• 4 Maggio 2022 2:47

SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

La situazione per i nazisti, nel Protettorato di Boemia e Moravia, aveva iniziato a complicarsi fin dall’estate del 1944, quando ormai era evidente che Hitler aveva perso la guerra. Nella popolazione ceca cresceva l’adesione ai movimenti di resistenza e con essa gli attentati alle linee ferroviarie e gli atti di sabotaggio si facevano sempre più frequenti.

Karl Hermann Frank, ministro e rappresentante del Reich, nonché capo supremo delle Ss e della polizia nel Protettorato, aveva reagito inasprendo la repressione. Nonostante questo verso la fine di aprile del 1945 i disordini dilagavano in quasi tutta la Boemia e la Moravia. L’accerchiamento di Berlino da parte dei sovietici e la veloce avanzata da ovest delle truppe anglo-americane erano il segnale che la guerra fosse davvero ormai agli sgoccioli.

Ancora la sera del 30 aprile il ministro Frank parlando alla radio alla popolazione ceca aveva tra l’altro ribadito con forza di non fare affidamento sulla debolezza degli occupanti: “Le armi tedesche sono cariche e centreranno senza sbagliare chi semina il disordine”. Frank in realtà era consapevole che la situazione si era fatta disperata. Il 3 maggio si presenta a Flensburg, sede del governo Donitz e fa mettere a verbale che non è possibile controllare il Protettorato “né militarmente né politicamente“.

Nella notte tra il 4 e il 5 maggio fa ritorno a Praga. La mattina del 5 le sue previsioni si realizzano concretamente i praghesi si riversano nelle strade ed iniziano ad eliminare i segni visibili dell’occupazione tedesca (cartelloni, segnali, bandiere, manifesti). Sugli edifici pubblici viene issata la bandiera ceca e vengono arrestati i responsabili amministrativi tedeschi. Gruppi di dimostranti iniziano a disarmare alcune unità di soldati del Terzo Reich mentre intorno a mezzogiorno violenti scontri si accendono intorno alla sede dell’emittente radiofonica.

Alle 12.33 uno speaker ceco della radio lancia un messaggio di soccorso alla popolazione, è il segnale della rivolta armata generalizzata. Poco dopo le 18 la radio di Praga è in mano agli insorti è il Consiglio Nazionale Ceco, organizzazione che coordina i movimenti di resistenza dal febbraio 1945, con un proclama annuncia di aver assunto il comando della Repubblica cecoslovacca.

Alle 23 i praghesi furono esortati a costruire barricate in ogni angolo della città per respingere l’atteso contrattacco delle truppe tedesche. L’alba del 6 maggio vedrà oltre 1600 barricate erette in tutta la città. Le unità delle SS e della Wermacht inizialmente sorprese dall’insurrezione, sotto il comando del Gruppenführer Carl Friedrich von Pückler-Burghauss, decidono di reprimere la rivolta e già nella tarda serata del 5 chiedono al quartier generale del comandante in capo del gruppo d’armate Centro, feldmaresciallo generale Ferdinand Schörner, di bombardare il centro storico di Praga.

La mattina del 6 maggio reparti combattenti delle Waffen-SS si mossero verso i quartieri periferici di Praga compiendo atroci violenze come quelle di utilizzare i civili come scudi umani. A Flensburg, la notizia dell’insurrezione di Praga arrivò solo la mattina del 6 maggio alle 10. L’ordine del grandammiraglio Donitz è quello di far retrocedere, il più velocemente possibile, il gruppo d’Armate Centro, verso ovest per salvare il maggior numero di soldati. Per velocizzare l’esecuzione di quest’ordine era però decisivo liberare il “nodo” di Praga dal controllo degli insorti.

I combattimenti in città divennero più violenti e ben presto la situazione per i cechi si fece critica. Gli insorti riponevano le loro speranze nella rapida avanzata della III Armata americana al comando del generale Patton che il 6 maggio aveva conquistato Plzeň, nella Boemia occidentale, e dunque si trovava ad appena cento chilometri da Praga.

Quello che i cechi non sapevano però era che in base agli accordi tra anglo-americani e sovietici l’avanzata statunitense si sarebbe dovuta arrestare a circa 70 km da Praga e così avvenne. Quando la situazione stava precipitando gli insorti ebbero un aiuto inaspettato: quello della cosiddetta “Armata Vlasov”, un contingente di volontari russi anticomunisti che prendeva il nome dal tenente generale Andrej Vlasov e che aveva combattuto a fianco della Wermacht nella campagna di Russia.

Il 6 maggio la I divisione Vlasov, 20.000 uomini al comando del generale Sergej Kuzmič Bunjačenko, che era stata trasferita nel Protettorato alla metà di aprile, decise di passare al nemico e intervenire nei combattimenti in favore degli insorti. Il motivo di questo ennesimo “cambio di casacca” da parte di Bunjačenko era probabilmente, quello di evitare di cadere in mano all’Armata Rossa.

La I Divisione Vlasov riuscì a respingere le Waffen-SS da alcuni quartieri di Praga dopo violenti combattimenti. Il Consiglio Nazionale Ceco però non vedeva di buon occhio l’intervento di un contingente armato inviso ai sovietici ed emise un comunicato radio che derubricava l’intervento di Vlasov a “questione interna ai suoi combattenti”. Profondamente irritato Bunjačenko, quando apprese che l’avanzata americana si era arrestata, ordinò alle sue truppe di ritirarsi verso ovest per consegnarsi agli americani.

A Praga rimasero soltanto alcune centinaia di russi che comunque avevano deciso di condividere la sorte dei cechi. In città i combattimenti durarono fino alla mattina dell’8 maggio. Verso le 11 iniziarono, faticosamente, le trattative per un cessate il fuoco tra le forze tedesche ed il Consiglio Nazionale Ceco che si conclusero alle 16 con un accordo che stabiliva il ritiro da Praga di tutte le forze occupanti tedesche attraverso corridoi sicuri.

Nella notte fra l’8 e il 9 maggio, il ministro Frank abbandonò con la famiglia la residenza di servizio in Palazzo Černín e si consegnò agli americani. All’inizio di agosto 1945 fu estradato a Praga e, nel maggio del 1946, dopo essere stato processato, fu impiccato nel cortile del carcere Pankrác. Il 9 maggio l’Armata Rossa faceva il suo ingresso trionfale a Praga accolta da manifestazioni di giubilo dei praghesi.

Dopo la capitolazione tedesca gli americani consegnarono ai sovietici il generale Schorner, comandante del gruppo Armate Centro che nel febbraio del 1952 fu condannato a 25 anni di carcera ma che tornò libero già nel dicembre del 1954. Tutt’altra sorte toccherà a Bunjačenko, anch’egli consegnato dagli americani ai russi, fu giustiziato all’inizio di agosto 1946 insieme al generale Vlasov e ad altri sette comandanti dell’“Esercito di liberazione russa”.

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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