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Shadow

Gli alberi della Luna

È il 31 gennaio 1971 e da Cape Kennedy (oggi Cape Canaveral) si alza nel cielo plumbeo alle ore 16.03.02 una colonna di fuoco e vapori. Si tratta dell’Apollo 14, l’ottava missione del programma, che dopo un ritardo dovuto alle condizioni meteo, punta verso la Luna.

L’equipaggio è costituito da Alan Shepard, comandante; Stuart Roosa, pilota del modulo di comando, e Edgar Mitchell, pilota del modulo lunare. È la terza missione umana sul nostro satellite e Alan Shepard sarà il quinto dei dodici uomini a mettere piede sulla Luna. Shepard è una vera leggenda dell’astronautica americana, era stato il secondo uomo a volare nello spazio, un mese dopo il sovietico Gagarin.

Dieci anni dopo la sua prima missione, all’età di quarantotto anni è chiamato a guidare la nuova missione dopo il sostanziale fallimento di quella precedente, l’Apollo 13. Sulla luna Shepard porterà due palline da golf che colpirà con un ferro 6 per provare alcuni drive a gravità ridotta che secondo lui “volarono per miglia e miglia“. L’astronauta che ci interessa di più, però, per la nostra storia é Stuart Roosa.

Il trentottenne Roosa aveva avuto una vita ancora più avventurosa del suo comandante. Prima di entrare in aviazione dove collezionerà circa 5.500 ore di volo e successivamente nella NASA, fino alla metà degli anni Cinquanta Stuart faceva un mestiere sconosciuto al grande pubblico ma estremamente pericoloso: lo smoke-jumper.

Stuart Roosa ai tempi della missione Apollo 14

In altri termini Roosa veniva paracadutato in foreste situate in zone impervie dove era scoppiato un incendio per spegnere i focolai sul nascere, scavare trincee e mettere in atto tutte quelle tecniche che potessero servire a rallentare le fiamme in attesa dell’arrivo di ulteriori mezzi antincendio. Più di una volta era rimasto impigliato nelle chiome degli alberi rischiando di rompersi l’osso del collo. Questo mestiere aveva fatto nascere in lui una passione per gli alberi e le piante che lo accompagnerà per tutta la vita.

Qualche giorno prima del decollo dell’Apollo 14, Ed Cliff, il capo del servizio forestale americano, chiamò Roosa chiedendogli se fosse stato disposto a portare a bordo dell’Apollo 14 un contenitore metallico pieno di 500 semi. La risposta fu un entusiastico si. I semi appartenevano ad alberi molto comuni negli Stati Uniti come sequoie, platani, pini in grado di crescere in gran parte dell’enorme territorio americano.

L’idea di Cliff era quella di poter seguire la crescita dei semi che erano stati nello spazio per confrontarla la crescita di alberi provenienti dagli stessi “genitori” che non avevano mai “viaggiato” fuori dal nostro pianeta. Roosa sacrificò una parte del bagaglio personale che ogni astronauta poteva portare con se per imbarcare i 500 semi prescelti.

Le cose non andarono come si era sperato. Durante l’ammaraggio nel Pacifico meridionale avvenuto il 9 febbraio 1971 i semi rischiarono di essere distrutti durante il processo di decontaminazione. I primi tentativi di germinazione dei semi “lunari” effettuati dalla NASA fallirono, più che altro per l’imperizia degli addetti.

Ammaraggio Apollo 14

Affidati a mani più esperte ed esattamente agli esperti delle stazioni forestali di Gulfport (Mississippi) e Placerville (California) i semi “lunari” germinarono quasi totalmente, e il Servizio Forestale ottenne da 420 a 450 individui. Molti degli alberelli nati da quei semi speciali furono piantati in giro per gli Stati Uniti nel 1976, in occasione del bicentenario della dichiarazione d’indipendenza.

Un Pinus taeda venne piantato nei giardini della Casa Bianca il 19 gennaio 1977 alla presenza del Presidente Gerald Ford, un platano venne piantato a Filadelfia in Washington Square, un altro presso il Kennedy Space Center di Cape Canaveral, una sequoia a Berkeley, un abete di Douglas davanti alla base degli Smoke-Jumpers in Oregon e così via. E poi davanti a tribunali, scuole ed edifici pubblici negli Stati Uniti.

Alcune dei “Moon trees” furono donati all’estero, dal Giappone alla Svizzera, dal Brasile all’Italia. Nessuno però ritenne opportuno tenere una lista dei siti dove erano stati piantati gli alberi della Luna. E lentamente un velo di oblio si stese su queste piante. Fino al 1996, quando un archivista della NASA, Dave Williams ricevette una e-mail da parte di Mrs. Joan Goble, una insegnante di Cannelton, una minuscola cittadina dell’Indiana, la quale chiedeva informazioni a proposito di un albero che cresceva presso il Koch Girl Scout Camp di Cannelton. La ragione per cui l’insegnate si rivolgeva alla NASA era che l’albero recava una targhetta che lo definiva “Moon tree”, albero della Luna.

Il caso volle che Williams archivista specializzato delle missioni Apollo fosse un uomo tenace, puntiglioso e determinato che decise di andare in fondo alla questione. Williams si informò presso i pochi funzionari NASA del programma Apollo ancora in servizio e al Corpo Forestale e la storia dei 500 semi dello spazio riemerse dalle ombre dell’oblio.

Il fatto che non si trovasse alcun riscontro negli archivi NASA era semplicemente dovuto al fatto che non si trattava di un esperimento ufficiale dell’agenzia spaziale quanto dell’iniziativa di un singolo astronauta Stuart Roosa. Svelato il piccolo mistero dell’albero del Koch Girl Scout Camp di Cannelton, Williams si tuffò con rinnovato impegno nella missione di scoprire dove erano stati piantati gli alberi della Luna, quanti erano e in che condizione si trovassero a distanza di quasi trenta anni. Per la ricerca consultò i giornali dell’epoca riuscendo a localizzarne diversi, compreso quello piantato alla Casa Bianca e persino un platano posto esattamente fuori dal suo ufficio nel Goddard Space Flight Center in Maryland, di cui nessuno ricordava più fosse un albero della luna!

Williams creò un’apposita pagina web e riuscì ad interessare i media che facilitarono il suo lavoro, in un tempo relativamente breve fu in grado di raccogliere una lista di una settantina di questi reduci dello spazio, i cui semi avevano orbitato 34 volte intorno alla Luna, le cui caratteristiche principali (specie, data di impianto, luogo e condizioni) sono da allora disponibili a tutti presso il sito della nasa, alla seguente pagina “Moon trees“.

Fonti:

alcune voci di Wikipedia

La pianta del mondo di S. Mancuso

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