• 4 Maggio 2022 22:11

SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

Franchi e Longobardi, una vecchia inimicizia

I rapporti tra Franchi e i loro vicini Longobardi erano pessimi, soprattutto da quanto il Papato, consapevole di non poter più contare sulla protezione dell’Impero bizantino, si era avvicinato ai primi, convertitisi alla religione cristiana sotto il regno di Clodoveo.

Già ai tempi di Carlo Martello, nel 739 papa Gregorio III aveva scritto al maggiordomo di palazzo, trattandolo come un sovrano di fatto e supplicandolo di intervenire contro il re Liutprando che minacciava Roma. In cambio di quell’aiuto, che poi peraltro non si verificò, il papa gli aveva mandato addirittura le chiavi del sepolcro di san Pietro, come ad assegnargli il titolo di “protettore” della Chiesa.

Il salto di qualità nei rapporti con il Papato e conseguentemente nell’ostilità sempre più marcata tra i due popoli si realizzò nel 754 con la consacrazione di Pipino da parte di papa Stefano a Re dei Franchi. Questa volta i Franchi onorarono l’impegno di proteggere la Chiesa dalla pretese longobarde e nell’estate dello stesso anno assediarono re Astolfo in quel di Pavia. Nella primavera del 755 Pipino mosse contro Astolfo, lo affrontò in battaglia alle chiuse (fortificazioni di confine) della Val di Susa e gli inflisse una dura sconfitta. Il re longobardo fuggì a Pavia, che venne assediata.

Tuttavia riuscì a ricevere l’appoggio della nobiltà franca che si opponeva a Pipino e, quindi, ad ottenere condizioni di pace relativamente miti. Nel trattato concluso fra longobardi, franchi e romani (Prima pace di Pavia, giugno 755) Astolfo riconobbe la sovranità franca sul regno longobardo, consegnò alcuni ostaggi e promise di restituire a Bisanzio i territori che gli aveva strappato. Di colpo i Longobardi che grazie alla politica espansionista di Astolfo erano quasi riusciti ad unificare l’intera penisola italiana furono riportati al rango di potentato regionale.

Due anni dopo Astolfo disattesi gli impegni della pace di Pavia si era spinto in armi fino alle porte di Roma, causando un nuovo intervento dei Franchi che costrinsero il re longobardo a consegnare le chiavi di ventidue città fortificate dell’Italia centrale, che Pipino fece deporre solennemente sull’altare di San Pietro in Vaticano.

Quest’ultima umiliante sconfitta trasformò il regno dei Longobardi da potenza regionale a “stato vassallo” dei Franchi e una nuova politica di tolleranza si instaurò tra i due popoli. Questo nuovo clima durò anche quando alla morte di Pipino, subentrarono i due fratelli, Carlo e Carlomanno, entrambi mantennero buoni rapporti con re Desiderio che aveva preso il posto di Astolfo, dopo la sua morte.

La prova che soprattutto Carlomanno fosse in eccellenti rapporti con Desiderio la si evince dal fatto che dopo la sua morte la vedova, i figli e molti seguaci si rifugiarono in Italia. Anche il futuro Carlo Magno aveva però ottimi rapporti con la corte di Pavia, come dimostra il suo matrimonio con la figlia di Desiderio, Ermengarda, nome fittizio che dobbiamo alla penna di Manzoni, ma di cui in realtà non conosciamo il vero nome.

Il Papa non prese bene il rafforzamento dei rapporti tra Franchi e Longobardi, tanto che papa Stefano III scrisse ai re franchi per dolersi della loro decisione: «Che pazzia è mai questa, il vostro nobile popolo franco, luce di tutti i popoli, e la vostra illustre e nobile stirpe regale insozzati dal popolo puzzolente e traditore dei Longobardi, che non ha diritto nemmeno al nome di nazione e dal quale, com’è noto, provengono i lebbrosi?».

Questa alleanza “innaturale” non era destinata però a durare, tra il 772 e il 771, accaddero tre fatti che inasprirono nuovamente i rapporti tra i due regni. Re Desiderio spinse la vedova di Carlomanno a rivendicare i territori “usurpati” dal fratello, Carlo Magno ripudiò la moglie longobarda che ancora non gli aveva dato un figlio e papa Adriano I, da poco eletto al pontificato, scrisse a Carlo riferendo che Roma era più che mai minacciata dai Longobardi, e lo invitò ad onorare il ruolo di protettore dei Romani e della sede della cristianità.

Forse per l’unica volta nel corso della sua vita Carlo cercò una soluzione diplomatica ai venti di guerra che ormai soffiavano impetuosi tra Franchi e Longobardi e cercò di favorire un’intesa tra l’ex suocero e papa Adriano. Propose a quest’ultimo di pagare 14.000 monete d’oro in cambio del ritiro dei Longobardi dai territori occupati. Il Papa però intravedeva la possibilità di respingere, una volta per tutte, le pretese di dominazione dei Longobardi e rifiutò l’accordo.

Carlo, forse suo malgrado, iniziò così a preparare la guerra.

Fonti:

alcune voci di WIkipedia

Carlo Magno di A. Barbero

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

2 commenti su “Franchi e Longobardi, una vecchia inimicizia”

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