• 13 Giugno 2022 13:53

SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

Carlo Magno e la “questione araba”

Dopo il primo confronto militare con gli Arabi del 778 che si era concluso con un mezzo insuccesso (Le radici storiche del mito di Rolando e del massacro di Roncisvalle) Carlo decise di affrontare in modo diverso la “questione araba”.

Il re franco si era convinto che un eventuale espansione oltre i Pirenei necessitava di una programmazione di largo respiro, per questo decise la costituzione di un autonomo regno d’Aquitania, di cui fu consacrato re, nel 781 il figlio Ludovico, nello stesso momento in cui l’altro figlio Pipino diventava re dei Longobardi.

Ludovico all’epoca aveva solo tre anni e il regno di fatto era governato da una squadra di consiglieri che rispondeva direttamente a Carlo e che impegnò tutte le proprie energie nella difesa del confine pirenaico e nel monitoraggio delle intricate vicende politiche della penisola iberica. Questa mossa di Carlo produsse anche l’effetto di pacificare la nobiltà e le popolazioni aquitane che spesso in passato si erano ribellate all’autorità reale costringendolo ad intervenire per ripristinare l’ordine.

Questo nuovo assetto politico e amministrativo non dissuase però gli Arabi nel condurre delle incursioni in terra franca, come quella del 793, quando una scorreria proveniente dalla Spagna si spinse fin sotto le mura di Narbona e Carcassonne, sconfiggendo il conte Guglielmo di Tolosa e tornandosene poi tranquillamente in Spagna, con un grande bottino di merci e schiavi cristiani.

Queste frequenti scorrerie indussero Carlo a mettere a disposizione di Ludovico ingenti risorse militari per mettere fine una volta per tutte al pericolo arabo. La morte dell’emiro di Cordova nel 797 spinse suo fratello Abdallah ad andare fino ad Aquisgrana per chiedere l’aiuto di Carlo per spodestare il nipote, mentre un altro ribelle, impadronitosi di Barcellona, offriva di consegnare la città ai Franchi.

Era l’occasione che il re franco aspettava. Carlo ordinò a Ludovico di passare i Pirenei e mettere sotto assedio Huesca, mentre un’altra colonna militare al comando del conte Borrell occupò la città fortificata di Vich, stabilendo così una base permanente oltre il confine pirenaico. Huesca che aveva resistito all’assedio di Ludovico, nel 779, scrisse a Carlo, promettendo che la prossima volta si sarebbe consegnata all’esercito franco.

Nel frattempo Ludovico era cresciuto ed era ormai un’adolescente. Nell’800 ritornò in Spagna alla testa dell’esercito e prese Lerida; nell’801 mise l’assedio a Barcellona, che cadde dopo un assedio durato sette mesi, e venne affidata al comando d’un conte goto, Bera. Lentamente i Franchi ampliarono i territori controllati nella penisola iberica, tanto che nel 810 l’emiro di Cordova accettò di negoziare un trattato di pace, riconoscendo l’influenza franca su tutte le terre a nord del fiume Ebro. Quest’area geografica venne incorporata nell’impero e organizzata militarmente come una marca fortificata di confine.

È da questa “marca Hispanica” che tra origini politiche e culturali l’odierna Catalogna. Dal punto di vista militare le guerre contro gli Arabi di Spagna non videro mai scontri campali. Pur affrontando un nemico sul proprio terreno e sapendolo afflitto da severi problemi logistici, gli Arabi preferirono rinserrarsi all’interno delle città fortificate evitando accuratamente lo scontro in campo aperto. Si trattò di una scelta che pagò anche se soltanto parzialmente grazie soprattutto all’arretratezza delle macchine d’assedio franche. Questa scelta alla fine ritardò solamente l’inevitabile conclusione che porterà al trattato del 810. D’altra parte l’esercito franco in campo aperto era troppo superiore per le forze arabe abituate più al concetto di razzia e incursione che all’esperienza complessa di una battaglia campale.

Fonti:

alcune voci di Wikipedia

Carlo Magno di A. Barbero

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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