• 22 Giugno 2022 11:17

SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

In un precedente articolo “La guerra franco-longobarda del 773: i piani di invasione” abbiamo passato in rassegna i preparativi di Carlo Magno in vista dell’ormai inevitabile guerra con i Longobardi. Nell’estate del 773, rotti gli indugi, l’esercito franco iniziò la traversata delle Alpi. Si trattò di un’impresa che mise a dura prova le forze di Carlo, secondo il suo biografo Eginardo, fu una “traversata” che costò enorme fatica ai Franchi per superare quella catena di montagne inaccessibili e quelle rocce impervie.

Se il passaggio delle Alpi fu alquanto laborioso e impegnativo, giunti nel fondovalle i Franchi non incontrarono una resistenza particolarmente convinta, grazie anche ad un’audace manovra del loro condottiero. Carlo non attaccò frontalmente i Longobardi che si erano attestati alle Chiuse ma non sappiamo con certezza come, riuscì ad aggirarli. Probabilmente Carlo, nella Bassa Val di Susa imboccò un sentiero, conosciuto in seguito come “sentiero dei Franchi”.

Si trattava di uno dei tracciati che costituiva la via Francigena, secondo la testimonianza del monaco della Novalesa, i Franchi presero a destra per la Val Sangone, e da lì, scesi a Giaveno, risalirono su Avigliana, venendo così a trovarsi alle spalle del nemico.

Sorpreso e disorientato da questa manovra Desiderio, re dei Longobardi e re d’Italia dal 757 al 774, ripiegò precipitosamente in quel di Pavia con gran parte dei suoi uomini, mentre la moglie, il figlio Adelchi e un contingente minore, arretrava fino a Verona. Carlo si trovava nelle stesse condizioni del padre Pipino che a sua volta aveva assediato per pochi giorni Pavia, per abbandonare l’attacco appena conseguiti i suoi obiettivi: recuperare le terre del Papato occupate dai Longobardi e liberare gli ostaggi.

Carlo invece assedierà Pavia per oltre un anno fino al giugno 774, quando Desiderio, allo stremo, dovette capitolare senza condizioni. Vincitore, Carlo s’installò nel palazzo regio e fece distribuire ai suoi guerrieri il tesoro del suocero, che venne obbligato a farsi monaco e rinchiuso nel lontano monastero di Corbie.

Il figlio Adelchi fu costretto a riparare a Costantinopoli dove ricevette il titolo di patrizio e assunse il nome greco di “Teodoto”. Dal 775 animò una serie di congiure, a Roma e a Benevento, e sembra abbia preso parte alla ribellione del duca Tassilone III di Baviera, suo cognato, poi sottomessosi a Carlo nel 787. Carlo dimostrando una grande lungimiranza politica, non incorporerà il Regno Longobardo nel suo nascente impero, decise di mantenerne le strutture amministrative e concesse una larga autonomia, limitandosi a reclamare per se stessi il titolo di “rex longobardarum“.

In quanto ad Adelchi, l’ultimo legittimo erede al trono longobardo, nel 787 dopo aver ricevuto aiuti militari ed economici dall’allora imperatrice bizantina reggente Irene d’Atene, sbarcò in Calabria per cercare di riconquistare il regno perduto. La spedizione si rivelò un clamoroso insuccesso e secondo la tradizioni Adelchi vi trovò la morte, gli storici invece ritengono più verosimile che Adelchi morirà, probabilmente nel 789 a Costantinopoli. Alla sua vicenda si ispirò Alessandro Manzoni per la sua tragedia Adelchi, pubblicata nel 1822.

Fonti;

alcune voci di Wikipedia

Carlo Magno di A. Barbero

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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