• 25 Maggio 2022 15:11

SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

Il dramma che qui raccontiamo, sinteticamente, avviene nelle ultime giornate del secondo conflitto mondiale. Protagonista è un transatlantico di lusso, nave ammiraglia della compagnia di navigazione Hamburg Südamerikanischen Dampfschifffahrts-Gesellschaft, uscita nel 1927 dai cantieri navali di Amburgo della Blohm+ Voss: la Cap Arcana.

Da metà aprile la nave che aveva subito seri danni nell’ultima traversata per trasportare in Schleswig-Holstein e in Danimarca i soldati feriti e i profughi provenienti dalle province tedesche orientali. si trova all’ancora e non manovrabile nella baia di Lubecca.

Nello stesso periodo Himmler ordina ai comandanti dei campi di concentramento non ancora caduti in mano alle forze nemiche di fare in modo che nessun deportato finisse in mano alla coalizione avversaria. I lager andavano quindi sollecitamente evacuati. Il campo di concentramento di Neuengamme, sorto alla periferia di Amburgo, inizia la sua evacuazione il 20 aprile. Responsabili di questa operazione erano il Gauleiter Karl Kaufmann e il conte Georg-Henning von Bassewitz-Behr, capo della polizia e delle Ss per il Mare del Nord.

Non essendoci altri lager utili dove trasferire i deportati, quest’ultimo propose di utilizzare le navi alla fonda nella baia di Lubecca: Lubecca: oltre alla Cap Arcona, i mercantili Thielbek e Athen. Dal 21 al 26 aprile oltre 9.000 prigionieri furono trasferiti a Lubecca a bordo di treni e camion, ennesima dimostrazione, nonostante il collasso generale della Germania dell’efficienza tedesca. Quindi erano stati trasbordati sulle navi.

Non era chiaro quale fosse il fine ultimo di questo trasferimento. I nazisti volevano eliminarli tout court oppure ritenevano che sarebbero stati gli Alleati a far fuori involontariamente la prova dell’inumanità del regime? Ancora pensavano di utilizzarli come “merce di scambio” nelle trattative per una pace separata con gli anglo-americani?

Il comandante della Cap Arcana, Heinrich Bertram inizialmente si era rifiutato di far salire a bordo i prigionieri ma aveva dovuto cedere quando era stato minacciato di immediata fucilazione. Sulla nave vengono così stipati in condizioni spaventose 6500 deportati. Senza cibo ne acqua, pigiati in spazi angusti e con i cadaveri che si andavano ad ammassare giorno dopo giorno sui ponti, le condizioni della Cap Arcana erano disperate, peggiori anche di quelle del lager di provenienza. Ogni giorno morivano dalle 30 alle 50 persone. Perfino le SS ritennero che fosse meglio trasferire circa 2000 prigionieri a bordo della Thielbeck.

Nel frattempo però gli aerei da ricognizione alleata avevano notato la concentrazione di navi nella baia di Lubecca. Il comando inglese ritenne che potevano essere i mezzi con cui il governo Dönitz e le truppe rimaste fedeli potessero riparare in Norvegia e da lì proseguire la lotta. Così decisero di distruggere quello che restava della flotta tedesca. La Croce Rossa svizzera non riuscì ad avvertire in tempo che le navi alla fonda ospitavano migliaia di deportati.

Così alle 14.30 del 3 maggio 1945 i cacciabombardieri inglesi attaccarono la Cap Arcona e la Thielbek. Le due navi furono centrate diverse volte e finirono rapidamente avvolte dalle fiamme. La Thielbek colò a picco rapidamente mentre la Cap Arcana bruciò lentamente e si inclinò da un lato. Le poche scialuppe di salvataggio e i salvagente furono requisiti dalle SS e dai marinai tedeschi.

Oltre 6600 prigionieri morirono nei roghi delle navi, annegati nelle gelide acque del Baltico o uccise dal fuoco dei soldati tedeschi. Si salvarono soltanto in 450 e per settimane il mare restituì sulla spiaggia di Lubecca i cadaveri di centinaia di uomini e donne, morti a pochi giorni dalla fine della guerra.

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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