• 4 Maggio 2022 12:37

SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

Sono le 18.35 del 30 aprile 1945 quando a Plön, quartier generale del comandante in capo della Marina tedesca, arriva un telegramma che lascia Karl Dönitz sbalordito. Il telegramma è firmato da Martin Bormann e recita testualmente: “Al posto dell’ex Reichsmarschall Göring il Führer ha nominato Voi, signor grandammiraglio, suo successore. Segue delega scritta. Fin da ora potrete decretare misure inerenti all’attuale situazione”.

Nel testo Bormann non informa esplicitamente Dönitz che Adolf Hitler, insieme alla sua compagna Eva Braun, si è tolto la vita da circa tre ore. Il dittatore nazista nel suo testamento politico redatto nella notte tra il 28 e il 29 aprile aveva designato come suo successore, il più fedele tra i suoi generali, l’ammiraglio Karl Dönitz con il titolo di Presidente del Reich e non come Furher e Cancelliere.

Con questo atto formale Hitler faceva fuori definitivamente le aspirazioni di due suoi ex delfini: Goring e Himmler. Hermann Göring, comandante in capo della Luftwaffe, che all’inizio della guerra – nel discorso al Reichstag del 1° settembre 1939 – il dittatore aveva designato come suo successore in caso di morte, aveva cominciato a giocarsi la fiducia di Hitler con l’insuccesso della Battaglia d’Inghilterra per poi squalificarsi completamente agli occhi del despota nazista quando la Luftwaffe aveva perso definitivamente la superiorità nei cieli d’Europa.

Göring è consapevole di essere caduto in disgrazia, tanto che durante il mesto ricevimento per l’ultimo compleanno del Furher, il 20 aprile 1945, dopo poco si dilegua svignandosela nel Sud della Germania, all’improbabile ricerca di un posto più sicuro di una Berlino ormai prossima alla caduta. Tre giorni dopo il maresciallo del Reich si tira definitivamente la zappa sui piedi inviando un telegramma dall’Obersalzberg in cui chiedeva di far entrare in vigore il regolamento per la successione, visto che ormai Hitler era palesemente privo della “libertà di agire”.

Göring sottovaluta ancora la presa di Hitler su quello che resta dell’apparato militare e di partito. Infuriato per questo telegramma che interpreta come un tradimento il Fuhrer lo fa arrestare, mettere agli arresti domiciliari e lo destituisce da ogni incarico.

Anche Heinrich Himmler si gioca la fiducia di Hitler quando questi viene a sapere che il 28 aprile, con la mediazione del vice presidente della Croce Rossa svedese il Reichsführer delle Ss aveva tentato di intavolare trattative con Eisenhower al fine di organizzare una capitolazione delle forze tedesche a ovest. Furente di rabbia Hitler nel suo testamento politico esclude da ogni ruolo anche Himmler bollandolo come un traditore.

La mattina del 30 aprile Bormann informò Dönitz del tentativo di Himmler di arrivare ad una resa con gli Stati Uniti e che il Furher si attendeva un intervento durissimo contro il traditore che si trovava anch’esso dalle parti di Plon. Verso le 15 il grandammiraglio si reca presso la caserma della polizia di Lubecca dove Himmler aveva sistemato il suo quartier generale e gli chiede spiegazioni. Himmler nega che le notizie propalate dalla Reuters siano vere. Si tratta a suo dire di falsi con l’unico obiettivo di suscitare divisioni e sconcerto tra le alte gerarchie naziste.

Non sappiamo se Dönitz gli crede veramente o fa finta di ritenere sufficienti queste spiegazioni. Probabilmente riteneva che un’azione di forza contro Himmler presentasse delle incognite per il numero di SS ancora a sua disposizione. Per capire perché Hitler scelse nell’estremo momento in cui decideva di non sopravvivere alla disfatta nazista il Comandante della Marina tedesca come successore, riportiamo quanto Dönitz dichiarerà durante il processo di Norimberga sul defunto dittatore.

Il Furher era dotato di una personalità poderosa, e di un’intelligenza e di una forza straordinarie, con una cultura a dir poco universale e una natura che trasmetteva energia, e con un’incredibile capacità di suggestione”. Questa fedeltà assoluta era ricambiata da Hitler che trattava con rispetto Dönitz, si rivolgeva a lui sempre con il titolo di grandammiraglio e contrariamente con quanto faceva con altri comandanti e generali tendeva a non intromettersi nella gestione della Marina.

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L’ultimo colloquio tra Hitler e Dönitz avviene il pomeriggio del 21 aprile quando Berlino è già sotto il tiro delle artiglierie sovietiche. All’alba del 22 aprile il grandammiraglio, insieme al suo Stato Maggiore lascia Berlino per recarsi verso il nord ovest del paese. Il convoglio procede lentamente con le strade intasate da colonne di profughi e forze in ritirata dell’esercito tedesco. In questo clima da caduta degli Dei, verso mezzogiorno raggiunge la meta: Plön, una cittadina nello Holstein in cui erano state liberate alcune baracche per ospitare il nuovo quartier generale. In poche ore i radiotelegrafisti della Marina riescono miracolosamente a ristabilire le comunicazioni con tutti i posti di comando del settore nord e con la stessa Berlino.

Ed è grazie a questa ennesima dimostrazione dell’efficienza tedesca che nel tardo pomeriggio del 30 aprile, Dönitz riceve il telegramma che lo nomina successore di Hitler. Quella sera stessa, dopo aver metabolizzato la sorpresa, il nuovo Presidente del Reich convoca da Lubecca Himmler. L’incontro avviene vicino a mezzanotte, Himmler è scortato da sei SS armate fino ai denti.

Secondo le sue memorie Dönitz accoglie l’ex numero due del regime dietro la scrivania con una pistola con il colpo in canna sepolta da alcuni documenti, segno che si aspetta di tutto da Himmler. Ma quando consegna il telegramma ad Himmler questo lo legge e sbianca in volto. Secondo la ricostruzione di Dönitz, pallido in volto, Himmler si alza, fa un piccolo inchino e pronuncia queste parole: ‘Mi permetta di essere il secondo uomo nel suo stato’”.

Il nuovo Presidente del Reich risponderà in modo evasivo a questa offerta, forse per timore che un rifiuto netto causasse una rivolta di Himmler che disponeva ancora di parecchi uomini ai suoi ordini. Per Dönitz era fondamentale assicurarsi il sostegno di quello che rimaneva delle Forze Armate tedesche.

Il 30 aprile, a tarda sera, diede disposizioni al suo aiutante Walter Lüdde-Neurath perché convocasse a Plön, per il giorno successivo, i capi dell’Okw e dello stato maggiore della Wehrmacht, il feldmaresciallo generale Wilhelm Keitel e il colonnello generale Alfred Jodl. Iniziava così l’ultimo e breve vagito del regime nazista, nella mani del successore di Adolf Hitler.

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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