• 10 Giugno 2022 10:19

SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

Le altre vittime della pandemia

La pandemia di Covid19 che nel corso degli ultimi due anni è mezzo ha contagiato secondo i dati ufficiali oltre mezzo miliardo di persone facendo quasi 6,5 milioni di vittime (ma l’OMS ha pubblicato una recente stima che porta ad almeno 15 milioni i decessi collegati direttamente o indirettamente con il Covid) non si è limitata a provocare la più grave crisi sanitaria mondiale dai tempi della cosiddetta “spagnola”.

Ci sono molti altri milioni di “vittime” prodotte dagli effetti collaterali della pandemia e da scelte politiche nazionali e sovranazionali improntate alla ricerca spregiudicata del profitto e a miopi egoismi. SARS-Cov-2 ha esasperato l’ingiustizia del sistema economico globale. Fin dal suo insorgere Covid19 ha mostrato l’inadeguatezza, anche dei paesi più ricchi, di disporre e fornire dispositivi di protezione, come mascherine e guanti, o strumenti salvavita quali respiratori e ventilatori.

Questa impreparazione ha lentamente portato i paesi più ricchi a “nazionalizzare” produzioni che erano state delocalizzate, prevalentemente ma non soltanto in Cina. Questo “rigurgito nazionalista” si è trasferito nella produzione e incetta dei vaccini che ha impedito di estendere un’adeguata protezione a larga parte del mondo incapace di sostenere i costi di acquisto di questi farmaci salva vita.

La principale conseguenza della pandemia sarà l’acuirsi delle già spaventose diseguaglianze economiche e sociali, sia all’interno di paesi ricchi come gli Stati Uniti, che tra i paesi in via di sviluppo. Dal 2020 al 2021 la ricchezza dei miliardari in tutto il mondo è cresciuta di 4400 miliardi di dollari, mentre nello stesso periodo oltre 100 milioni di persone sono finite sotto la soglia di povertà.

Sono state proprio le enormi diseguaglianze di reddito e sociali a fare degli Stati Uniti il paese con il più alto numero di vittime di Covid19 del mondo (un milione di morti). L’assenza della benché minima assistenza sanitaria e al permesso per malattia retribuito ha indotto le fasce più povere ed emarginate della popolazione statunitense a non potersi permettere un test anti-Covid e continuare a lavorare diffondendo il virus o chiedere aiuto quando ormai le condizioni di salute erano compromesse.

E sono sempre i più poveri a subire le conseguenze e gli strascichi della pandemia, soprattutto la perdita del posto di lavoro, concentrata in modo sproporzionato nei settori dei servizi a basso reddito. La crescita delle diseguaglianza non va misurata soltanto in termini di reddito e di posti di lavoro perduto. L’impiego sistematico fatto per quasi due anni della didattica a distanza produrrà soprattutto nei bambini più svantaggiati gravi carenze formative che tenderanno ad accumularsi nell’intero corso di studi, con un incremento intollerabile della dispersione scolastica e della qualità del processo formativo.

Riuscire a produrre rapidamente e distribuire miliardi di dosi di vaccino è stato certamente un successo senza precedenti della scienza, della politica e dell’economia. Nonostante questo non siamo riusciti a fornire ai paesi poveri un numero adeguato di vaccini, a prezzi accessibili, per contrastare la pandemia su un piano globale. I mercati hanno dimostrato ancora una volta che possono risolvere (quando sussiste un’interesse) le carenze produttive per una fiala di vetro o per la fornitura di dispositivi di protezione, ma nulla possono (e vogliono) di fronte alle barriere legali dei diritti di proprietà intellettuale che hanno dato il monopolio agli attuali produttori di vaccini.

Queste società hanno tutto l’interesse a limitare la produzione per mantenere prezzi molte volte superiori ai costi di produzione e generare quindi altissimi profitti. Questo nonostante che la ricerca e lo sviluppo sia stata in misura consistente finanziato da denaro pubblico. La deroga alla proprietà intellettuale dei vaccini permetterebbe a qualsiasi azienda al mondo di produrli pagando una royalty equa. Se questa misura fosse stata adottata già nel gennaio del 2021, probabilmente la situazione pandemica sarebbe stata meno grave e meno varianti sarebbero emerse nel corso di questi ultimi diciotto mesi.

Le risposte alla crisi economica generata dalla pandemia sono state altrettanto diseguali. Se gli Stati Uniti sono stati in grado di spendere l’equivalente di un quarto del loro PIL per sostenere l’economia, i paesi poveri sono riusciti a destinare somme irrilevanti per lo stesso scopo, amplificando quindi le conseguenze indotte da Covid19.

Lo stesso vale per la capacità di generare e sostenere debito pubblico per mitigare gli effetti della pandemia. Non occorre essere indovini per prevedere che saranno le persone più svantaggiate, sia nei paesi ricchi come gli Stati Uniti che nei paesi in via di sviluppo, a subire nei prossimi anni le conseguenze della crisi sanitaria globale.

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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