• 27 Giugno 2022 15:37

SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

Le storie del Pére-Lachaise

DiNatale Seremia

Mag 25, 2022

Può sembrare paradossale che per comprendere appieno il fascino che Parigi ha esercitato, ed esercita, su un numero impressionante di artisti, intellettuali, politici o semplicemente di visitatori, si debba necessariamente partire dai suoi cimiteri. Nessuna città al mondo può vantare il numero di tombe illustri e di storie correlate che si possono incontrare visitando i più importanti cimiteri della capitale francese.

E fra tutti i cimiteri parigini, il più importante e ricco di aneddoti e di sepolture illustri è senza dubbio il cimitero di Pére-Lachaise.

Il cimitero di Pére-Lachaise

Situato nel XX arrondissement di Parigi, nel Boulevard de Ménilmontant, in una zona collinare ad est della città è il cimitero più grande di Parigi: ricopre, infatti, una superficie di 44 ettari e ospita oltre 70.000 tombe e 5.300 alberi. La grande concentrazione di sepolcri di grande valore artistico (molti in stile gotico) e storico ne fanno il cimitero più visitato al mondo, ogni anno 3,5 milioni di visitatori si aggirano alla ricerche delle tombe dove riposano i resti di personaggi famosi (non soltanto francesi) dell’arte, della letteratura, della politica, del cinema e della musica.

Un’altra attrazione del Pére-Lachaise è la presenza del cosiddetto muro dei Federati, situato nella zona sud, dove nel 1871, durante il periodo insurrezionale della Comune, furono fucilati 147 esponenti della Comune parigina, poi seppelliti in una fossa comune con altre migliaia di cadaveri. Il Muro ospita le ceneri di Laura Marx, figlia di Karl Marx, e del marito, lo scrittore Paul Lafargue.

Il cimitero fu progettato dall’architetto Alexandre-Théodore Brongniart (1739-1813), esponente di primo piano della corrente neoclassica. Brongniart per la realizzazione del Pére-Lachaise si basò sullo schema dei giardini inglesi. Il suo nome, invece, si deve al gesuita François d’Aix de La Chaise (detto Père La Chaise, cioè, Padre La Chaise), confessore di Luigi XIV e proprietario di molti terreni sui quali, durante il periodo napoleonico, fu edificato il cimitero.

Inizialmente il cimitero fu poco utilizzato anche perché Napoleone per questioni igieniche scoraggiava le sepolture all’interno della cerchia cittadina. A dieci anni dalla sua creazione, ospitava solo 2.000 tombe. Dopo il periodo napoleonico il cimitero invece iniziò ad ospitare sempre più defunti. La prima tumulazione riguardò una bambina di cinque anni, mentre il primo personaggio illustre i cui resti furono traslati al Pére-Lachaise fu Jean La Fontaine, autore di celeberrime favole morto nel 1695 e il grande commediografo francese Molière, morto nel 1673.

La traslazione di personaggi celebri ordinata dalle autorità pubbliche parigine si rivelerà un’idea brillante e già nel 1830 il cimitero ospitava più di 30.000 tombe. Da allora non si contano più le personalità che hanno eletto il Pére-Lachaise come ultima dimora.

Oscar Wilde

Il grande poeta, scrittore e intellettuale inglese, tra anni dopo aver lasciato l’Inghilterra morì nel 1900 nell’Hôtel d’Alsace, a Saint-Germain-des-Prés, nel cuore culturale della Parigi dell’epoca. Il suo desiderio di essere sepolto al Pére-Lachaise non poté essere subito appagato. Per nove anni, infatti – nell’attesa che Robert Ross, ultimo amante del poeta, trovasse i soldi per pagargli la concessione al Père Lachaise – il corpo fu custodito nel cimitero di Bagneux, nel sud della capitale francese.

Oscar Wilde

Finalmente l’incarico di realizzare il monumento funebre fu affidato per 2.000 sterline al controverso scultore americano Jacob Epstein, che aveva alle spalle una sola opera realizzata fra l’altro tra mille polemiche. I soldi arrivarono a Epstein in forma anonima ma successivamente si scoprì che le duemila sterline erano state raccolte da Helen Carew, con l’assistenza finanziaria di Sydney Schiff, ovvero il romanziere Stephen Hudson.

