• 11 Giugno 2022 21:42

SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

Il batterio più grande del mondo

I batteri sono microrganismi unicellulari, procarioti le cui dimensioni sono solitamente dell’ordine di pochi micrometri, ma possono variare da circa 0,2 μm dei micoplasmi fino a 30 μm di alcune spirochete. Per avere un’idea di cosa stiamo parlando un micrometro ( µm )  equivale a un millesimo di millimetro.

Si tratta quindi di organismi invisibili ad occhio nudo. Il primo ad osservare i batteri con l’antesignano del microscopio moderno, per altro da lui costruito, fu Antoni van Leeuwenhoek nel 1676: non diede loro un nome specifico ma comprese che si trattava di esseri viventi, dato che si muovevano, e li chiamò genericamente animalcula, cioè “piccoli animali”. Solo nel 1838 il naturalista tedesco Christian Gottfried Ehrenberg coniò il termine latino bacterium, ispirandosi al greco βακτήριου, che significa “bastoncino”: il nome gli fu ispirato dalla forma della maggior parte dei batteri osservati.

Recentemente sulle foglie marcescenti delle mangrovie che abbondano nelle Antille francesi è stato scoperto un “gigantesco” batterio che al momento può fregiarsi del titolo di batterio più grande del mondo. Ha una forma filamentosa, lunga circa due centimetri e quindi perfettamente visibile ad occhio nudo, circa 5000 volte più grande di un tipico microrganismo.

Chiamato Thiomargarita magnifica, questo straordinario batterio è stato descritto nello studio “A centimeter-long bacterium with DNA compartmentalized in membrane-bound organelles”, pubblicato in un preprint su bioRxiv a cura della Lawrence Berkeley National Laboratory statunitense, primo autore il microbiologo Jean_Marie Volland.

Costituito da due sacche membranose, una delle quali occupa il 73% del volume totale del corpo del microbo e contiene acqua: sembra essere questa la vera responsabile delle grandi dimensioni di questo batterio. La seconda sacca è ancora più interessante della prima perché contiene il genoma, e il patrimonio genetico di T. magnifica è magnifico almeno quanto lui: conta ben 11 milioni di basi che ospitano circa 11.000 geni. Si tratta di un genoma enorme per un piccolo microbo, dato che i genomi batterici generalmente contano “solo” 4 milioni di basi e circa 3900 geni.

Anche questa caratteristica è peculiare del nostro gigantesco batterio poiché il genoma degli organismi unicellulari fluttua libero nel citoplasma, mentre quello di T. magnifica è racchiuso in questa sacca membranosa ricordando inaspettatamente l’organizzazione strutturale degli eucarioti. Questa caratteristica fa di questo batterio uno dei possibili candidati quale anello mancante tra procarioti ed eucarioti. In altre parole potrebbe essere quella forma intermedia di vita nell’evoluzione delle cellule complesse.

Fonti:

alcune voci di Wikipedia

Le Scienze, maggio 2022, ed. cartacea

antropia.it

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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