• 5 Maggio 2022 23:46

SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

La polemologia è lo studio della guerra e dei fenomeni sociali e politici correlati e lo studioso che analizza ed approfondisce questa tematica prende il nome di “polemologo“. Il nome di questa nuova disciplina fu proposto dal filosofo Gaston Bouthoul, nel 1946 nel suo libro Cent millions de morts.

Il concetto di guerra è però tutt’altro che semplice ed assodato. Ad iniziare dal periodo temporale nel quale possiamo parlare esplicitamente di guerra. In uno studio pubblicato nel 2020 sulla rivista “Paleo“, l’autore Bruno Bolestin, fin dal titolo fa comprendere esattamente la complessità filosofica, lessicale e di contenuto di questa non particolarmente nobile attività umana.

Questa non è guerra (ma ci assomiglia) ci trasporta in pieno dibattito sulla guerra nella preistoria. L’antropologo Boulestin ricostruisce una discussione che va avanti da secoli, da una parte i seguaci di Thomas Hobbes per i quali la guerra è intrinsecamente legata alla natura umana e quelli di Jean Jacques Rousseau per i quali la guerra è comparsa soltanto in una certa fase della storia umana.

Non è questo l’unica motivo di discussione intorno al concetto di guerra. Un secondo aspetto, non meno rilevante è il limite che separa la “semplice” violenza, anche di gruppo, da quel confronto armato che chiamiamo guerra. Secondo alcuni l’ora X della guerra può collocarsi tra la fine delle glaciazioni ed il Neolitico, secondo altri all’inizio dell’era dei metalli.

Sta di fatto che l’idea che la guerra sia nata con i Sumeri è ampiamente superata. Barricarsi dietro il concetto di conflitto moderno con tanto di gerarchie standardizzate, logistica, strategia ed addestramento rischia di essere fuorviante. D’altra parte le controversie semantiche intorno a questo termine abbondano anche nella storia contemporanea. Ed è naturale che sia così dato che una definizione generale ed universalmente riconosciuta della guerra non esiste.

Boulestin nel suo saggio ne censisce oltre un centinaio. L’Organizzazione Mondiale della Sanità preferisce infatti per non rimanere invischiata nella palude della definizione terminologica del concetto di guerra, parlare di conflitto armato. Se è relativamente facile essere d’accordo sul concetto di guerra tra Stati, ovvero organizzazioni politiche ben definite e strutturate, le cose diventano più complesse e sfumate se prendiamo in esame quando i conflitti riguardano due clan, due villaggi o comunque due gruppi etnici e sociali diversi.

Quello che consola parzialmente i polemologi è che neppure il concetto di pace è così assodato e semplice, tanto che spesso si tende a descrivere questa condizione in negativo, ovvero come NON guerra.

Fonte:

Le Scienze, gennaio 2022, ed. cartacea

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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