La lavorazione dell’opera dedicata al genio più trasgressivo e controverso della cultura europea del tempo si rivelerà fonte di accese polemiche. Scolpita in un blocco di marmo bianco di 20 tonnellate rappresenta un’enorme sfinge alata con dei genitali molto prominenti per la morale dell’epoca. Terminata nel 1914 sarà definita senza mezzi termini “indecente”. Nel 1961 due turiste inglesi vandalizzarono la tomba di Wilde, “evirando” la sfinge a colpi di pietre e di un ombrello. I testicoli che avevano infiammato la “pruderie” sia nel 1914 che cinquanta anni dopo finirono sulla scrivania del curatore del cimitero con la prosaica funzione di “ferma carte“.

Le vicissitudini della tomba dell’autore de “Il ritratto di Dorian Gray” però non finiscono qui. Forse per esprimere una singolare solidarietà al grande scrittore condannato in Inghilterra per un bacio omosessuale, negli ultimi anni del ventesimo secolo, si affermò la moda da parte delle donne di baciare il monumento funebre, lasciandovi l’impronta del rossetto. La cosa e però via via degenerata con scritte e disegni che rischiarono di rovinare definitivamente il monumento funebre, tanto che nel 2011  si è provveduto ad una ripulitura generale ed all’installazione di due vetri a protezione per impedire agli ammiratori di spingersi sino al marmo.

Marcel Proust

Uno dei più grandi scrittori di tutti i tempi Valentin Louis Georges Eugène Marcel Proust, muore per una bronchite mal curata il 18 novembre 1922. Aveva 61 anni. L’autore della Recherche è sepolto nel settore 85 del Pére-Lachaise.

Jim Morrison

Il carismatico cantante dei Doors muore il 3 luglio in circostanze misteriose. Morrison sarebbe stato trovato privo di vita nella toelette del night club Rock’ n’ Roll Circus. Un medico che era nel locale constatò che il decesso avvenne per overdose. Da lì sarebbe stato portato a casa e adagiato nella vasca da bagno. La versione ufficiale Pamela Susan Courson, compagna di Morrison che fu una dei due testimoni oculari, fu che l’artista fosse morto per arresto cardiaco nella sua vasca da bagno.

Jim Morrison

Comunque siano andate realmente le cose, forse c’è da condividere la considerazione finale dei biografi Hopkins-Sugerman, secondo cui “a meno che non si tratti di un omicidio, poco importa come sia morto – un’overdose di qualcosa, un infarto, o semplicemente si sia ubriacato a morte (come in molti dapprima sospettarono). La questione di fondo resta quella del ‘suicidio’. In un modo o nell’altro, Jim è morto per autodistruzione, e scoprire in quale maniera è solo questione di determinare il calibro della metaforica pistola che lui stesso si è puntato alla tempia.

Il 4 luglio Agnes Varda, regista e scrittrice belga amica di Morrison, organizzò una veglia funebre privata, facendo allestire la bara nel soggiorno dell’appartamento dove Jim era deceduto; la regista inoltre, si occupò di avvertire l’allora impresario dei Doors a Los Angeles, Bill Siddons, che giunse subito a Parigi. Il manager, la Varda, la compagna di Morrison e pochi altri decisero di seppellire il cantante in uno dei pochi cimiteri di Parigi che accettava anche stranieri, il Pére-Lachaise.

 La sepoltura di Jim Morrison avvenne alle 9 del mattino del 7 luglio, nella seconda fila del settore n. 6, alla confluenza con i settori 5-14-16, senza rito religioso e senza lapide (solo una croce e il nome). La cerimonia fu molto breve, circa dieci minuti e alla presenza di meno di dieci persone. Nei primi anni settanta, il padre George Morrison e gli altri familiari disposero la costruzione di una prima lapide e un piccolo recinto, entrambi in pietra.

