• 30 Aprile 2022 16:39

SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

L’incredibile storia dell’acacia del Ténéré

Il deserto del Ténéré è una delle zone più inospitali ed estreme del nostro pianeta. Possiamo considerarla come un deserto all’interno di una regione desertica ancora più estesa, il Sahara. Il Ténéré è è un enorme distesa di sabbia e dune che si estendono dal nord-est del Niger alla parte occidentale del Ciad, per un’area complessiva di oltre 400.000 km², per intenderci quasi una volta e mezza l’Italia. Il nome Ténéré deriva dalla lingua Tuareg e significa “deserto”: allo stesso modo la parola araba per “deserto”, sahara, è stata usata come nome per l’intera regione.

Si tratta di un territorio aridissimo, dove non piove per anni, con temperature che possono raggiungere i 50° centigradi e totalmente priva di vegetazione. Eppure fino al 1973, un singolo albero, alto circa tre metri si ergeva in questa desolata distesa come un faro, tanto da diventare un punto di riferimento essenziale per le carovane di dromedari con le quali le popolazioni Tuareg trasportavano il salgemma dal Mali al Mediterraneo.

L’eccezionalità di questo esemplare di Acacia tortilis era l’assoluta solitudine rispetto ad altri alberi o piante per un raggio di centinaia di chilometri, oltre alla capacità di sopravvivere in una delle zone più ostili della Terra. In questa regione l’acqua è praticamente assente, i pozzi sotterranei rarissimi e separati tra loro da centinaia di chilometri e nel Ténéré si raggiunge il maggior numero di ore di sole all’anno del pianeta (circa 4.000). Queste condizioni non permettono la vita vegetale. Eppure quella solitaria acacia svettava nella sua orgogliosa solitudine.

Si ritiene che l’acacia sia stata l’ultimo esemplare di una piccola popolazione di acacie superstiti sopravvissute da un tempo, non tanto lontano (6000 anni), in cui l’acqua non essendo del tutto scomparsa poteva ancora sostenere alcune forme di vita vegetale. I primi europei ad avvistarlo facevano parte di una spedizione britannica nel 1850 e nel 1876 un tedesco avvistò nuovamente la solitaria acacia.

Dovranno passare quasi trenta anni prima che nel 1907 una colonna di 2500 meharisti (corpi militari montati su dromedari) riesce ad attraversare completamente il Ténéré seguendo la tradizionale via degli azalai, raggiungendo l’albero del Ténéré e incidendo sul tronco la data del suo passaggio: 13 ottobre 1907.

L’albero viene menzionato su tutte le carte geografiche militari più importanti del tempo, rappresentando un prezioso punto di orientamento in quella immensa distesa di sabbia e dune. Nel 1924 un rapporto lo descrive quasi completamente insabbiato. Il comandante degli Affaires Militaires Musulmanes, Michel Lesourd del Service central des affaires sahariennes, vide l’albero il 21 maggio 1939 e così scrisse:

«Bisogna vedere l’albero per convincersi della sua esistenza. Qual è il suo segreto? Come può essere ancora vivo nonostante le moltitudini di cammelli che scalpitano intorno ad esso? Com’è che nel corso dell’azalai non capita mai che un cammello disperso ne mangi le foglie e le spine? Perché i numerosi Tuareg che conducono le carovane del sale non tagliano i suoi rami per farne fuochi per preparare il tè? La sola risposta possibile è che l’albero sia tabù e come tale venga considerato dai carovanieri.»

I soldati francesi scavarono un pozzo nei pressi dell’albero nella speranza di trovare l’acqua a cui l’acacia doveva attingere, ma furono bloccati da uno strato di granito alla profondità di 30 metri che invece le radici dell’acacia avevano facilmente penetrato. Nel 1959 H. Lotte, membro di una missione geografica in un suo rapporto descrive lo stato di salute non buono dell’albero. Era successo che un camion che andava verso Bilma lo aveva investito!

Questo incidente inverosimile purtroppo è il presagio di quello, ancora più inverosimile, che accadrà nel 1973 e che causerà la morte dell’acacia del Ténéré. Contro ogni probabilità statistica, l’unico albero presente nel deserto per centinaia di chilometri verrà investito nuovamente da un autista libico ubriaco.

Era l’8 novembre quando il camion di questo libico ubriaco centrava l’unico albero presente nel nulla, decretandone la fine. Questa pianta che aveva superato le condizioni più estreme e proibitive della Terra si doveva inchinare al “patogeno” più pericoloso del pianeta: l’uomo.

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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