• 11 Giugno 2022 19:23

SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

Il “linguaggio” degli ippopotami

L’ippopotamo è il terzo grande erbivoro, dopo l’elefante e il rinoceronte, della megafauna africana. Il suo nome deriva dal latino e significa “cavallo di fiume“. Questo bestione che ha una lunghezza testa-corpo da 3,30 a 3,75 metri ed è alto al garrese 1,50 m; pesa da 1,4 a 3 tonnellate (i maschi sono nettamente più grossi delle femmine), ma alcuni esemplari particolarmente grandi possono raggiungere i 3500-4500 kg.

Gli studi più recenti sulle sue origini suggeriscono che ippopotami e cetacei condividano un antenato comune semi-acquatico che si sarebbe differenziato dagli altri Artiodattili circa 60 milioni di anni fa, per poi dar vita, circa 54 milioni di anni fa, a due branche distinte, da una delle quali si evolsero i cetacei e dall’altra gli ippopotami.

Contrariamente ad elefanti e rinoceronti questi poderosi esemplari di animali non sono minacciati di estinzione anche se il loro numero negli ultimi anni è un po’ calato. Proprio per proteggere questi animali è molto utile capire come interagiscono fra loro. In questa prospettiva sono interessanti le conclusioni di uno studio curato dall’università di Saint Etienne, in Francia e pubblicato sulla rivista “Current Biology“.

Animali territoriali e molto rumorosi, gli ippopotami interagiscono tra di loro con un’ampia gamma di versi, alcuni particolarmente potenti, tanto da essere uditi da distanze significative. I ricercatori hanno fatto ascoltare, attraverso appositi altoparlanti, a diversi branchi le registrazioni di questi versi fatti da alcuni ippopotami.

Alcune registrazioni provenivano da membri del gruppo di appartenenza, altre registrazioni da individui di branchi diversi che però condividevano lo stesso tratto di fiume, altre ancora da esemplari di branchi geograficamente molto lontani. In quest’ultimo caso la risposta, a questa sollecitazione sonora, è stata particolarmente inquieta e aggressiva, con diversi tentativi di avvicinarsi all’altoparlante con fare minaccioso.

Questo comportamento fa supporre che gli ippopotami riconoscano i propri simili dalle vocalizzazioni, distinguendo tra animali vicini, con i quali a vario titolo si entra in relazione e animali lontani, del tutto sconosciuti, rispondendo di conseguenza. Il riconoscimento secondo i ricercatori potrebbe addirittura avvenire a livello del singolo individuo, anche se su questo aspetto occorrono dati ancora più solidi per esserne certi.

Quello che invece pare inoppugnabile, in base ai dati raccolti, è che più il branco ascolta i versi, anche di esemplari lontani e sconosciuti, e tanto più, progressivamente ci si abitua e di conseguenza calano le risposte aggressive. Questa evidenza aiuterà il processo di ricollocazione di alcuni individui in zone diverse da quelle d’origine, favorendo una pacifica coesistenza tra il branco e il nuovo membro del gruppo.

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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