Tuttavia, la figura carismatica e “maledetta” del cantante rock divenne quasi subito un vero e proprio mito, tanto che la sua tomba divenne incessante meta di pellegrinaggio di fan, curiosi e turisti, con conseguente accumularsi di rifiuti e scritte sulla tomba stessa.

La tomba di Morrison nel 1991

Fu quindi deciso per una nuova lapide, più spessa e sempre in pietra: al decennale della sua morte, nel 1981, lo scultore croato Mladen Mikulin creò un mezzobusto marmoreo di Jim, che fu posizionato sulla lapide, ma la tomba fu nuovamente deturpata negli anni con vernice, rossetto e graffiti da parte dei fan, ed il mezzobusto fu addirittura trafugato nel 1988.

Per il ventennale della morte, nel 1991, la tomba fu nuovamente riaccomodata, con nuova cinta e blocco di granito grigio, con sopra affissa una lastra di bronzo. Nel 1995, gli eredi ripulirono nuovamente la tomba e quelle circostanti, stanziando un fondo per un sistema di sorveglianza permanente. Per il quarantennale della morte nel 2011, l’area cimiteriale della tomba fu transennata, e vi fecero visita due ex-Doors, Ray Manzarek e Robby Krieger. L’area cimiteriale della tomba fu transennata anche nel 2021, per l’afflusso di turisti al cinquantennale della morte.

Il Pére-Lachaise può anche essere definito come il “cimitero degli amanti”, perché diverse coppie illustre vi sono state sepolte.

Eloisa e Abelardo

Questa reale, bellissima e drammatica storia d’amore ha influenzato per secoli i più grandi scrittori dell’umanità, ispirando Dante per Paolo e Francesca o Shakespeare, per Romeo e Giulietta. Eloisa nasce a Parigi tra il 1090 e il 1100, probabilmente nel 1092, figlia di una scandalosa unione fu affidata al fratello di sua madre, il canonico Fulberto di Notre-Dame. Studiò nel convento di Argenteuil le  arti liberali (dalla grammatica alla retorica, fino alla geometria e all’astronomia) e padroneggiando il latino, il greco e l’ebraico.

È talmente promettente negli studi che lo zio la manda a studiare logica nel 1117, quando già era conosciuta «per la sua cultura letteraria senza pari» dal grande teologo e filosofo Pietro Abelardo. All’epoca quarantenne Abelardo oltre ad essere famoso è di una rara avvenenza fisica, così lo descrive Eloisa in una delle tante lettere giunte fino a noi: “Tutti si precipitavano a vederti quando apparivi in pubblico e le donne ti seguivano con gli occhi voltando indietro il capo quando ti incrociavano per la via […] Avevi due cose in particolare che ti rendevano subito caro: la grazia della tua poesia e il fascino delle tue canzoni, talenti davvero rari per un filosofo quale tu eri […] Eri giovane, bello, intelligente”.

Il rapporto tra allieva e maestro presto però deraglia in un’appassionata storia d’amore, lei è appena diciassettenne. Sempre la fanciulla scrive in proposito: “Col pretesto delle lezioni ci abbandonammo completamente all’amore, lo studio delle lettere ci offriva quegli angoli segreti che la passione predilige. Aperti i libri, le parole si affannavano di più intorno ad argomenti d’amore che di studio, erano più numerosi i baci che le frasi” ricorderà lei in una lettera, in cui si rivolge a lui come “mio signore, anzi padre, al mio sposo anzi fratello, la sua serva o piuttosto figlia, la sua sposa o meglio sorella… ti ho amato di un amore sconfinato… mi è sempre stato più dolce il nome di amica e quello di amante o prostituta, il mio cuore non era con me ma con te“.

Rimasta incinta, Abelardo la rapì e la condusse al proprio paese natale di Pallet, nell’allora Bretagna minore, ospitandola nella casa della sorella: qui nacque nel 1118 il figlio Astrolabio. In gran segreto Abelardo sposa Eloisa a Parigi, ma nonostante tutte le precauzioni la notizia trapela e per evitare scandali, Abelardo inviò Eloisa nel monastero di Argenteuil dove era stata educata.

