• 18 Giugno 2022 6:54

SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

Durante la Rivoluzione francese si diffuse la pratica di piantare un albero imponente nella pizza principale di città e villaggi. Questi alberi simboleggiavano gli ideali repubblicani di libertà e fratellanza e rivestirono un significato simbolico così importante che un decreto della Convenzione del 1792 ne regolava l’uso e l’addobbo.

Non doveva necessariamente essere una vera e propria pianta vegetale, bensì poteva consistere anche soltanto di un semplice palo di legno pavesato con nastri tricolori (azzurro, bianco, rosso in quello francese; verde, bianco, rosso in quello italiano) e incoronato col berretto frigio rosso e adorno di bandiere. Veniva usato per cerimonie civili: giuramento dei magistrati, falò di diplomi nobiliari e anche per festeggiamenti rivoluzionari come la danza della Carmagnola.

Degli alberi della libertà se ne occupò una singolare figura di prete, l’abate Henri Grégoire (1750-1831). Grégoire fu tra i capi della Rivoluzione giacobina-montagnarda, vescovo costituzionale di Blois, dimesso dallo stato clericale dalla Chiesa di Roma. Questo prete rivoluzionario tra le sue opere trovò il tempo di scrivere un libricino dal titolo “Essai historique et patriotique sur les arbres de la liberté” pubblicato nel 1794, in questo breve pamphlet Grégoire scriveva che l’albero della libertà perfetto doveva:

  1. essere abbastanza forte per resistere al clima più freddo, altrimenti un inverno rigido basterebbe a farlo scomparire dal suolo della Repubblica;
  2. essere scelto tra gli alberi di prima grandezza e che vanno da 80 a 130 piedi, perché la forza e la magnificenza di un albero ispira una sensazione di rispetto che è naturalmente legata all’oggetto di cui è il simbolo;
  3. la sua circonferenza deve occupare una certa estensione di terreno;
  4. l’estensione della sua ombreggiatura deve essere tale che i cittadini trovino riparo dalle piogge e dal calore sotto i suoi rami ospitali;
  5. deve essere di lunga vita e, se non può essere eterno, almeno venga scelto tra le piante la cui vita possa durare per secoli; 6. bisogna, infine, che sia in grado di crescere in solitudine in tutte le regioni della Repubblica.

La quercia era per il prete rivoluzionario l’albero della libertà perfetto. Il primo in Francia ad adottare l’albero come simbolo di libertà e fraternità, secondo Grégoire, fu un certo Norbert Pressac, parroco di Saint-Gaudens vicino a Civray, nel dipartimento di Vienne e si trattava per l’appunto di una quercia. Durante la Restaurazione gran parte di questi alberi furono sradicati e utilizzati come legna da ardere.

Olmo

L’albero della libertà rimase un simbolo della ideologia liberale repubblicana, e come tale venne talvolta impiantato anche negli anni successivi, in occasione di eventi repubblicani. Per esempio a Ravenna il 15 febbraio 1849, in piazza del Popolo, per festeggiare la nascita della Repubblica romana, avvenuta pochi giorni prima, venne impiantato un nuovo albero della libertà nel medesimo posto di quello eretto nel 1797 durante il periodo napoleonico.

In realtà però le origini simboliche dell’albero della libertà non sono francesi, ma appartengono ad un’altra rivoluzione, quella americana. Tutto inizia nel 1765, quando gli inglesi approvano il famigerato Stamp Act. Questa legge riguardava i libri, i giornali e gli stampati in genere.

Essa imponeva ai cittadini inglesi residenti nelle colonie dell’America Settentrionale di pagare una tassa su ogni foglio stampato, incluse le carte di bordo, i documenti legali, le licenze, i giornali e tutte le altre pubblicazioni. La carta da stampa doveva provenire dall’Inghilterra e portare una marca da bollo (stamp) in rilievo che testimoniava il pagamento della tassa.

 In questo modo la Corona inglese rivendicava la proprietà di tutto quello che veniva pubblicato nelle colonie. I proventi della legge furono destinati a coprire le spese militari sostenute per difendere la frontiera americana vicino ai monti Appalachi (guerra dei sette anni). L’introduzione di questa legge scatenò diverse proteste all’interno delle colonie che sostenevano di essere state tassate senza il loro consenso e senza nessun motivo.

Una tra le proteste più clamorose di queste fu quella che avvenne il 14 agosto 1765 a Boston, quando una folla di coloni infuriati si ritrovò sotto un grande olmo e vi appese un pupazzo che rappresentava l’effigie di Andrew Oliver, l’ufficiale responsabile dell’applicazione della legge, nonché uno stivale con la suola dipinta di verde che simboleggiava i due ministri, il conte di Bute e Lord George Grenville, considerati i veri responsabili della tassa. Si tratta del primo atto di sfida contro il potere della Corona inglese che porterà dieci anni dopo alla Rivoluzione americana.

L’olmo intorno al quale si svolse la protesta fu chiamato The Liberty Tree e quando lo Stamp Act fu abrogato il 16 marzo 1766 sull’onda delle proteste popolari, sotto quest’albero addobbato con nastri, lanterne e bandiere si svolsero entusiastiche celebrazioni. L’albero divenne, così, il simbolo più conosciuto della resistenza agli inglesi e anche molte altre città non tardarono a dotarsi dei loro Liberty Trees locali.

Fonti:

alcune voci di Wikipedia

La pianta del mondo di S. Mancuso

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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