• 31 Maggio 2022 17:07

SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

Adriano I muore il giorno di Natale del 795, gli subentra Leone III,  prete di origine modesta e privo di appoggi fra le grandi famiglie romane e che possedeva soltanto una grande esperienza amministrativa maturata nei palazzi del Laterano. Contrariamente ad Adriano I, uomo risoluto e dotato di una forte leadership, il 96mo Papa dell’era cristiana era un personaggio ambiguo e politicamente più debole.

Sul suo conto correvano per altro sospetti di malversazioni e di immoralità che spinsero ulteriormente il nuovo Papa a rafforzare il rapporto con il re franco, arrivando a concessioni che forse il suo predecessore non avrebbe mai approvato. Il suo primo atto fu di comunicare la propria elezione al re dei Franchi Carlo Magno, recapitandogli le chiavi della Tomba di Pietro (a simboleggiare la conferma del ruolo del re come custode della religione) e lo stendardo di Roma (simbolo politico con il quale Carlo Magno veniva riconosciuto difensore armato della fede). 

Le prerogative che Adriano I aveva sottratto al basileus vennero concesse al potente signore dei Franchi, Leone III iniziò a datare i documenti ufficiali dagli anni di regno di Carlo in Italia, oltre che da quelli del pontificato. Con il papato di Leone III si assiste quindi ad un’appiattimento della Chiesa di Roma sull’alleanza con i Franchi, molto più vistoso di quanto fatto dal suo predecessore.

Nel 797 accadde il primo dei due fatti che determinarono da un lato la rottura definitiva con l’impero bizantino e dall’altro l’assoluta dipendenza da Carlo per la stessa sopravvivenza del Papato. Quell’anno l’imperatrice di Costantinopoli Irene, fino allora reggente per conto del figlio, lo spodestò e assunse personalmente il titolo di basileus, mai portato prima da una donna.

Leone III colse al volo l’occasione e ritenne che questa “forzatura” giustificasse il trasferimento della dignità imperiale da Oriente a Occidente. In quei mesi matura la convinzione del Papa di procedere quanto prima all’incoronazione di Carlo come imperatore. Si tratta però come testimonia il ciclo di mosaici che il papa commissionò, fra il 796 e l’800, per la grande sala delle udienze nel palazzo del Laterano, di un’incoronazione, nel quale il re dei Franchi, appariva come il nuovo Costantino, ma non era investito dell’autorità terrena direttamente da Dio, bensì da san Pietro; dunque era un imperatore in qualche modo sminuito, posto sotto la tutela anche politica del papa.

Come vedremo in seguito di tutt’altro avviso era Carlo Magno che intendeva la Chiesa come figlia dell’autorità politica e religiosa unificata nella persona del sovrano. Il secondo episodio che metterà Leone III nella mani di Carlo Magno fu il complotto ordito contro il Papa.

Il 25 aprile 799 Leone III subì un attentato organizzato dai nobili romani Pascale, nipote di papa Adriano I, e Campolo, primicerio, che volevano eliminare Leone e far eleggere al Soglio Pontificio un membro della loro fazione. L’attentato fu sventato grazie all’intervento del duca di Spoleto, protetto dai missi dominici di Carlo Magno. Non sentendosi più al sicuro, Leone III si trasferì temporaneamente, con un seguito di 200 persone, a Paderborn, in Sassonia, ove si trovava lo stesso Carlo Magno. Vi trascorse circa un mese.

Carlo ricevette in questo periodo informative e documentazioni che sembravano provare le accuse mosse a Leone III in tema di malversazioni e immoralità, ma dopo un confronto con Alcuino, uno dei consiglieri più ascoltati dal re franco che lo sconsigliò vivamente di deporre il Papa, diede prova di realpolitik e preparò il terreno per il ritorno a Roma di Leone III che avvenne il 29 novembre del 799 accolto trionfalmente dal popolo romano.

Un mese dopo, circa, Carlo Magno era incoronato imperatore.

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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