 I parenti, convinti che Abelardo avesse costretto Eloisa a farsi monaca per liberarsi di lei, decisero di vendicarsi: una notte, mentre Abelardo dormiva nella sua casa, tre uomini lo aggredirono e lo castrarono. In seguito due di essi verranno catturati e, secondo la legge del taglione, accecati ed evirati a loro volta, mentre Fulberto, il mandante dell’aggressione, verrà solo sospeso dai suoi incarichi.

A quel punto Eloisa prende i voti, divenendo in futuro badessa. Abelardo si dedicherà completamente alla vita intellettuale, rispettando rigidamente la regola ecclesiastica. Qui le loro strade si dividono, ma non si dimenticheranno mai: “Il piacere che ho conosciuto è stato così forte che non posso odiarlo” scriverà lei all’amato anni dopo.

Abelardo morì nel 1142 e fu sepolto al Paracleto. Nel 1817 i suoi resti e quelli di Eloisa, morta nel 1164, furono traslati in una cappella nel Cimitero di Père-Lachaise a Parigi, dove oggi riposano l’uno accanto all’altra.

Yves Montand e Simone Signoret

Il 9 novembre 1991, muore a 70 anni, l’attore e cantante di origini italiane ma vera e propria icona francese Yves Montand, viene sepolto al cimitero di Pére-Lachaise nella tomba dove riposava sua moglie, l’attrice francese Simone Signoret.

Yves Montand e Simone Signoret

Considerata una delle donne più affascinanti di Francia, la Signoret (all’anagrafe Simone Henriette Charlotte Kaminker, figlia di un interprete polacco e di una parigina) approdò al cinema per puro caso (trovò lavoro come comparsa durante l’occupazione nazista) e dovette utilizzare il cognome materno per nascondere le proprie origini ebraiche. Nel 1943 conobbe il regista Yves Allégret, suo primo marito e pigmalione, che però lasciò nel 1949, quando perse la testa per un altro Yves, Montand.

Fu subito una passione travolgente ed un amore profondo che reggerà alle numerose scappatelle di Montand almeno fino al 1960, quando in occasione del primo Oscar come migliore attrice della Signoret durante la premiazione Yves incontra Marylin Monroe. Tra i due scatta una passione irresistibile e Yves lascia la moglie. Il tradimento diventato pubblico, facendo della Signoret “la cornuta più famosa di Francia” fu commentato con ironia agrodolce dalla stessa attrice: “Se Marilyn Monroe è innamorata di mio marito, questo prova che ha buon gusto: ne sono innamorata anch’io”. Al termine delle riprese e dopo la promozione del film, tuttavia, Montand si riconciliò con sua moglie, e, nonostante i frequenti tradimenti dell’attore, non si lasceranno mai fino alla morte di lei.

Questo tradimento però lasciò profonde ferite nell’animo di Simone e come scrisse un critico italiano «c’è un prima e un dopo rispetto a quel tradimento. Prima era una donna innamorata, radiosa, bellissima. Poi il tempo è accelerato di colpo e lei, fisicamente, ha iniziato a dimostrare più della sua età, accettando gli anni che passavano

Il 30 settembre 1985, all’età di 64 anni, Simone morì nella grande villa di Autheuil-sur-Herne, che lei e Montand avevano acquistato nel 1954 dopo i primi grandi successi. In seguito Montand si sposò di nuovo ma alla morte fu sepolto insieme a Simone Signoret nel cimitero di Pére-Lachaise.

La tomba di Montand e Signoret

Altri illustri ospiti

Sarebbe impossibile raccontare le storie e gli aneddoti dei personaggi famosi sepolti nel più importante cimitero di Francia (e forse del mondo). Ci limitiamo soltanto a citarne alcuni: Guillaume Apollinaire, François Arago, Honoré de Balzac, Henri Barbusse, Alexandre Théodore Brongniart, Maria Callas, Frédéric Chopin, Alphonse Daudet, Eugène Delacroix, Paul Eluard, Félix Faure, Jean Moulin, Edith Piaf, Marie Trintignant.

Se andate a Parigi quindi non perdetevi una visita al cimitero di Pére-Lachaise dove arte, ricordo e storia si mescolano inestricabilmente.

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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