalia del Sud Atlantico” le dimensioni di questa zona aumentano con l’altitudine.

A un’altezza di circa 500 chilometri, l’anomalia si estende dalla latitudine geografica 0° a -50° e in longitudine da 90° Ovest a 40° Est. Inoltre la forma della SAA varia nel tempo: dalla scoperta iniziale, verso la fine degli anni cinquanta, il confine Sud è rimasto approssimativamente costante mentre un’espansione di lunga durata è stata misurata verso settentrione (tra Nord-Ovest e Nord-Est) e verso Est.

Il campo magnetico terrestre svolge una funzione essenziale per la presenza della vita sul nostro pianeta. La sua scoperta è attribuita alle osservazioni di Pierre de Maricourt, riportate nella sua Epistola de magnete (Lettera sul magnete) addirittura del 1269. Formatosi circa 4 miliardi di anni fa, si estende per svariate decine di migliaia di chilometri nello spazio, formando una zona chiamata magnetosfera, la cui presenza genera una sorta di “scudo” elettromagnetico che devia i raggi cosmici e tutte le particelle cariche, riducendo la quantità che raggiunge il suolo dando origine alle fasce di Van Allen.

Il campo geomagnetico non è stazionario e oltre a variazioni di direzione e intensità, è soggetto ad inversione dei poli le cui ricorrenze sembrano essere casuali e che interessano simultaneamente tutte le regioni della Terra. Gli scienziati definiscono “epoca magnetica” il tempo che intercorre tra un’inversione e un’altra. Da circa 780.000 anni la Terra è soggetta alla cosiddetta “epoca di Brunhes” definita per convenzione a polarità normale.

Un recente studio dell’università di Lund, pubblicato sulla rivista PNAS, basandosi sullo studio dell’anomalia del Sud Atlantico fa chiarezza sull’ipotesi che la Terra stia andando incontro molto più velocemente del previsto ad un’inversione del campo magnetico. I ricercatori hanno dimostrato nel loro studio che negli ultimi 180 anni l’intensità del campo magnetico terrestre si è abbassata di circa il 10%.

Analizzando i dati degli ultimi 9000 anni gli scienziati sono giunti alla conclusione che anomalie come quelle dell’Atlantico meridionale possono essere effettivamente collegate ai sottili cambiamenti dell’intensità dello stesso campo magnetico. I dati sono stati raccolti analizzando manufatti archeologici, campioni vulcanici e carotaggi prelevati dai sedimenti.

Utilizzando infine nuove tecniche di modellazione i ricercatori hanno ricostruito la situazione globale del campo magnetico terrestre negli ultimi 9000 anni. In questo modo sono giunti alla conclusione che un’inversione di polarità del campo magnetico della Terra non è imminente e che la stessa Anomalia del Sud Atlantico dovrebbe scomparire nel corso dei prossimi tre secoli.

Ma cosa accadrebbe se il campo magnetico terrestre si invertisse? Per rispondere a questa domanda intanto occorre specificare che questo “rimescolamento” dei poli avviene in tempi geologicamente piuttosto brevi. L’ultima volta che questa inversione si è realizzata il campo magnetico impiegò non più di 450 anni per spostarsi dal Polo Nord al Polo Sud e tornare poi alla posizione di partenza, che è poi quella di oggi.

La conseguenza più ovvia è quella che ci ritroveremmo ad osservare una bussola che non indica più il Polo Nord ma il Polo Sud. Le conseguenze più significative potrebbero (il condizionale è d’obbligo) riguardare, contemporaneamente, significativi cambiamenti climatici e riduzione dell’intensità del campo del 5% circa rispetto all’attuale, situazione che potrebbe avere ricadute su molte specie viventi.

Il pianeta sarebbe maggiormente esposto ai raggi cosmici e al vento solare in una misura che ci consentirebbe però di attuare efficaci misure di protezione per limitare gli effetti negativi dell’inversione. Chi subirebbe invece un colpo letale per gli effetti dell’inversione del campo magnetico terrestre sarebbero altre specie viventi, in particolare quelle che usano il campo magnetico per i loro spostamenti e le migrazioni, dagli uccelli alle tartarughe marine.

Per lo studio completo dell’università di Lund clicca qui

Fonti:

alcune voci di Wikipedia

focus.it

notiziescientifiche.it

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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