• 3 Agosto 2022 3:58

SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

Dopo il crollo dell’Impero Romano d’Occidente e per tutta l’epoca dei regni romano-barbarici si assiste ad un arretramento delle istituzioni scolastiche e culturali. Resistono però numerosi presidi come le vecchie biblioteche e alcune scuole. Scuole autorevoli – per restare soltanto all’Italia – nel V/VI secolo, fioriscono a Ravenna, a Milano, a Pavia, a Verona.

La ripresa carolingia

Durante l’epoca carolingia, soprattutto nell’attuale Francia e in Italia si assiste a una forte ripresa dell’attività artistica, culturale e scolastica. Grazie anche ad Alcuino, uno dei più ascoltati consiglieri di Carlo Magno nelle città più importanti sorgono nuove istituzioni culturali e formative. Ad Aquisgrana, per esempio, è istituita la Schola palatina dove impartiscono insegnamenti di grammatica, logica e retorica uomini come Paolo Diacono, l’autore dell’ Historia Langobardorum e Paolino d’Aquileia.

Il fondamentale ruolo della Chiesa e dei monasteri

Ancora nel X, XI e XII secolo sono però i monasteri a costituire il presidio culturale più capillare e importante, tra i molti svettano quelli di Montecassino e Cluny. A rafforzare il ruolo nella Chiesa per la promozione delle attività culturali e scolastiche, ai monasteri si affiancano le grandi cattedrali soprattutto quelle della Francia settentrionale, fra le quali quelle di Parigi, Chartres e Orléans, dell’Inghilterra con Canterbury e della Spagna con Toledo, ove fioriscono prestigiose scuole legate alla presenza di grandi maestri: Giovanni d’Andrea, Anselmo d’Aosta, Bonaventura da Bagnoregio, Isidoro di Siviglia, Tommaso Basin e il filosofo Abelardo che a Parigi rilascia agli insegnanti una sorta di munus docendi o licenza di insegnamento.

La nascita delle università

Nel XII secolo nascono le università, istituzioni culturali che tengono regolari corsi di lezioni, esami e conferiscono titoli legali nelle varie discipline. Le prima universitates sono associazioni di studenti e professori e rappresentano il ritorno della cultura laica nella società medievale. Le nuove istituzioni culturali cercano fin da subito il riconoscimento da parte delle autorità civili ed ecclesiastiche e quindi si richiede la concessione di privilegi economici e giuridici, da destinarsi all’assistenza degli allievi indigenti.

Nascono così tra il 1096 e il 1293 le università di Oxford, Salamanca, Cambridge, Padova, Federico II di Napoli, Siena, Lisbona, Macerata e Valladolid. Per comprendere però meglio il funzionamento di queste rivoluzionarie istituzioni culturali e scolastiche esamineremo brevemente il funzionamento della più antica università del mondo, quella di Bologna, fondata nel 1088.

Lo Studium, l’università di Bologna

L’università di Bologna nasce nel seno delle scuole laiche già esistenti nella città e in pochi anni gli studenti accorrono numerosissimi, sia dall’Italia che dal resto d’Europa. Si organizzano gli studi e le materie di insegnamento con i compensi per i magistri, gli esami preparati su vere e proprie dispense – dette peciae – i luoghi di residenza degli studenti, gli alloggi. Alla corporazione degli studenti suddivisi per nationes si affianca quella dei magistri, le cui competenze sono soprattutto connesse alla fissazione degli esami e alle modalità delle lauree.

I libri di testo

Inizialmente le dispense per gli studenti avevano costi esorbitanti e quando il numero degli studenti divenne significativo l’Università di Bologna risolse il problema con la diffusione di peciae a basso costo, copiate in appositi scriptoria e vendute dagli stationarii, librai-editori che producevano il materiale da leggere e lo vendevano direttamente agli studenti universitari.

Queste dispense prime di essere messe in commercio dovevano avere l’approvazione di un’apposita commissione che né garantisse la validità e la conformità agli insegnamenti del tempo. Il materiale usato prevalentemente per la stampa delle peciae era la pergamena, anche se iniziava a diffondersi con una certa lentezza la carta bambagina.

La Charta bambagina

Chiamata anche Carta di Amalfi, doveva il suo secondo nome (Charta bambagina) al particolare procedimento di produzione, che, prescindendo dall’utilizzazione della cellulosa ricavata dal legno, prevede invece l’utilizzo di cenci e stracci di lino, cotone e canapa di colore bianco. Tali stoffe venivano in passato ridotte in poltiglia per mezzo di magli chiodati mossi da mulini a propulsione idraulica. La fibra, disciolta nell’acqua, è filtrata e poi, a mano, trasformata in fogli per mezzo di telai formati da fili di ottone e bronzo.

Gli Statuti universitari

L’Università di Bologna si doterà di Statuti, tra il 1317 e il 1347, con i quali si stabiliva l’organizzazione scolastica. Le lezioni dovevano iniziare inderogabilmente il 10 ottobre di ciascun anno e proseguire ininterrottamente fino alle festività. I professori ordinari e gli straordinari dovevano ascoltare ogni giorno la messa con i loro allievi e quindi impartire puntualmente le loro lezioni senza interruzioni di sorta.

La durata delle lezioni era scandita dagli orari religiosi pur essendo l’università di Bologna un’istituzione laica. Quindi non cominciavano prima che le campane della cattedrale di San Pietro suonassero e terminavano tassativamente dopo che le stesse avevano suonato la terza. Gli studenti dovevano uscire immediatamente dall’università pena il pagamento per i ritardatari di una multa di 10 soldi.

Una particolarità che dimostra come l’organizzazione universitaria del tempo tenesse in maggiore considerazione gli studenti di quanto avviene nella maggior parte delle moderne università era l’obbligo per ogni professore di versare all’atto dell’inizio delle lezioni una congrua somma da cui venivano sottratte consistenti multe, qualora fossero state infrante le disposizioni e gli allievi lo avessero notificato alle autorità accademiche.

Le mani del Comune sull’università

Nel XIV secolo l’università attraversò un periodo difficile e Bologna risentì della concorrenza degli atenei senese e padovano perdendo una quota non marginale di studenti. Il Comune nel frattempo riuscì almeno in parte ad imporre un proprio controllo sullo Studium, come era conosciuta all’epoca l’università felsinea. Questo processo passò innanzitutto dallo stipendiamento dei docenti, che se alleggerì gli studenti da questo onere, fu determinante per avvicinare i professori al potere politico.

Questi infatti vennero progressivamente assunti dal comune e non più nominati dagli scolari. Accanto a ciò altri interventi vennero fatti per limitare le autonomie delle corporazioni studentesche: sin dal 1309 alla nomina dei rettori assistevano un rappresentante del podestà e uno del capitano del popolo, mentre nel 1381 venne istituita la magistratura dei quattro Riformatori dello Studio, dedita all’organizzazione didattica e al finanziamento delle cattedre, completando così la municipalizzazione dello Studium.

La storia della più antica università del mondo è molto ricca per essere esaurita in questo articolo che per altro ha il suo focus nell’affermazione dell’istituzione universitaria nel Medioevo, che dimostra la vitalità culturale e la capacità di innovazione di un’epoca frettolosamente e infondatamente etichettata come “buia e arretrata”.

Fonti:

alcune voci di Wikipedia

edusogno.com

Il Medioevo giorno per giorno di A. Gatto

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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